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Rating, chiesto il giudizio per S&P e Fitch

Finale a “sorpresa” per l’inchiesta sulle agenzie di rating: esce Moody’s, per cui la procura ha chiesto il decreto di archiviazione, e rimangono Fitch e Standard & Poor’s accusati dal Pm, Michele Ruggiero, di market abuse. L’inchiesta tranese taglia dunque fuori la prima delle tre agenzie ad essere stata indagata (da maggio 2010) con l’accusa di manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata. La richiesta di giudizio per S&P e Fitch va ora all’esame del Gip e sapremo quasi sicuramente a gennaio prossimo il destino processuale dei dipendenti apicali delle due agenzie coinvolte: 5 di S&P (il presidente mondiale, Deven Sharma, e il responsabile per l’Europa, Yann Le Pallec, e gli analisti senior del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer) accusati di aver posto in essere, tra maggio 2011 e gennaio 2012, una serie di artifici nell’elaborazione e diffusione dei rating sul debito sovrano italiano. E due di Fitch (David Michael Willmoth Riley, capo rating a Londra ed Alessandro Settepanni, senior director per il rating a Milano), accusati dello stesso reato.
Dunque dopo il deposito delle memorie difensive solo la posizione di Moody’s è cambiata, se Ruggiero ha chiesto l’archiviazione sia per Ross Abercromby, vice presidente di Moody’s, sia per Johannes Wassenberg, direttore finanziario. Archiviazione con colpo di scena, finora inedito: i legali Zanchetti e Paternò hanno sostenuto, nelle memorie, che il fatto contestato a Moody’s – paragone tra condizioni disastrose del sistema bancario greco e di quello italiano – non esistesse, che tutto fosse stato invece provocato da una eccessiva drammatizzazione dei mass media.
I giornalisti cioè hanno dilatato «ipetroficamente» la reale portata del rapporto, drammatizzandolo. E tutti, da Draghi a Prodi, a Tremonti, avrebbero fatto lo stesso. Insomma, «croce addosso» ai giornalisti perché il fatto non «esiste proprio», loro «lo capirono male». Dunque la difesa ha sostenuto la mancanza di dolo da parte di Moody’s e la procura l’ha condivisa. «Non facciamo crociate contro le agenzie – osserva Michele Ruggiero –. È necessario invece che facciano il loro lavoro in modo scrupoloso, in ossequio ai regolamenti Ue e non devono prendere lucciole per lanterne, come per S&P, come diceva la Pierdicchi ai suoi analisti». Tempo un mese e mezzo e i Gip che dovranno esaminare i fascicoli si esprimeranno, ed entro 2 mesi il Gup potrebbe fissare la data dell’udienza preliminare. La richiesta di archiviazione è stata chiesta anche per i rappresentanti legali di S&P Italia, Maria Pierdicchi, e S&P Mondo, Douglas Peterson, in ordine alla responsabilità sociale ex-231 dell’agenzia.
Soddisfatto Elio Lannutti, di Adusbef: «La richiesta di rinvio a giudizio conferma la gravissima condotta delle agenzie di rating che ha messo a rischio la stabilità degli Stati». Federconsumatori e Adusbef presenteranno presto la richiesta di costituzione di parte civile (già anticipata nelle settimane scorse anche da un gruppo di parlamentari del Pdl, guidati da D’Ambroso Lettieri) e proseguono nella scelta di promuovere anche una class action.
Standard&Poor’s contesta invece tutto: «Queste accuse – si legge in una nota ufficiale – sono totalmente infondate, dal momento che il nostro ruolo è di fornire opinioni indipendenti sul merito di credito, secondo le nostre metodologie pubbliche e trasparenti applicate in modo coerente in tutto il mondo. Continueremo a svolgere il nostro compito senza alcun timore o favoritismo nei confronti di investitori, emittenti di debito o ogni altro soggetto terzo, e a difendere le nostre azioni, la nostra reputazione e quella delle nostre persone».

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