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Ravvedimenti errati, rimedio cercasi

di Riccardo Giorgetti e Benedetto Santacroce

Ravvedimento operoso sotto esame alla ricerca di un orientamento che definisca, una volta per tutte, le regole di validità. Sia la Cassazione sia le Entrate hanno affrontato l'argomento delineando le modalità di effettuazione del pagamento agevolato (articolo 13 del decreto legislativo 472/97).

Con l'ordinanza 12661 del 9 giugno scorso la Cassazione ha stabilito che nel caso in cui l'importo della sanzione (ridotta) non corrisponda a quanto effettivamente dovuto, il ravvedimento non può considerarsi valido: l'Ufficio potrà richiedere al contribuente il pagamento della sanzione piena determinato sull'intero ammontare. L'orientamento restrittivo dei giudici di legittimità ribalta le conclusioni a cui erano giunti i giudici regionali per un contenzioso sorto sulla validità di un ravvedimento effettuato da una società di persone che però aveva sbagliato l'importo della sanzione dovuta.

Secondo la Cassazione il versamento della sanzione, nella prevista misura ridotta, costituisce, insieme al requisito della "contestualità", la condizione per il perfezionamento dell'istituto. Ciò trova conferma nel tenore letterale del comma 2 dell'articolo 13 il quale prevede che il pagamento della sanzione ridotta «deve» essere eseguito contestualmente con il tributo. Per perfezionare la regolarizzazione il contribuente deve versare contestualmente l'imposta, gli interessi e la sanzione, quest'ultimi determinati in modo conforme alla normativa.

Con la risoluzione 67/E del 23 giugno scorso l'agenzia delle Entrate ha distinto tra la «rateizzazione delle somme da ravvedimento» e il «ravvedimento parziale». La prima (rateizzazione) non è consentita in quanto non è ammissibile che il ravvedimento dell'intera violazione si possa perfezionare con il pagamento della sola "prima rata". Al contrario, riconosce la validità del ravvedimento "parziale" del dovuto a condizione che il contribuente versi «contestualmente» gli interessi e la sanzione commisurati alla frazione del debito d'imposta versato tardivamente. In ogni caso, anche per questi ravvedimenti permane il limite all'effettuazione rappresentato dall'inizio di controlli fiscali o dallo scadere del termine per la regolarizzazione.

Ipotizzando il mancato versamento dell'acconto Irpef pari a 100, secondo le Entrate si può effettuare il versamento della somma anche in momenti temporali diversi ma, comunque, entro il 30 settembre dell'anno successivo (termine di presentazione della dichiarazione successiva a quella relativa al periodo d'imposta da correggere) e fintantoché non sia stata constatata la violazione. Si può scegliere di versare 50 calcolando i corrispondenti interessi e sanzione ridotta. Questo primo versamento non consente "di diritto" la definizione agevolata anche al restante importo: ciò potrà avvenire solo se si provvede al pagamento degli ulteriori 50 entro il 30 settembre corrispondendo contestualmente e correttamente gli interessi e la sanzione dovuta.

La lettura combinata della decisione della Cassazione con la risoluzione potrebbe far nascere nuovi spunti di riflessione sulla non validità "assoluta" del ravvedimento nell'ipotesi di non corretto versamento della sanzione e/o degli interessi. Alla luce della nuova possibilità del ravvedimento scaglionato, dal disconoscimento totale si potrebbe passare a quello parziale, corrispondente alla parte di imposta non coperta dall'errore commesso sulla sanzione e/o sugli interessi.

 

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