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Rate, più alto il rischio-decadenza

Il numero di rate non pagate che determina la decadenza dal piano di rientro con l’agente della riscossione passerà da 8 a 5. Nel contempo, si consente di dilazionare sempre il carico a ruolo derivante da una rateazione decaduta, purché si versi l’importo delle rate scadute. Viene inoltre ampliato il periodo di rateazione degli avvisi bonari e degli importi derivanti dagli istituti deflattivi, che tuttavia resta differenziato con riferimento alle due tipologie di atti.
Lo schema di Dlgs sulla riscossione, approvato venerdì scorso dal Governo e inviato alle Camere per i pareri, rivede il periodo di dilazione degli avvisi bonari. A legislazione vigente, tale periodo è pari a sei rate trimestrali o, se l’importo supera 5mila euro, a venti rate trimestrali. Per effetto della modifica proposta, il periodo minimo è stato elevato a otto rate trimestrali, fermo restando il tetto massimo di venti già esistente.
Con riferimento agli istituti deflattivi del contenzioso, rappresentati dall’accertamento con adesione e dall’acquiescenza all’accertamento, l’attuale disciplina prevede la dilazione in otto rate trimestrali che diventano dodici, se l’importo complessivo è maggiore di 51.645,69 euro. Lo schema di provvedimento eleva il periodo massimo a sedici rate trimestrali, con riferimento a somme che superano 50mila euro.
In sintesi, l’arco temporale minimo del differimento viene unificato a 8 rate, sia per gli avvisi bonari che per gli istituti deflattivi. Resta invece la differenziazione del tetto massimo tra avvisi bonari (venti rate trimestrali) e istituti deflattivi (sedici rate trimestrali). Considerato che l’articolo 6 della legge delega 23/2014 prevede espressamente l’eliminazione delle differenze tra rateazioni degli avvisi bonari e rateazioni degli istituti deflattivi, è evidente che il testo trasmesso alle Camere non appare pienamente conforme alla delega.
Con riferimento alla dilazione dell’agente della riscossione, regolata nell’articolo 19 del Dpr 602/1973, si recepisce a livello normativo la direttiva di Equitalia relativa ai carichi a ruolo non superiori a 50mila euro. Viene in questo modo confermato che per le rateazioni che non eccedono questa cifra è sufficiente l’istanza del contribuente, senza alcun allegato.
Sotto il profilo degli effetti dell’istanza di dilazione, si dispone che la presentazione della stessa inibisce l’iscrizione di ipoteca e l’apposizione del fermo amministrativo, ferma restando l’efficacia dei vincoli già apposti prima della domanda. Gli importi oggetto di verifica ai sensi dell’articolo 48-bis del Dpr 602/1973 (segnalazione da parte di pubbliche amministrazioni), inoltre, non possono essere mai dilazionati. Quanto alle azioni esecutive (pignoramenti), dopo l’istanza del debitore non se ne possono avviare di nuove. Quelle già avviate sono interrotte con il pagamento della prima rata, a meno che non vi sia stato già incanto con esito positivo oppure il terzo pignorato non abbia già reso dichiarazione di essere debitore del soggetto iscritto a ruolo.
Mentre attualmente, in caso di decadenza dalla rateazione, il carico a ruolo non può più essere dilazionato, con lo schema di decreto si prevede la possibilità di un nuovo piano di rientro, condizionato all’integrale pagamento della rate scadute alla data di presentazione della domanda. In questo caso, la seconda dilazione non può superare il periodo residuo non scaduto di quella precedente. Nulla vieta, peraltro, di reiterare la domanda di dilazione dello stesso carico scaduto anche più volte, sempre ai limiti e alle condizioni appena descritte. Proprio in ragione di tale nuova facoltà, è stato ridotto da otto a cinque il numero di rate non pagate che causa la decadenza dalla rateazione.
Infine sull’imposta di successione, dopo il pagamento della prima rata del 20%, il residuo potrà essere versato in otto rate trimestrali ovvero in dodici rate trimestrali, per importi che superano ventimila euro (attualmente, il massimo è di cinque rate annuali).

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