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Rcs, accordo sul nuovo cda. Della Valle esce dal patto

di Antonella Olivieri

Le azioni pesano e si contano: la rivoluzione nel board Rcs passa ai voti. Ha prevalso la linea del rinnovamento portata avanti dal presidente Fiat John Elkann, dal presidente di Mediobanca Renato Pagliaro e dal presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo Giovanni Bazoli. Su un numero complessivo di amministratori fissato in 12, nove in meno dei 21 attuali, due soli sono gli azionisti diretti candidati al cda: Carlo Pesenti e Paolo Merloni, l'ultima generazione delle due famiglie imprenditoriali. Tutti gli altri sono indipendenti, indicati dal gruppo dei grandi soci che ha deciso di fare un passo indietro. La lista comprende, dunque, Luca Garavoglia (presidente Campari), Fulvio Conti (ad Enel), Giuseppe Vita (l'ex ad della casa farmaceutica tedesca Schering), il consulente Roland Berger, il patron di Investindustrial Andrea Bonomi, il figlio di Giorgio Ambrosoli Umberto e il presidente uscente di Rcs Piergaetano Marchetti. Per la presidenza è stato indicato l'ex rettore della Bocconi Angelo Provasoli, che guida la lista di maggioranza. Resta da riempire la casella dell'amministratore delegato, dato che non si è ancora trovato il nome di chi dovrà subentrare all'attuale ad Antonello Perricone. Sono però in corso contatti con due o tre candidati, compreso un manager di provenienza Sky (Laura Cioli), e la scelta sarà effettuata comunque prima dell'assemblea convocata per il prossimo 2 maggio. Non si tratterà comunque di Giorgio Valerio, ex direttore della Quotidiani, sulla cui candidatura non si è riusciti a coagulare il consenso. Non è in discussione invece la direzione del Corriere, affidata a Ferruccio de Bortoli.
Nell'ennesima giornata di lunghe riunioni, il patto del gruppo che edita il Corriere della Sera ha licenziato la lista di maggioranza per il cda del prossimo triennio, con una assoluta maggioranza di indipendenti, sebbene non propriamente di "tecnici" del settore. Una svolta sofferta che è maturata a costo di arrivare alla rottura con Diego Della Valle, sostenitore della rappresentanza diretta degli azionisti in cda, a presidio del proprio investimento. L'imprenditore della Tod's, titolare di una partecipazione del 5,4% che più volte aveva chiesto di arrotondare, se ne è andato sbattendo la porta. Questa volta la sua richiesta, quella di uscire dal patto, è stata accolta all'unanimità.
Alla vigilia dell'incontro di ieri, iniziato alle 8 di mattina, proseguito con una riunione ristretta dei soci minori, e poi riaggiornato in serata per consentire a Elkann di presiedere l'assemblea Fiat, sembrava che il nome di Della Valle sarebbe stato comunque in lista per la riconferma. Ma uscendo dalla maggioranza, e non potendo qualificarsi come indipendente, l'unica opportunità sarebbe quella di entrare come minoranza. A riguardo c'è però un solo posto in consiglio, virtualmente già prenotato dall'imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli che, di suo, conta sull'11% dei diritti di voto e riproporrà la propria candidatura.
Prima del secondo e ultimo round, risoltosi in pochi minuti con la votazione, John Elkann, si era detto fiducioso che si sarebbe arrivati al dunque entro la serata. «Sono convinto che riusciremo a trovare una soluzione entro oggi per avere un consiglio dimezzato, ringiovanito e con amministratori forti, per una governance più adeguata, che risponda alle difficoltà del mondo dei media e della comunicazione e progettare il futuro».
La soluzione è arrivata nella direzione che aveva auspicato e sostenuto fin dall'inizio, insieme a Mediobanca, il presidente Fiat. L'accordo di tutti, invece, come si è visto, questa volta non c'è stato, nonostante gli sforzi di mediazione di Bazoli. «Sono convinto che il Corriere della Sera debba rimanere assolutamente indipendente e rispondere solo ai propri lettori e non a qualche azionista. Se Elkann e Pagliaro hanno idee diverse, farebbero meglio a mettersi il cuore in pace e rendersi conto che i tempi sono cambiati – si è sfogato Della Valle – Bisogna realisticamente prendere atto che nella composizione del patto ci sono due anime: quella di azionisti che, come imprenditori, sono abituati a competere nei mercati cercando di ottenere sempre i risultati migliori per le loro aziende e quella di altri che vivono lontani dalla cultura dell'impresa e preferiscono ottiche di tipo corporativo di vecchia scuola». In serata, la replica di Mediobanca. «Siamo soddisfatti dell'esito odierno in quanto é stato utile delineare una separazione più netta tra proprietà e gestione aziendale ai fini di una maggiore indipendenza e prospettiva di rilancio della stessa – hanno spiegato fonti di Piazzetta Cuccia – è parso a tutti necessario far evolvere la Governance di un'azienda dell'importanza di Rcs verso un assetto più moderno e internazionale evitando istanze personalistiche e favorendo la coesione e la comunanza di obiettivi».

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