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Rating basso? Addio gara

 di Andrea Mascolini 

Chiedere cauzioni per la partecipazione alle gare di appalto emesse da banche o assicurazioni con un determinato rating può alterare il mercato e limitare la concorrenza; anomalo richiedere rating alle assicurazioni e alle banche spesso superiore a quello assegnato all'Italia. È quanto ipotizza l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che, con un comunicato stampa emesso ieri, ha annunciato di avere aperto una istruttoria per approfondire la questione, anche con gli esponenti delle stazioni appaltanti. Il rischio paventato dall'organismo di vigilanza di Via di Ripetta è che si incida scorrettamente sulla funzionalità del mercato degli appalti pubblici. L'Autorità si è mossa a seguito di diverse segnalazioni che hanno messo in evidenza i contenuti di alcuni bandi di gara anomali sotto il profilo delle richieste di capacità economico-finanziaria. In particolare l'organismo di vigilanza presieduto da Sergio Santoro ha dovuto «constatare come alcune delle più note stazioni appaltanti tendano ad inserire nel bando di gara taluni requisiti in ordine alla cauzione provvisoria ed a quella definitiva, costituenti potenziali alterazioni al corretto svolgimento delle procedure di affidamento di contratti pubblici». L'Autorità cita nel dettaglio i contenuti dei bandi che contengono la prescrizione in base alla quale la stipula delle usuali fideiussioni di gara (cauzioni provvisorie a corredo dell'offerta e cauzioni definitive sul buon andamento del contratto) debba avvenire facendo riferimento alle sole organizzazioni bancarie e/o assicurative fideiubenti in possesso di un rating elevato, assegnato dalle principali imprese di certificazione internazionali. Si possono fare anche dei casi ben precisi, fra i tanti, come quello di due bandi di gara emessi da Rfi per l'affidamento di accordi quadro per l'espletamento del servizio di verifica quinquennale di mezzi d'opera circolanti su rotaia in uso presso gli impianti dell'Unità territoriale di Verona e di Bolzano, nei quali si prescrivono particolari rating (per le assicurazioni: A- Standards and Poor's, A2 Moody's, A Fitch; per le banche: BBB per Standards and Poor's, Baa1 Moody's, BBB+ Fitch). Un analogo sistema di rating viene richiesto anche per le cauzioni provvisorie per la partecipazione alle gare di affidamento di servizi di ingegneria e architettura, eludendo anche i modelli ministeriali, e per le cauzioni definitive per concorrere alle gare di aggiudicazione di appalti integrati. Per l'organismo di vigilanza questa prassi potrebbe comportare «una riduzione del mercato» e la «conseguente difficoltà di ottemperare al requisito». Se è anche vero che in più chiarimenti forniti dalle stazioni appaltanti ai concorrenti si afferma che la cauzione emessa da un soggetto non in possesso del rating richiesto non determina l'esclusione ma solo l'invito ad adeguarsi successivamente alla clausola del bando, appare evidente che la barriera economico-finanziaria agisce comunque come elemento di selezione del mercato. La preoccupazione dell'Autorità è forte «a maggior ragione in un periodo, come quello attuale, nel quale i timori di instabilità finanziaria hanno determinato continue revisioni verso il basso del rating di numerosi paesi europei, tra cui l'Italia». Il problema, quindi. È che a cascata la ridefinizione dei rating (al ribasso) ha coinvolto anche numerose imprese, bancarie e di assicurazione; da qui le difficoltà per i concorrenti a trovare le garanzie. L'Autorità segnala inoltre che in alcuni casi sembrerebbe che il rating richiesto per concedere le garanzie fideiussorie sia, addirittura, «superiore a quello attualmente ottenuto dall'intero sistema Paese». Adesso sarà quindi avviata l'istruttoria sulle situazioni segnalate e l'organismo di vigilanza, nell'ambito dei poteri previsti dall'art. 6 del codice dei contratti pubblici, cercherà di chiarire la vicenda sentendo anche le ragioni delle stazioni appaltanti, ma, come si legge nel comunicato stampa diffuso ieri, sempre «nella cornice ineliminabile della corretta funzionalità del mercato».

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