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Rcs, Cairo al rilancio corsa sul filo di lana con Bonomi e soci

Urbano Cairo non molla la presa su Rcs e si appresta a rilanciare. Nell’ultimo giorno utile, cioè oggi, il cda della Cairo Communication è stato convocato per approvare i nuovi termini dell’offerta su Rcs. Difficile sapere se verrà migliorato solo il concambio azionario o se verrà aggiunta anche una parte di cash, ma alcuni segnali portano a pensare che l’editore di Alessandria voglia solo migliorare il numero di azioni della Cairo che verranno assegnate a chi porterà all’Ops le proprie azioni Rcs. Ora il concambio è fissato a 0,12 azioni Cairo per ogni Rcs e dunque la valorizzazione implicita del titolo di via Solferino è intorno a 0,5 euro, contro un prezzo di mercato che ieri sera ha chiuso a 0,75 euro. Obbligata quindi la mossa di Cairo che deve stringere la forbice tra la sua offerta e lo 0,7 euro della cordata concorrente composta da Andrea Bonomi, Mediobanca, Diego Della Valle, Unipol-Sai e Pirelli. E’ possibile che Cairo si avvicini a un prezzo implicito per Rcs di 0,6 euro e poi conti sul fatto che gli investitori potrebbero sceglierlo perchè più credibile nel portare avanti un piano di ristrutturazione della casa editrice del Corriere e della Gazzetta.
L’estrema cautela nel modificare i termini del concambio derivano dal fatto che Cairo non vuole perdere il controllo del gruppo editoriale che, se vincerà, verrà a formarsi. Più azioni Rcs aderiranno alla sua Ops e più ampio sarà l’aumento di capitale delle azioni Cairo che dovranno essere date in cambio. E, di conseguenza, più ampia sarà la diluizione della propria quota di controllo, al momento al 72% del capitale.
Nel prospetto informativo, Cairo ha scritto che una delle condizioni per procedere alla successiva fusione tra il suo gruppo e la Rcs c’è quella di non perdere il controllo. Tenendo presente che la cordata cordata Bonomi parte da un 22,6% già posseduto che non verrà consegnato all’Ops e che anzi costituirà la base per ottenere altre azioni attraverso l’Opa lanciata a 0,7 euro. Se raggiungerà almeno il 30%, verrà in ogni caso a formarsi una minoranza di blocco che potrebbe essere determinante nelle operazioni straordinarie. Senza contare che anche Bonomi & C. entro venerdì 25 giugno potrebbero di rialzare il proprio prezzo oltre 0,7 euro. La partita si gioca dunque sul filo di lana, tra un editore puro che non dovrebbe, a meno di sorprese dell’ultim’ora, imbarcare altri alleati di peso e che punta tutto sulle proprie capacità di risanamento aziendale messe in campo già in altre occasioni; e una compagine formata da investitori privati, una banca, un’assicurazione, una società industriale e un imprenditore di successo che hanno fiducia nell’opera che sta portando avanti l’attuale cda e che sono pronti a mettere sul piatto nuove risorse per far crescere Rcs. In mezzo ci sono le banche, esposte per 411 milioni, che proprio ieri hanno ridefinito le comdizioni del prestito.

Giovanni Pons

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