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Rapporti scudati protetti

Pagando entro il prossimo 16 luglio l’imposta speciale di bollo annuale istituita dall’articolo 19, commi da 6 a 12, del decreto legge 201 del 201, si mantiene lo speciale regime di riservatezza previsto per i cosiddetti rapporti scudati.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 10/E del 14 maggio scorso rispondendo ad uno specifico quesito con il quale sono stati richiesti chiarimenti sui termini e sulle modalità di applicazione dell’imposta di bollo speciale e, in particolare, sulla decorrenza della perdita dello speciale regime di riservatezza per quei contribuenti che dovessero decidere di non pagare l’imposta entro il prossimo 16 luglio.

I chiarimenti forniti risultano ancor più interessanti se letti all’indomani della pubblicazione della sentenza n. 2472 con la quale (si veda ItaliaOggi del 10 giugno scorso) il Consiglio di stato, il 14 maggio scorso, ha autorizzato la consultazione dei dati trasmessi all’Anagrafe tributaria anche da parte di taluni soggetti privati (nel caso di specie uno dei due coniugi con riferimento ai conti dell’altro coniuge).

Ebbene, il pagamento dell’imposta speciale sugli scudi, avrebbe consentito (come già avvenuto avanti a giudici di primo grado) al contribuente che si fosse trovato davanti ad una analoga situazione, di opporre l’esistenza dello speciale regime di riservatezza previsto dal combinato disposto dell’articolo 13-bis del decreto legge 78/2009 e dell’articolo 14 del decreto legge 350/2001, in forza del quale il rimpatrio o la regolarizzazione non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale.

In applicazione di quanto previsto dal citato articolo 14, anche alla luce di quanto poi chiarito dall’Agenzia delle entrate prima con la circolare 29/E del 5 luglio 2012 e poi con una comunicazione del 9 agosto 2013 con la quale si prevede l’obbligo per gli intermediari di comunicare all’anagrafe informazioni sui cosiddetti rapporti scudati, l’intermediario bancario o finanziario al quale dovessero arrivare richieste di informazioni su un rapporto ancora segretato ovvero un rapporto scudato per il quale risulta regolarmente pagata l’imposta di bollo speciale, non potrà fornire dati, neppure all’amministrazione finanziaria sia se agente in via autonoma (per esempio nell’esercizio dei poteri di accertamento previsti dall’articolo 32 del dpr 600/73) sia in qualità di soggetto incaricato da un’autorità o dalla magistratura.

Tale divieto non troverà applicazione nei soli casi previsti dal citato articolo 14 del decreto legge 350/2001, così come richiamato ed integrato dall’articolo 13bis del decreto legge 78/2009, ovvero nel caso in cui la richiesta provenga dalla magistratura penale ovvero la richiesta venga fatta da altra autorità nell’ambito di indagini connesse al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo internazionale.

Esistono pertanto buoni motivi giuridici a supporto della decisione, che molti professionisti stanno prendendo in queste settimane con i loro clienti, di pagare, oppure no, l’imposta di bollo speciale sugli scudi che per l’anno 2014 è pari al 4 per mille.

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