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Rcs, aumento di capitale fino a 600 milioni

Con cinque ore di maratona il cda della Rcs sblocca la profonda ristrutturazione volta a garantire la continuità aziendale e trasformare il gruppo editoriale in «multimedia company».
I consiglieri hanno approvato la bozza dei conti 2012, in rosso, la risistemazione di debiti e capitale e il nuovo piano di impresa al 2015. Entro metà aprile un nuovo cda rifilerà i dettagli, ma i numeri quadro ci sono già tutti. L´aspetto prioritario, a sanare il passato, è l´aumento di capitale. Gli advisor di Credit Suisse, presenti ieri, hanno illustrato l´operazione, che avrà un sapore amaro per gli azionisti (solo un 5% circa della società è flottante). Entro luglio andrà conclusa una prima tranche da «almeno 400 milioni – riporta una nota – da realizzarsi mediante raggruppamento delle ordinarie e a un prezzo di sottoscrizione a sconto sul prezzo teorico ex diritto». Tenuto conto dell´esiguità del flottante, e della riduzione del capitale per perdite e del conseguente raggruppamento, «si prevede che l´aumento possa avere un effetto diluitivo assai significativo per gli azionisti che non dovessero aderire». Si mormora di uno sconto eccedente il 50% del prezzo di mercato. Ma diversi azionisti di peso non sembrano convinti da queste premesse, e nutrono riserve sul piano di rilancio preparato dall´ad Pietro Scott Jovane tali per cui potrebbero chiamarsi fuori. I Benetton (5,1%) lo hanno già fatto. Pesenti, Della Valle e Fonsai ci stanno pensando su, senza entusiasmo. E perfino Giuseppe Rotelli, primo socio con oltre il 16% – ma che non partecipa al patto – appare poco propenso a sborsare un centinaio di milioni d´emblée, senza che subentrino novità eclatanti. Chissà che una di queste non possa essere lo scioglimento dell´accordo parasociale, che rende non contendibile l´azienda.
In queste condizioni, il marketing dei banchieri d´affari, più che sul mercato, andrà svolto nelle sedi dei salotti buoni del capitalismo privato; e non sarà una passeggiata, raccontano più osservatori. Senza i primi 400 milioni di ricapitalizzazione, tra l´altro, le banche creditrici di Rcs non sono disponibili a rifinanziare una fetta da 575 milioni del debito (che nel 2012 è sceso di 91 milioni a 846 milioni). Sono in negoziazione tre linee da tre e cinque anni, da ultimare se si troverà l´accordo sui tassi.
L´andamento dei conti del 2012, esaminati in bozza ieri, e dei primi due mesi 2013, «con peggioramento dei trend pubblicitari», ha reso necessarie nuove e più incisive misure: «accelerazione dei progetti nel digitale», che porteranno i ricavi digitali dal 9% del totale (2012) al 21% del 2015; «ulteriori misure di efficientamento» (solo quest´anno per 80 milioni); infine il deconsolidamento di Dada, in data room per la sua cessione. Entro l´anno prossimo, la posizione finanziaria beneficerà di «cessioni di attività non strategiche per circa 250 milioni». La terapia d´urto avrà effetti sui conti 2013: nel primo trimestre è previsto «un risultato in significativa perdita», tra gli effetti negativi del mercato, stagionalità, oneri di ristrutturazione. Quanto ai conti in archiviazione, i ricavi consolidati 2012 sono scesi a 1.598 milioni da 1.860 l´anno prima, il Mol dopo oneri e proventi non ricorrenti è di 1,3 milioni (erano 142 milioni nel 2011). Il risultato del quarto trimestre è previsto «sostanzialmente in parità, prima delle svalutazioni riferite principalmente a Unidad Editorial»; mentre al 30 settembre l´ultima riga di conto era in rosso per 381 milioni. Nel cda di ieri il presidente di Unicredit – e di Axel Springer – Vincenzo Vita ha comunicato le dimissioni da consigliere, a far data dall´assemblea (tra il 16 e il 24 aprile). «Mi ero impegnato con Unicredit a lasciare tutte le altre cariche tranne Axel Springer», ha detto -. Inoltre il cammino di Rcs nella multimedialità fa crescere il potenziale conflitto di interesse tra le sue attività e quelle di Springer».

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