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Rating «prestato» alle Pmi

«Prima scontavo le fatture al 5%, ora siamo scesi al 2%. E in un anno sono bei soldi, migliaia di euro che alla fine ci ritroviamo».
Questa mattina Giuseppe Bellotti è di buonumore. Ha appena terminato i primi conteggi con la banca e si è reso conto che in effetti il credito di filiera per lui funziona. Il piccolo artigiano con 18 addetti, «che prima bussava alla banca con le orecchie basse», è tra i beneficiari dell’accordo siglato tra Confindustria Bergamo e Ubi-Banca Popolare di Bergamo per agevolare l’accesso al credito di una serie di piccoli fornitori considerati strategici sul territorio.
Il punto di partenza è un cluster di aziende leader, dunque mediamente solide, strutturate e orientate ai mercati esteri. Imprese che all’interno di un plafond di 20 milioni di euro possono selezionare alcuni fornitori chiave mettendo loro a disposizione il proprio merito di credito e in ultima analisi il proprio rating, in modo da garantire condizioni di finanziamento per periodi più lunghi e a condizioni economiche più vantaggiose. Per le Pmi le agevolazioni riguardano la cessione del credito e i finanziamenti chirografari con la cessione dei flussi commerciali.
A scegliere Bellotti è stata Acerbis, azienda da 260 addetti e 60 milioni di ricavi, per l’80% legati all’export. «Con i fornitori in genere c’è un rapporto conflittuale e normalmente li teniamo un po’ per il “cravattino” – spiega il titolare Franco Acerbis – ma io penso che fidelizzazione e partnership siano invece valori da recuperare. Ai nostri fornitori vogliamo dare un orizzonte e credo sia giusto anche rendere meno teorico il concetto di aggregazione: fare squadra è un’espressione da calare nella realtà, deve dare risultati concreti, come accade in questo caso dove in un certo senso avviene un processo di socializzazione».
«Partnership che in questo caso si traduce da un lato in risparmi veri – aggiunge il responsabile credito di Confindustria Bergamo Claudio Gervasoni – e dall’altro in maggiori certezze per la filiera. I leader capiscono che se entrano in crisi i fornitori cruciali i problemi arrivano anche per loro, ecco perché immaginiamo di estendere a breve questa iniziativa».
Il successo dell’idea è legato ai benefici possibili lungo l’intera filiera produttiva. Dal lato dei “big”, che non sostengono alcun costo, il vantaggio immediato è la stabilizzazione a monte del proprio fornitore attraverso il miglioramento della sua posizione finanziaria. Spesso, infatti, è proprio la crisi dei fornitori a creare le difficoltà maggiori, imponendo alle aziende esportatrici la ricerca di altri partner, magari all’estero, con incognite non banali sui costi, sulla qualità e sull’affidabilità. Dal lato della Pmi il vantaggio è invece diretto, perché sfruttando il credito di filiera può smobilizzare le proprie fatture presenti e future a costi limitati.
«Sul plafond da 20 milioni di euro – spiega Luca Gotti di Ubi-Banca Popolare di Bergamo – grazie a questa iniziativa stimiamo per le aziende risparmi nell’ordine dei 300mila euro all’anno. Il meccanismo è semplice e per noi in fondo la migliore garanzia è proprio la presenza dei “campioni”, clienti solidi che sviluppano transazioni reali a tutela dei crediti: avere la certezza di una commessa rende evidentemente il fornitore per definizione più affidabile».
Il primo gruppo di leader sul territorio di Bergamo è composto da 10 aziende in prevalenza legate all’area metalmccanica ma altrettante sono le imprese che hanno già chiesto di entrare a far parte dell’iniziativa, aperta anche ai non iscritti a Confindustria Bergamo.
«Visto che scrive – osserva il fornitore Bellotti congedandoci – caldeggi questa iniziativa, sono un piccolo artigiano che lavora con le proprie mani e vedo che cambia il vento: adesso il credito ci viene offerto, non siamo più noi a dovere inseguire la banca».

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