Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rapina, responsabilità pesante per la banca

La banca è responsabile per la rapina in cassette di sicurezza se non prova di aver adottato ogni possibile cautela per evitarla. Non vale a liberare l’istituto il fatto che i rapinatori si siano introdotti nel caveau di una filiale attraverso un foro praticato nel muro dell’edificio adiacente. L’obbligo di dimostrare l’adozione di adeguati sistemi di sicurezza non riguarda infatti solo i locali in cui si trovano le cassette, ma l’intera struttura attraverso la quale è possibile accedervi. Lo precisa la Corte d’appello di Napoli con la sentenza 2109 del 18 aprile scorso (presidente Sensale, relatore Marinaro).

La vicenda
Apre il caso la domanda di risarcimento del danno fatta da due clienti nei confronti di una banca per il furto di valori contenuti in una cassetta di sicurezza sita in una filiale, forzatamente aperta nel corso di una rapina. La banca, affermava il legale, era senz’altro responsabile della sottrazione dei beni custoditi.
L’istituto si difende sostenendo che il reato – nonostante le cautele e le misure predisposte – non era un evento evitabile.
Il tribunale boccia la tesi della banca e la condanna a risarcire i clienti. L’istituto di credito impugna allora la pronuncia, affermando, tra l’altro, che si era dotata di misure di sicurezza adeguate e che non poteva essere ritenuta responsabile perché i rapinatori si erano introdotti nei locali della filiale praticando un foro nel muro dell’immobile adiacente. Ma le sorti del processo non mutano: la Corte d’appello conferma la decisione del primo giudice.

La decisione
I giudici spiegano che la banca, in base all’articolo 1839 del Codice civile, è responsabile dell’evento, considerato che, nel servizio delle cassette di sicurezza risponde verso l’utente «per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità della cassetta, salvo il caso fortuito». D’altronde, si legge in sentenza, la funzione tipica del servizio bancario delle cassette di sicurezza consiste nel mettere a disposizione una struttura (materiale, tecnica e organizzativa) che realizzi «condizioni di sicurezza superiori a quelle raggiungibili dal cliente nella sua sfera privata». Così, presumendosi la massima protezione dei beni custoditi, la banca può liberarsi dall’addebito solo provando che l’inadempimento agli obblighi di sorveglianza sia dipeso da caso fortuito. Ma la rapina non si può dire evento imprevedibile, vista la natura della prestazione (Cassazione, 28835/2011).
Inoltre, in caso di sottrazione di beni dalle cassette, l’obbligo di dimostrare l’adozione di adeguati sistemi di sicurezza non riguarda solo i locali in cui si trovano, ma l’intera struttura attraverso la quale vi si può accedere (Cassazione, 23412/2009). E la prova spettante alla banca, aggiungono i giudici, non può essere limitata a una generica dimostrazione dell’ordinaria diligenza; va invece dimostrata l’assenza di qualsiasi colpa, trattandosi di prestazione che «ricade unicamente nella sua sfera di controllo (Cassazione, 7081/2005)».
I giudici spiegano che nel caso esaminato è emerso che le stanze della filiale erano dotate di muri divisori uguali a quelli delle normali abitazioni, inidonei a ospitare con sicurezza l’esercizio dell’attività creditizia. La vulnerabilità della sede era suffragata, poi, sia dal fatto che gli armadi che ospitavano le cassette erano privi del sistema time-lock, che dall’assenza di una vigilanza continua, tanto che i malviventi si erano introdotti negli ambienti attraverso il foro praticato nei giorni precedenti. La rapina, perciò, non era affatto imprevedibile, viste le condizioni di estrema insicurezza in cui venivano custodite le cassette.
Peraltro, secondo i giudici, se anche si prescindesse dalla responsabilità specifica prevista dall’articolo 1839 del Codice civile, la banca sarebbe comunque responsabile per difetto di diligenza, che va valutata (in base all’articolo 1176, comma 2, del Codice civile) con riguardo alla natura dell’attività esercitata.

Selene Pascasi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa