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Rc professionale, la corsa alla polizza è ferma al palo

Assicurazione professionale nel caos. A tre mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo di dotarsi di una polizza assicurativa a copertura dei rischi derivanti dall’esercizio della propria attività, i professionisti navigano ancora a vista. Da un lato la maggior parte non sa se il tipo di attività che esercita rientra o meno nelle maglie della norma introdotta dal dpr n. 137/2012. Dall’altro, il rischio è di ritrovarsi in balia delle compagnie che, non essendo vincolate alla stipula del contratto, possono farla da padrone e rifiutare il professionista «rischioso». Sintomatica della situazione è la valanga di richieste di chiarimenti che stanno arrivando sulla scrivania dei consigli nazionali, i quali hanno attivato il servizio faq per dare delle linee guida agli iscritti: oltre 300 in due mesi ne sono arrivate, per esempio, al Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Anche i primi sondaggi degli ordini sui professionisti che si sono dotati di polizza rendono l’idea: risultano assicurati mille periti industriali su 15 mila che esercitano la libera professione, mentre per gli agrotecnici il Collegio nazionale ha stimato «in regola» il 36-40% degli aventi l’obbligo. Insomma, in questa prima fase di rodaggio la normativa sta mostrando tutti i suoi limiti: è stato introdotto l’obbligo e tutto il resto è lasciato al libero mercato. È questo il quadro che emerge da una prima ricognizione di ItaliaOggi Sette sulla rc professionale, entrata in vigore il 13 agosto scorso. Ma vediamo le problematiche principali che stanno affrontando i liberi professionisti e le possibili soluzioni.

Le professioni tecniche. L’incertezza maggiore riguarda le professioni tecniche, data la natura dell’attività e l’elevato numero di specializzazioni. Per molti professionisti risulta difficile trovare una polizza che risponda puntualmente alle proprie esigenze. Per altri non è chiaro invece se l’attività comporti o meno l’obbligo di assicurarsi. Da ultimo, per esempio, il Centro studi del Cni ha risposto ai numerosi quesiti arrivati dai professionisti che svolgono attività di Ctu (consulente tecnico d’ufficio). «Sono arrivate parecchie richieste di chiarimento», afferma il direttore del Centro studi, Massimiliano Pittau, «le problematiche più frequenti riguardano i dipendenti, che evidentemente non sono soggetti all’obbligo, mentre se hanno un rapporto di consulenza con partita Iva allora possono avere l’esigenza di avere una copertura. Detto ciò, la nostra categoria si sta muovendo nei confronti delle istituzioni perché il quadro normativo è deficitario. Le criticità, dal nostro punto di vista, devono essere sanate a livello normativo, tramite decreto ministeriale che definisca alcuni requisiti, come i massimali, le franchigie e via dicendo». «Perciò», continua Pittau, «stiamo mantenendo, anche con le altre professioni tecniche, diversi contatti istituzionali e il dialogo aperto con gli operatori di mercato, con l’obiettivo di organizzare un tavolo comune per rispondere a tutte le problematiche che stanno emergendo». Numerose segnalazioni sono arrivate anche sul tavolo del Consiglio nazionale degli architetti, che ha messo a disposizione degli iscritti delle linee guida per poter definire la propria polizza. «Dobbiamo avviare dei tavoli di lavoro con le compagnie di assicurazione», spiega Pasquale Felicetti, consigliere delegato, «per risolvere tutte le problematiche aperte dall’entrata in vigore della normativa. La prima questione deriva dal fatto che le assicurazioni non sono obbligate ad assumersi il rischio, e con un solo sinistro il professionista si ritrova scoperto e in una situazione di inadeguatezza normativa e deontologica». «Per quanto ci riguarda», continua Felicetti, «abbiamo selezionato, attraverso un avviso pubblico, sulla base di apposite linee guida, due proposte di due compagnie. La nostra intenzione è comunque di non dare un’esclusiva, perciò abbiamo riavviato il processo di selezione con un nuovo avviso che resterà aperto fino all’anno prossimo». Anche i periti industriali avvieranno un servizio faq. «Abbiamo effettuato un sondaggio presso gli iscritti all’albo per valutare le principali criticità emerse in questi mesi non facili di prima applicazione della norma», spiega il presidente del Cnpi, Giampiero Giovannetti, «in particolare i dubbi più frequenti sollevati sono stati quelli relativi all’effettivo obbligo per i professionisti con partita iva che operano all’interno dei grossi studi». Il Collegio nazionale degli agrotecnici, invece, ha stimato, a ottobre scorso, «che siano già in possesso di polizza circa il 36-40% degli aventi l’obbligo, percentuale destinata ad aumentare nei prossimi mesi e al crescere delle attività di verifica e controllo», afferma il presidente del Collegio nazionale, Roberto Orlandi.

Le professioni economico-contabili. Meno problematiche stanno affrontando le professioni economico-contabili. I commercialisti, per esempio, per la maggior parte erano già assicurati prima dell’entrata in vigore dell’obbligo. «Resta qualche perplessità applicativa», commenta Michaela Marcarini, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Milano, «perciò abbiamo istituito un indirizzo mail al quale i colleghi possono inviare tutti i loro quesiti. La domanda più frequente riguarda il giovane che lavora presso uno studio professionale, che può essere soggetto a diverse forme di collaborazione, dal contratto di dipendente a quello con fattura allo studio. In linea di massima l’obbligo assicurativo compete allo studio associato, ma il suggerimento che diamo è di controllare sempre che la polizza dello studio copra anche i collaboratori e che sia specificata la rinuncia alla rivalsa nell’ipotesi che il cliente chieda un risarcimento allo studio». Detto questo, non stiamo incontrando particolari problematiche dato che la gran parte dei professionisti era già assicurato prima dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà».

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