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Il rating d’impresa ineludibile

Rating di impresa obbligatorio per qualificarsi alle gare di appalto di contratti pubblici; rating di legalità considerato elemento premiale, così come l’assenza di iscrizione di riserve; penalizzate le imprese soccombenti e condannate alle spese per lite temeraria o per inammissibilità del ricorso; valutata positivamente la regolarità contributiva e il pagamento entro 30 giorni dei subappaltatori; attenzione anche al patrimonio netto e al rapporto costo del personale/fatturato. Sono questi alcuni degli elementi sui quali l’Anac sta impostando le linee guida sul rating di impresa, di cui venerdì è stato pubblicato il documento di consultazione (osservazioni sul sito Anac entro il 27 giugno), insieme ad altri due sull’esclusione per grave illecito professionale e sul monitoraggio sulla permanenza, in capo all’operatore economico di un PPP, del cosiddetto rischio di domanda. Nel documento di consultazione viene formulata una proposta, attuativa dell’articolo 83, comma 10 del decreto 50/2016, che parte dal principio che il rating di impresa, necessario per la qualificazione agli appalti di lavori, deve valere anche per gli appalti di forniture e di servizi e anche per le imprese straniere che partecipano ad appalti in Italia. L’Anac parte dalla scelta di attribuire un unico punteggio finale «che sintetizzi in un dato numerico tutte le informazioni che lo compongono», attraverso il metodo della «somma ponderata». Saranno presi in considerazione, nell’ipotesi formulata da Anac, sia elementi positivi, sia elementi negativi con un evidente spinta all’adozione di modelli di prevenzione degli illeciti (es. legge 231/01). Fondamentali, nell’attribuzione dei punteggi, i requisiti reputazionali sul comportamento dell’impresa che l’Anac precisa, opportunamente, che non dovranno essere influenzati da valutazioni discrezionali delle stazioni appaltanti. Conteranno quindi gli indici espressivi della capacità strutturale dell’impresa, diversi da quelli utilizzati nella qualificazione, ma che hanno un riflesso sulla performance e affidabilità, esempio il patrimonio netto e il rapporto fra costo del personale e fatturato. Altro elemento sarà il rispetto dei tempi e dei costi previsti per l’esecuzione, con una premialità per la consegna senza iscrizione di riserve. Verrà valutata anche l’incidenza del contenzioso sia in sede di partecipazione alle gare sia di esecuzione dei contratti. In questi casi si penalizzerà chi è stato condannato per lite temeraria e per inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione attiva, mentre non si considereranno le soccombenze in caso di precontenzioso vincolante presso l’Anac. Il rating di legalità (opzionale per le imprese con fatturati oltre 2 milioni), rilevato dall’Anac in collaborazione con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sarà elemento premiale ai fini dell’attribuzione del rating di impresa. La regolarità contributiva, compresi i versamenti alle casse edili, valutata con riferimento ai tre anni precedenti, varrà come elemento premiale; invece l’irregolarità, anche se non definitivamente accertata, rileverà come penalità. Un’attenzione particolare anche alle misure sanzionatorie amministrative per i casi di omessa o tardiva denuncia obbligatoria delle richieste estorsive e corruttive da parte delle imprese titolari di contratti pubblici, comprese le imprese subappaltatrici e le imprese fornitrici di materiali, opere e servizi. L’Anac ipotizza anche che il rating di impresa possa essere utilizzato «come criterio di preferenza» per la scelta degli offerenti nelle procedure ristrette, nel dialogo competitivo e nel partenariato per l’innovazione (e quando si limita il numero dei candidati invitati a presentare offerta, cosiddetta forcella). Per l’Autorità, inoltre, potrebbe essere valutato positivamente il fatto che l’impresa paghi entro 30 giorni i subappaltatori.

Andrea Mascolini

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