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Rcs, chiuso l’aumento da 421 milioni

Si è chiusa in anticipo l’asta dei diritti rimasti inoptati di Rcs Mediagroup: dopo la partenza in sordina di mercoledì, ieri è stata completata la vendita degli oltre 16 milioni di diritti per la sottoscrizione dell’11,2% del capitale post-aumento. Non è ancora chiaro se sul mercato sia intervenuto un solo acquirente, ipotesi prevalente all’inizio, oppure se lo «shopping» abbia avuto diversi protagonisti. La Consob ha avviato subito il monitoraggio sull’operatività degli intermediari più attivi (quattro) per risalire agli eventuali committenti.

E sempre ieri il consiglio del gruppo guidato da Pietro Scott Jovane si è riunito sui vari temi aperti relativi anche al piano industriale. I lavori, aperti da una commemorazione di Giuseppe Rotelli, l’imprenditore della sanità scomparso nei giorni scorsi che è stato vicepresidente del gruppo e il maggior socio pre-aumento con il 16,6%, sono durati circa quattro ore. Al termine è stata comunicata la cessione del 54,6% della controllata Dada a Orascom del gruppo Sawiris. L’operazione, che rientra fra le dismissioni di attività non core prevista dal business plan, è stata conclusa in anticipo rispetto ai tempi previsti e il closing avrà luogo nei primi giorni di agosto. Il beneficio finanziario per Rcs, incluso il deconsolidamento della posizione finanziaria netta è stimato in circa 58 milioni. Orascom lancerà poi un’Opa sull’intero capitale di Dada.

Non appena chiusa l’asta dei diritti è cominciata la «caccia» ai possibili nomi degli acquirenti, che ha fruttato però solo smentite. Così da ambienti finanziari vicini a Diego Della Valle, socio con l’8,8%, che qualche giorno fa aveva espresso la disponibilità a sottoscrivere l’inoptato, è arrivata l’indicazione che l’imprenditore «non avrebbe mai preso, né ha mai avuto interesse» all’acquisto dei titoli offerti. E hanno fatto sapere di non aver proceduto a investimenti anche Fiat (primo azionista con il 20,1%, quota raddoppiata in aumento), i fondi italiani Investindustrial, Clessidra e Kairos (che ha solo posizioni di trading), i gruppi editoriali internazionali Axel Springer e NewsCorp di Rupert Murdoch.

A questo punto chi ha rilevato i diritti, che ieri sono stati aggiudicati a 2 centesimi, cioè il 35,28% in meno rispetto al prezzo di mercoledì, può esercitarli entro martedì 16 luglio. Dopodiché Rcs potrà depositare presso il registro delle imprese i dati sul capitale definitivo post aumento da 421 milioni (400 di capitale ordinario, 21 di risparmio) e scatteranno i cinque giorni per la comunicazione da parte di chi ha superato il 2% o, se si tratta di fondi che intendono avvalersi della direttiva Ue, il 5%. Per la completa geografia dei soci rilevanti bisognerà dunque attendere il 22-24 luglio. Tempi più stretti potrebbero riguardare i grandi azionisti, dentro e fuori patto, ai quali la Consob ha chiesto informazioni tempestive.

Al momento, dunque, fra azioni sottoscritte da soggetti non dichiarati (per circa il 5-10% del capitale) e potenziale esercizio dei diritti, non è nota la titolarità di circa il 25% del capitale Rcs, che dunque è teoricamente sul mercato visto che non è ora riferibile a soci rilevanti. Per quanto riguarda i diritti, oltre all’ipotesi del «rastrellamento» da parte di uno o più soggetti intenzionati a partecipare alla governance, è anche possibile mettere in conto l’eventuale intervento di intermediari e fondi più o meno speculativi. Intervento che in alcuni casi può concludersi in una presenza relativamente stabile, mentre in altri è anche verosimile pensare, considerata l’esiguità dell’investimento, che gli acquisti siano stati diretti a un veloce trading o che in alcuni casi non si concludano nemmeno con l’esercizio dell’opzione. Eventualità che comunque dovrebbe riguardare quantitativi al più residuali.

Fatto sta che l’aumento da 421 milioni di Rcs è andato in porto e probabilmente non sarà necessario alcun supporto del consorzio di garanzia. I soci riprenderanno a incontrarsi con un patto a fine mese e, forse, anche con un tavolo allargato ai maggiori azionisti non pattisti.

Ieri infine Federico Ghizzoni, numero uno di Unicredit, ha espresso l’augurio che per Rcs l’assetto post-aumento vada nella direzione di avere «azionisti di riferimento e impegnati nel rilancio del gruppo». E su possibili alleanze con l’estero, ha aggiunto: «Non ho dati oggettivi per un commento, ma se serve per far crescere l’azienda, perché no?». E Corrado Passera, ex ministro dello sviluppo economico, ha detto sull’appello di Della Valle al presidente della Repubblica: «Non mi sento di dire che l’Italia è un Paese dove c’è un rischio per la libertà di opinione».

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