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Rating di legalità per l’azienda

Finanziamenti pubblici e accesso al credito bancario più facili per le imprese che hanno il rating di legalità. Nel primo caso la p.a. potrà scegliere se premiare le aziende in possesso del «bollino» con una riserva esclusiva su parte dei fondi a disposizione, con un punteggio extra o con una corsia preferenziale in graduatoria. Le banche invece dovranno dotarsi di procedure interne per disciplinare l’utilizzo del rating e i suoi riflessi sull’istruttoria. Ogni istituto potrà fare da sé, ma laddove decidesse di ignorare il rating dovrà informarne la Banca d’Italia: ciascuna banca dovrà trasmettere entro il 30 aprile di ogni anno una dettagliata relazione sui casi in cui il rating di legalità non è stato tenuto in considerazione nella trattativa sulle condizioni economiche del prestito. È quanto prevede lo schema di decreto interministeriale Economia-Sviluppo economico che dà attuazione all’articolo 5-ter del dl n. 1/2012. Tale norma ha introdotto l’istituto del rating di legalità, reso operativo nel novembre scorso da una delibera dell’Agcm. Spetta però a Mef e Mse stabilire come, in concreto, questa certificazione produce vantaggi per le aziende che ne sono titolari. La bozza di decreto ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato. La sezione consultiva per gli atti normativi, presieduta dall’ex ministro Franco Frattini, ha comunque mosso ai due dicasteri alcuni rilievi. Il decreto ha il compito di fissare le modalità con le quali si deve «tener conto» del rating di legalità in sede di concessione di finanziamenti da parte di p.a. e banche. In primo luogo vengono riepilogati i requisiti base per poter avvalersi dell’istituto: l’impresa che chiede il rating deve avere sede operativa in Italia (quindi può trattarsi pure di una società estera che opera sul territorio nazionale), deve aver raggiunto nell’ultimo esercizio un fatturato minimo di 2 milioni di euro e deve essere iscritta al Registro imprese da almeno due anni. Ribadite queste pre-condizioni, in linea con quelle già previste sia dalla legge sia dall’Antitrust, il decreto puntualizza che l’impresa in possesso del rating va incontro a semplificazioni amministrative nei confronti degli enti pubblici cui si richiedono i finanziamenti, fermi restando gli obblighi della disciplina antimafia. La bozza di decreto stabilisce che i provvedimenti amministrativi di concessione dei finanziamenti devono prevedere, in favore dei soggetti in possesso del rating di legalità, uno dei tre sistemi di premialità: preferenza in graduatoria, attribuzione di punteggio aggiuntivo o riserva di quota delle risorse finanziarie allocate. Per i consiglieri di Stato, però, tale scelta è «palesemente incongrua»: nel rispetto dei criteri di trasparenza amministrativa, i vantaggi operativi devono essere esplicitati già nel bando che mette a disposizione i fondi, non nella decisione finale. Le p.a. dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto, che secondo palazzo Spada sarà applicabile in tutta Italia, incluse quindi regioni e province dotate di autonomia speciale. Per quanto riguarda i finanziamenti privati, ossia quelli erogati dalle banche, si prevede una «riduzione dei tempi e dei costi del processo di istruttoria».

Ogni istituto di credito dovrà varare procedure ad hoc. Naturalmente l’impresa richiedente dovrà rendere noto il rating di legalità alla banca, impegnandosi pure a comunicare tempestivamente l’eventuale downgrade o la revoca da parte dell’Antitrust. Bankitalia avrà compiti di monitoraggio e pubblicherà annualmente le statistiche sui casi di mancata considerazione del rating nella concessione dei prestiti da parte del sistema bancario.

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