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Rating di legalità alle aziende: nuovi spazi per le consulenze

Il rating di legalità piace sempre di più alle imprese. È in aumento da anni, infatti, il numero delle domande indirizzate all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per ottenere le “stellette” che – dal 2012 – misurano il rispetto di una serie di parametri di legalità da parte delle imprese. E crescono quindi anche le possibilità di collaborazione e assistenza da parte dei professionisti: non solo per preparare l’istanza base (che l’impresa può anche presentare da sola), ma soprattutto per aiutare le aziende a implementare percorsi formativi e organizzativi che permettano di raggiungere i livelli avanzati del rating (che va da una a tre stellette) per massimizzare i vantaggi, oltre che in termini di reputazione, anche nell’accesso al credito bancario e nella partecipazione agli appalti pubblici.

La fotografia

In base agli ultimi dati diffusi dalla stessa Authority, i procedimenti conclusi l’anno scorso in materia di rating di legalità sono stati 4.108, il 6% in più dei 3.887 del 2018 e quasi il 30% in più dei 3.176 del 2017. Il trend sta proseguendo anche quest’anno: al 30 settembre scorso sono stati già conclusi 3.592 procedimenti. La durata del rating è di due anni ma le imprese possono chiederne il rinnovo.

Dal punto di vista dimensionale, il rating può essere chiesto se si ha un fatturato minimo di due milioni di euro. La maggior parte delle domande arriva dalle imprese di media grandezza che fatturano dai due a 5 milioni di euro (40%) e da 5 a 15 (29%), mentre meno del 5% delle istanze giunge da imprese con fatturati sopra i 100milioni. Il 37% opera nell’industria manifatturiera, il 18% nell’edilizia e il 13% nel commercio.

Oggi sono 8.653 le imprese dotate di rating di legalità. E ora, dopo le modifiche al regolamento attuativo varate dall’Autorità e in vigore dal 20 ottobre scorso, la platea dei potenziali interessati potrebbe estendersi anche ad associazioni, fondazioni e comitati che esercitano attività d’impresa anche in modo non prevalente.

I vantaggi

Benefici nell’accesso al credito, nella partecipazione a gare e appalti pubblici e nella concessione dei finanziamenti. Sono questi i principali vantaggi (oltre a una migliore reputazione sul mercato) di cui possono godere le aziende che si dotano del rating di legalità.

Secondo la relazione dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, più della metà delle imprese (il 55%) ha dichiarato infatti di partecipare ad appalti, mentre dalla rilevazione della Banca d’Italia emerge che, nel 2019, le imprese finanziate dal sistema bancario che hanno ottenuto benefici grazie al rating sono salite a 5.263, confermando un trend in forte crescita: il numero è infatti quasi triplicato rispetto al 2017, quando le aziende con rating che avevano goduto di benefici creditizi erano state 1.781, mentre l’aumento rispetto al 2018 è stato del 56% (3.380 aziende).

I vantaggi maggiori consistono in tempi di istruttoria ridotti e in migliori condizioni economiche, sia in fase di accesso che di rinegoziazione del finanziamento. In totale le imprese con rating che nel 2019 hanno ottenuto finanziamenti bancari sono state 9.099 (il numero è più alto di quello delle imprese con rating perché la stessa azienda può cumulare più benefici) ma il 42%, e cioè 3.800 imprese, non ha goduto dei vantaggi derivanti dal rating soprattutto perché il possesso del titolo non è stato dichiarato dall’impresa (2.345 casi).

L’aiuto legale

Le domande per ottenere il rating di legalità, dall’anno scorso, si presentano per via telematica tramite la piattaforma messa a disposizione dall’Autorità Antitrust, con un iter semplificato rispetto al passato. Ma «la disciplina di riferimento è complessa, con caratteristiche non sempre semplici da interpretare», spiega Valerio Cosimo Romano, avvocato dello studio internazionale Cleary Gottlieb. «Occorre in prima battuta verificare che l’impresa, da un lato, abbia i requisiti previsti dalla legge per fare domanda e ottenere il rating di base e, dall’altro, che non ricorrano cause ostative al rilascio».

Inoltre, «l’aiuto del legale è utile – prosegue Romano – perché non si tratta solo di compilare la domanda ma soprattutto di rendere l’impresa idonea a ottenere un livello alto di rating. Questo può implicare, ad esempio, l’adesione a protocolli di legalità contro le infiltrazioni della criminalità organizzata o la revisione dei contratti per inserire clausole di mediazione».

«Per il legale – conferma Alessandro Bardanzellu, socio del dipartimento Antitrust di Pedersoli Studio Legale, con uffici a Milano, Torino e Roma – si t ratta di un accompagnamento professionale che va oltre il supporto nella preparazione dell’istanza di rating. La parte più interessante è il lavoro formativo e organizzativo interno all’azienda, finalizzato all’ottenimento di più stellette per il quale serve ad esempio l’adozione di modelli 231 o di prevenzione della corruzione, l’iscrizione alle white list, l’adesione a codici di regolamentazione di categoria». «Il rating di legalità – conclude Bardanzellu – è molto appetibile per le aziende sia per la partecipazione a gare d’appalto che per l’accesso al credito».

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