24.11.2022

Petrolio a picco su ipotesi price cap Gas ancora in rialzo a 130 euro

  • Il Sole 24 Ore

Gas in rialzo e petrolio in ribasso, mentre i piani sui “price cap” prendono forma e si alza il velo sulle soglie di prezzo che si ipotizza di adottare come barriera, nel primo caso per evitare eccessivi rincari che si ripercuoterebbero sulle bollette e nel secondo caso per limitare le entrate di Mosca senza però rischiare al tempo stesso carenze di greggio.

Su entrambi i fronti le indicazioni finora emerse sollevano forti critiche. E benché non ci sia ancora nulla di definitivo, gli ultimi sviluppi sembrano già esercitare una certa influenza sui mercati (sia pure sommati ad altri fattori). Questo sembra valere soprattutto per il petrolio: secondo molti analisti c’è un nesso tra lo scivolone di ieri – un tonfo di oltre il 4%, che ha spinto il Brent sotto 85 dollari al barile – e le indiscrezioni che hanno cominciato a circolare sul livello del “price cap” da imporre ai russi a partire dal 5 dicembre, come deciso dal G7.

Fonti diplomatiche Ue hanno rivelato che l’orientamento è verso un tetto di 65-70 dollari al barile, che però è un prezzo più alto di quello a cui scambia attualmente il principale greggio russo, come ha fatto notare tra gli altri Giovanni Staunovo di Ubs: l’Ural consegnato nel Mediterraneo ieri costava 67-68 dollari al barile secondo Refinitiv, nell’Europa nord-occidentale appena 62-23 dollari.

Funzionari del dipartimento del Tesoro Usa hanno segnalato che il tetto potrebbe subire aggiustamenti periodici. Ma al livello di cui si discuteva nelle utlime ore gli obiettivi del G7 sarebbero vanificati: la misura ruota intorno all’idea di vincolare la concessione di servizi come il trasporto via mare o l’assicurazione dei carichi a uno “sconto” forzato sul prezzo di vendita del greggio, in modo da colpire le entrate di Mosca senza rinunciare del tutto alle sue forniture. Se però il tetto è allineato al valore di mercato dei barili russi, chiunque può continuare a comprare senza problemi. E i profitti rimarranno generosi, visto che in Russia i costi di produzione sono intorno a 20 dollari al barile.

Adottare un price cap, per quanto inefficace, ci lascerebbe peraltro esposti al rischio di ritorsioni. Il vicepremier russo, Alexandr Novak, ha ripetuto per l’ennesima volta questa settimana che Mosca smetterà di rifornire i Paesi che glielo impongono. È vero che sostituire del tutto i vecchi clienti non le risulterà facile: l’Aie è anzi convinta che con l’embargo petrolifero la Russia avrà problemi tali da dover sacrificare entro marzo quasi 2 milioni di barili al giorno di produzione. Ma ci sono altre possibili forme di ritorsione da parte del Cremlino. Proprio ieri c’è stato un nuovo stop temporaneo al transito di petrolio nell’oleodotto Druzhba, nel tratto fra Ucraina e Ungheria: il flusso è ripreso dopo poche ore e l’interruzione, come era già successo a metà novembre, potrebbe anche dipendere dalle carenze di energia elettrica in Ucraina. Ma potrebbe anche essere una sorta di avvertimento.

Anche il tetto al prezzo del gas, nella versione proposta martedì dai tecnici di Bruxelles, non dovrebbe far paura a nessuno: non solo è altissimo (ben 275 euro per Megawattora, il doppio dei valori attuali), ma sono state previste condizioni accessorie che sembrano studiate apposta per evitare di usarlo. Di proposito forse, visto il rischio di danni collaterali su cui molti esperti hanno richiamato l’attenzione. All’esecutivo Ue, secondo l’Ft, è arrivato anche un avvertimento shock dall’Ice, secondo cui qualsiasi tetto spingerebbe le borse ad aumentare i margini di garanzia, con richieste extra fino a 33 miliardi di dollari

Eppure, di nuovo, le coincidenze colpiscono: Gazprom ha minacciato ulteriori tagli alle forniture all’Europa proprio lo stesso giorno in cui la Commissione Ue ha illustrato la sua proposta di price cap, accolta malissimo dall’Italia e da altri Paesi membri che la giudicano inefficace (si veda il pezzo in pagina).

Il gas ieri ha continuato ad apprezzarsi, guadagnando più dell’8% al Ttf e chiudendo a un soffio da 130 euro per Megawattora, Rincari alimentati dalla discesa delle temperature, che rischia di aumentare il ricorso agli stoccaggi, e certamente anche dall’inquietudine sulla nuova disputa che potrebbe ridurre – sia pure di poco – i flussi di gas via Ucraina, l’unica rotta rimasta per le forniture russe che ancora raggiungono l’Europa occidentale.

La disputa riguarda il gas diretto alla Moldova, che per Gazprom sarebbe «trattenuto» indebitamente in Ucraina. Chisinau – che si serve, in modo legittimo, di depositi di stoccaggio in territorio ucraino – ostenta sicurezza. «Non c’è alcun segnale che a dicembre la Russia interromperà le forniture gi gas alla Moldova –?ha dichiarato ieri la premier Natalia Gavrilita – Ma il governo è pronto per ogni scenario, visto che la Russia continua a usare le risorse energetiche come arma di ricatto».