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Rcs, in Borsa titolo oltre l’Opa Bonomi

Venerdì il cda valuta la controfferta – Cairo non ritira l’Ops – Il mercato scommette su un possibile rilancio
Il consiglio di Rcs si riunirà venerdì per esaminare la contro-Opa annunciata da Andrea Bonomi insieme a Diego Della Valle, Unipol-Sai, Pirelli e Mediobanca che è anche advisor dell’operazione, oltre che azionista storico e creditore con poco più di 17 milioni di esposizione. L’offerta, come noto, è tutta per contanti a 0,70 euro per azione. La Borsa l’ha già superata il primo giorno, spingendo il titolo in ulteriore rialzo del 3,1% a 0,715, a segnalare che a questo punto il mercato non esclude ulteriori sorprese.
Urbano Cairo non si ritira, ma per ora neppure rilancia. Ieri, l’editore piemontese ha evitato di commentare uscendo da un incontro con i suoi consulenti legali allo studio Bonelli-Erede, cui era presente anche Gaetano Miccichè, presidente di Banca Imi che è advisor finanziario dell’Ops. Tuttavia, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, che fanno riferimento a fonti vicine all’imprenditore, l’Ops «va avanti senza modifiche dei termini previsti» e «sarà il mercato a decidere quale delle due è la più conveniente». Cairo Communication ha chiuso ieri la seduta a 4,4 euro (+1,38%): ai prezzi di Borsa attuali, il concambio proposto di 0,12 azioni Cairo per un’azione Rcs, valorizza quest’ultima 0,528 euro, valore variabile a seconda delle quotazioni di mercato dell’offerente – visto che l’Ops prevede uno scambio “carta contro carta” – ma che a oggi è nettamente più basso dell’offerta prospettata per contanti.
Ad ogni modo, l’Ops di Cairo, completato il vaglio Consob per fine maggio, potrebbe partire a giugno. L’Opa Bonomi segue invece una tempistica successiva. Dall’annuncio di lunedì ci sono venti giorni di tempo per depositare il prospetto, quindi la Consob avrà 15 giorni di tempo (eventualmente prorogabili di altri 15) per autorizzarne la pubblicazione. Potrebbe succedere quindi che prima parta l’Ops e che l’Opa parta invece quando si è già conclusa la prima offerta. Nel caso in cui Cairo rilanciasse su se stesso, migliorando le condizioni di concambio in un’operazione finalizzata alla fusione (cosa che oggi non è) potrebbe riaprirsi la gara tra due offerte di natura differente. L’una, quella di Cairo, che propone di restare investiti scommettendo sulle doti di editore del proponente; l’altra, quella di Bonomi & C., che offre il disinvestimento a un prezzo certo.
Il percorso, comunque, è ancora lungo. Nell’immediato l’appuntamento è a venerdì quando si riunirà il cda Rcs. A logica, parte delle considerazioni fatte sull’Ops si ripeteranno per l’Opa. Anche la controfferta, benchè migliorativa rispetto alla precedente, è infatti per un prezzo inferiore alla media dei target degli analisti che si colloca a 0,81 euro. Nello schema allegato all’annuncio si evidenzia come il prezzo di 70 centesimi messo sul piatto rappresenti un premio rispetto alle quotazioni di Borsa se si risale fino al novembre del 2015, ma sia a sconto rispetto invece alle quotazioni di un anno fa, quando il titolo Rcs nella media delle sedute dal 14 al 31 maggio viaggiava a 1,23 euro.
Altro punto, che è sostanzialmente analogo nelle due offerte, riguarda la condizione verso le banche creditrici, anch’essa rinunciabile in tutto o in parte. Anche nell’Opa Bonomi si chiede infatti alle banche di rinunciare a chiedere il rimborso anticipato dei prestiti in presenza di cambio di controllo. E, analogamente, si chiede una moratoria fino all’assemblea per l’approvazione del bilancio 2017, prevedendo come unico rimborso anticipato i proventi dell’incasso della Libri. Condizione quest’ultima che era stata contestata a Cairo, dal momento che di suo l’azienda ha in piedi un negoziato con le banche creditrici esposte per 423 milioni. Negoziato che nel frattempo è andato avanti. Rcs ha infatti concordato un term sheet che le banche hanno accettato di sottoporre ai rispettivi comitati crediti: due hanno già deliberato favorevolmente, le altre esamineranno la questione nell’arco del prossimo mese. A quanto risulta dalle dichiarazioni rilasciate dal management, comunque, l’accordo dovrebbe prevedere un’estensione della scadenza del finanziamento a fine 2019, nessun legame automatico con un eventuale aumento di capitale della società e il rimborso, alla firma del rifinanziamento, di una linea di credito da 71,6 milioni da ripagare utilizzando solo parte dei proventi derivanti dalla vendita della Libri che dovrebbero aggirarsi intorno al centinaio di milioni.
Da segnalare infine che la Consob sta approfondendo la congruità delle dichiarazioni rilasciate poco più di una settimana fa da Mediobanca che, su sollecitazione della stessa Authority, si qualificava come «destinataria» di eventuali alternative, non escludendo nulla. Ad ogni modo, a quanto risulta, questi accertamenti non avranno conseguenze sull’iter dell’Opa.

Antonella Olivieri

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