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Rcs chiuderà 10 periodici se non li vende entro giugno

MILANO — Brutte notizie per i periodici Rcs, che se non troveranno compratori entro fine giugno saranno chiusi. A parte l’enigmistica, unica a non produrre perdite. La convention dei dirigenti dell’editore (“2015: Imbarco immediato”) ha fatto emergere la decisione, dopo che il cda Rcs non ha ritenuto congrue le due offerte per il blocco di testate su cui si negoziava: i compratori, infatti, avevano chiesto qualche decina di milioni di dote per continuare a pagare i 110 stipendi dei periodici (90 giornalisti). Il pacchetto include A, Visto, Ok Salute, BravaCasa, Yacht & Sail, Novella 2000, Max, l’Europeo, Astra. L’azienda cercherà singoli compratori “rapidi”, ma è un percorso in salita e al contempo a giorni avvierà il confronto sindacale sulle possibili chiusure.
La riunione dei dirigenti è stata contestata dai lavoratori dei periodici, che tra ironie e applausi hanno gridato «vergogna» in coro ai manager. «Una manifestazione corretta e opportuna», ha replicato l’ad Pietro Scott Jovane, con il presidente Angelo Provasoli all’incontro. La dirigenza ha presentato un nuovo assetto organizzativo, che crea l’unico comparto editoriale “Media Publishing” in cui confluiscono quotidiani e periodici, guidato da Alessandro Bompieri (oggi dg di Quotidiani). Il capo dei periodici Matteo Novello prende la guida della nuova unità Sfera, che accorpa le attività per l’infanzia. Il riassetto, che non riguarda Rcs Libri, prevede poi la creazione di una divisione Operation, con gli stabili, le infrastrutture e la gestione fornitori. Quarta divisione sarà la pubblicità. Tali mosse, fulcro con i tagli del piano di rilancio, dovrebbero triplicare la marginalità entro il 2015. Ma tra una settimana toccherà alla trimestrale di gruppo a marzo, atteso Mol negativo e una perdita di un centinaio di milioni.
Il vero cruccio del gruppo che edita il Corriere della Sera però continua a essere l’aumento di capitale, obbligatorio per l’erosione dei minimi legali avvenuta lo scorso giugno e ampliatasi con le perdite successive. La ricapitalizzazione da 400 milioni, al voto assembleare di fine maggio, è a rischio perché un terzo dei presenti potrebbe opporsi; in tal caso l’azienda aprirebbe la procedura concorsuale. Le critiche di tanti soci forti, specie di estrazione industriale come Della Valle, Benetton, Rotelli, Pesenti, Merloni, si concentrano su un riassetto finanziario che privilegia il rimborso di ben 200 milioni ai creditori, e rinegozia il debito futuro (575 milioni) a tassi del 6%. La situazione è delicata, ma pare che le banche azioniste — Intesa Sanpaolo e Mediobanca in primis — siano disposte a rivedere gli estremi del piano siglato tre settimane fa. «Nessuna notizia», ha detto ieri l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni, tra i più freddi sul dossier Rcs. Anche se il tempo scarseggia, tra i creditori la convinzione di non poter ignorare le istanze dei soci industriali cresce. Gli occhi sono puntati sul patron della sanità Giuseppe Rotelli, che con il 16,5% sarà l’ago della bilancia.

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