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Rc professionale al countdown. Ma è un obbligo senza le regole

Assicurazione professionale nel caos. Mancano 20 giorni al 13 agosto, quando dovrebbe entrare in vigore l’obbligo, per tutti gli iscritti agli ordini, di dotarsi di una polizza sulla responsabilità civile. Peccato solo che manchino le regole. Per i professionisti, che non sanno ancora a che tipo di sanzioni andranno incontro.

E per le compagnie di assicurazione, che possono benissimo valutare come troppo «rischioso» il profilo del professionista e rifiutarsi di assicurarlo. Insomma, il 14 agosto, se il dpr di riforma delle professioni dovesse entrare in vigore così com’è (ma il Consiglio di stato ha strigliato il ministro della giustizia), saranno pochi i professionisti che sapranno come muoversi. Il tutto perché il decreto al momento non ha previsto un periodo transitorio, che consenta anzitutto di regolamentare la materia, poi ai consigli nazionali di stipulare convenzioni con le compagnie, e infine, non meno importante, ai professionisti di fare una scelta oculata. Un «privilegio» che però al momento toccherà unicamente la categoria dei medici, che invece potranno usufruire di un anno in più per adeguarsi grazie all’approvazione in extremis, alla camera, di un emendamento al decreto che rinvia l’intramoenia (si veda ItaliaOggi del 20 luglio). Tutti gli altri, davanti all’assicuratore, dovranno districarsi in un dedalo di variabili in gioco: dalla specializzazione, dove per ogni professione ce ne possono essere fino a 30, alla franchigia, alla garanzia della retroattività e della copertura postuma della polizza. In questo senso, le convenzioni che verranno stipulate tra ordini e compagnie di assicurazione diventano decisive, perché tutte le clausole «salva-professionista» dovranno essere inserite al loro interno tra le righe. Ma, altro problema, al momento anche i consigli nazionali brancolano nel buio, perché se il decreto 138/2011 dava loro il compito di negoziare le condizioni delle polizze, il dpr mette invece al centro il singolo professionista come contraente. Dall’orientamento finale dipenderanno quindi le modalità delle convenzioni stipulate. Già, perché il business della rc professionale è a nove zeri, se si pensa che un contratto può andare dai 2 mila ai 5 mila euro, i professionisti sono circa 2 milioni, e di questi solo una piccola parte è già assicurata. Questo il quadro poco confortante che emerge dalla ricognizione effettuata da ItaliaOggi Sette. E che fa supporre che dal 14 agosto, per i professionisti, non cambierà proprio nulla. Ma entriamo nel merito.

Le professioni economico-giuridiche. Per i notai il problema assicurazione non si pone. Dal 2006, infatti, è diventata obbligatoria per legge. La polizza collettiva a favore di tutti i notai è stipulata dal Notariato attraverso un bando di gara europeo. Il costo della polizza viene pagato con i contributi annuali versati dai 5 mila notai proporzionali al lavoro di ciascuno all’interno del contributo generale che viene dato annualmente al Consiglio nazionale del notariato per la gestione di tutte le attività. L’assicurazione copre il notaio per tutti i danni professionali derivanti da colpa per un importo massimo di 3 milioni di euro. E il notaio, facoltativamente, può optare per un’assicurazione di importo superiore fino a un valore massimo di 50 milioni di euro. È al lavoro il Consiglio nazionale forense, che ha indetto una gara europea per l’affidamento del servizio di consulenza e brokeraggio. Gli avvocati dovranno infatti assicurare la propria attività in particolare riguardo al rispetto delle scadenze e all’organizzazione d’ufficio. Il consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha già stipulato una polizza convenzionale da due anni e al momento i professionisti che hanno aderito sono oltre 10 mila. «Il professionista deve stare molto attento alla franchigia, alla postuma, alla retroattività e a quali sono le attività comprese nella polizza», spiega il consigliere delegato del Cndcec, Massimo Mellacina. Secondo Marina Calderone, presidente del Cup e dei consulenti del lavoro, «la regolamentazione così com’è non è completa. Bisogna prevedere un meccanismo che obblighi le compagnie ad assicurare anche i professionisti a più elevato rischio». «Noi, come consulenti del lavoro», prosegue Calderone, «abbiamo sopperito a questa lacuna nelle convenzioni stipulate. Poi però il dpr ha lasciato al professionista l’iniziativa, e così è chiaro che in una trattativa privata la forza contrattuale e l’attenzione a tutte le clausole sono più difficili da far emergere».

Le professioni tecniche. Chiedono la proroga gli ingegneri. «Il fatto che dal 13 agosto ci si debba adeguare senza avere chiari i riferimenti normativi rappresenta un’anomalia», afferma il presidente del Cni, Armando Zambrano. «Per quanto ci riguarda stiamo esaminando le proposte che ci sono pervenute da diverse compagnie e questa settimana invieremo agli ordini locali quelle che riteniamo soddisfacenti».

I periti industriali hanno emanato un bando ma «per agosto faremo fatica a essere pronti», afferma il presidente, Giuseppe Jogna. «Chiediamo una proroga perché diversamente gli iscritti corrono il rischio di stipulare polizze capestro non tanto per i costi, quanto per i contenuti. Nel nostro caso, infatti, abbiamo 26 specializzazioni ed è molto difficile trovare il modo di avere una copertura certa. Il professionista dovrà avere la pazienza di attendere la convenzione quadro del consiglio nazionale, nel frattempo il suggerimento è di coprirsi solo per il singolo incarico». Roberto Orlandi, presidente degli agrotecnici, è convinto che «ci vorrà ancora del tempo perché l’obbligo entri in vigore. Così com’è scritta, la norma non va bene. Il governo deve ripristinare la formula prevista dal dl 138, che dava la possibilità ai consigli nazionali di stipulare polizze collettive. È chiaro che se assicuro 2 mila professionisti ottengo un prezzo molto più basso, se invece stipulo una convenzione senza sapere quanti aderiranno le condizioni saranno ben peggiori». Infine, il consiglio dell’ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali ha denunciato come «il professionista», spiega Andrea Sisti, presidente Conaf, «ha l’obbligo di avere un’assicurazione sulla responsabilità civile professionale, ma nulla è definito sull’obbligo delle assicurazioni di contrarre le stesse».

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