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Ravvedimento più caro della Vd

Sarà più onerosa, per gli importi sino a 2 milioni di euro, la sanatoria per i contribuenti che effettuano il ravvedimento sulle somme detenute in Italia rispetto a chi, invece, ha violato le disposizioni sul monitoraggio fiscale. Infatti, ai fini della integrazione dei diversi periodi di imposta, non è prevista alcuna forma di forfetizzazione ma esclusivamente la riduzione delle sanzioni.

Oltre alla necessità di dover versare le somme dovute in una unica soluzione e senza compensazioni. Tutto questo, potrebbe di fatto ridurre l’appeal della sanatoria di specie che, in linea di principio, rappresenta comunque una possibilità di «sistemazione» delle potenziali pendenze tributarie con importanti riflessi nell’ambito penale.

Sono queste le osservazioni che possono essere formulate ad una prima lettura delle disposizioni contenute nell’articolo 5 octies di quello che dovrebbe essere il provvedimento «sostitutivo» della prima versione della voluntary disclosure. Infatti, nella nuova versione, oltre alla disclosure rivista e corretta, trova spazio anche l’istituto del ravvedimento speciale per l’integrazione degli imponibili.

Il presupposto per la sanatoria. Va subito detto che il meccanismo in questione ricorda, nella sostanza, l’articolo 8 della legge n. 289 del 2002 seppure con alcune profonde differenze. Di base, infatti, è prevista la possibilità di integrare le dichiarazioni ovvero presentare per la prima volta la dichiarazione ai fini dei diversi tributi con conseguente integrazione del reddito ovvero indicazione del reddito non dichiarato. Posto che l’integrazione di specie è prevista anche ai fini IRAP, IVA e per la sanatoria delle violazioni commesse dai sostituti di imposta. La norma regola il presupposto di accesso a tale procedura che è quello di non aver commesso violazioni al regime dichiarativo del monitoraggio fiscale, per effetto del richiamo all’articolo 4, comma 1, del dl 167 del 1990. Tali violazioni, infatti, rientrano nell’ambito della voluntary. Di fatto, il ragionamento del legislatore è quello di voler equiparare i soggetti che, non dichiarando redditi o patrimoni hanno «esportato» tali somme in violazione delle disposizioni sul monitoraggio rispetto a coloro che hanno seguito lo stesso comportamento ma non hanno effettuato trasferimenti all’estero. Il che, evidentemente, rende possibile anche un mix delle sanatorie laddove ovviamente siano state commesse entrambe le tipologie di violazione.

Gli aspetti operativi. Da un punto di vista operativo immediato la sanatoria speciale è molto semplice: si presentano le dichiarazioni relative ai periodi di imposta ancora accertabili integrando o dichiarando per la prima volta i redditi (ovvero le altre casistiche ai fini Iva, Irap e anche contributive) pagando le imposte dovute in relazione alle regole vigenti nel corrispondente periodo di imposta e ottenendo uno sconto sulle sanzioni che sono dovute nella misura di un ottavo del minimo edittale nonché provvedendo al pagamento degli interessi. Tutto questo deve avvenire entro il 30 settembre 2015 senza che il debito complessivo possa essere oggetto di compensazione con eventuali crediti di imposta a disposizione e versando in una unica soluzione. I vantaggi derivanti dalla sanatoria sono eminentemente quelli di natura penale, sia in termini di esclusione della punibilità per alcuni reati (in particolare infedele ed omessa dichiarazione nonché omesso versamento di ritenute e Iva) nonché in termini di attenuante per altre tipologie di reati (quali la dichiarazione fraudolenta nelle due diverse ipotesi degli articoli 2 e 3 del dlgs n. 74 del 2000).

Da un punto di vista amministrativo-tributario devono essere formulate alcune osservazioni :

– in primo luogo non si assiste a nessun tipo di contrazione dei termini di accertamento del periodo di imposta integrato. Si dice, invece, che dal momento dell’integrazione decorre il termine di accertamento nonché di liquidazione dell’imposta;

– in secondo luogo, non viene fornita alcuna franchigia protettiva ulteriore ai fini dell’accertamento fermo restando che, naturalmente, sino a concorrenza dell’integrato o del dichiarato, nessuna contestazione potrà essere evidentemente formulata;

– la riduzione delle sanzioni, in termini di importo, è analoga a quella ordinaria prevista dall’articolo 13 del dlgs n. 472 del 1997 e, in termini quantitativi, dovrà essere confrontata con quanto previsto nell’ambito dei diversi istituti deflattivi. Posto che la sanzione di riferimento dovrebbe essere quella prevista per l’infedele dichiarazione, ogni 1.000 euro di imposta dovuta in base alla integrazione, la sanzione sarà pari a 125 euro. A fronte di un accertamento dell’agenzia delle entrate per lo stesso importo, la definizione immediata costerebbe 167 euro di sanzioni con, però, la possibilità di rateazione delle somme complessivamente dovute;

– non vi è alcun meccanismo di forfetizzazione analogo alla voluntary. La norma sulla sanatoria delle violazioni al monitoraggio fiscale prevede infatti che, per i patrimoni finanziari sino a 2 milioni di euro, si calcoli un rendimento del 5% sul valore complessivo della consistenza di fine anno e con una aliquota di imposta del 20%. Posto che il riferimento al 20% potrebbe essere frutto di un errore derivante dalla parificazione con la tassazione delle rendite che dal prossimo 1 luglio passerà al 26%, è evidente che nella stessa situazione, ma con patrimonio finanziario (che si presume analogamente come reddito non tassato) non «espatriato» la tassazione è decisamente più elevata.

A un primo esame, e fatta salva l’ipotesi di ulteriori correzioni, la maggiore convenienza riguarda l’aspetto penale il che, evidentemente, non è di poca rilevanza mentre, da un punto di vista amministrativo, l’appeal della sanatoria resta appeso ad un calcolo di effettivo vantaggio finanziario.

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