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Ranieri vale 90 milioni l’Oscar di Morricone 97 così vola il “Brand Italia”

L’importanza di chiamarsi Ranieri, Cristoforetti, Morricone o Bottura. E, ancora di più, di chiamarsi Italia. Gli eroi del made in Italy, sono ormai un brand riconosciuto in tutto il mondo. Sono famosi, bravi, hanno belle storie e, soprattutto, valgono un tesoro. E non è solo un modo di dire ma un algoritmo ben preciso che misura quell’economia intangibile che, sempre più spesso, sostiene l’economia reale. Simboli eccellenti si trasformano in punti di forza, o “asset” di successo.
Uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza ha stimato il valore, in milioni di euro, dei nostri personaggi — icona, dallo sport alla musica, alla cucina. Il risultato? La vittoria del Leicester e di Claudio Ranieri vale, in termine di reputazione per l’Italia, 90 milioni di euro. L’Oscar a Ennio Morricone aumenta il valore del nostro Paese all’estero di circa 97 milioni di euro. La voce di Laura Pausini ci regala 87 milioni in più. La riconoscibilità internazionale di Samantha Cristoforetti, e la sua impresa nello spazio, ben 63 milioni. Mentre la coppia di “rivali- amiche” Vinci e Pennetta, finalista e vincitrice degli ultimi Us Open di tennis, porta un valore aggiunto di 68 milioni di euro. Per non parlare della cucina. I nomi di Giovanni Rana e dello chef Massimo Bottura fanno impennare il patrimonio made in “Brand Italia” di 46 e 40 milioni di euro.
Come si calcola questo “dono” intangibile? Lo spiega Renato Mattioni dell’ufficio studi della camera di Commercio di Monza. «Il nostro punto di partenza è il National Brands Index coniato alla fine degli anni ‘90 in Inghilterra da Simon Anholt. Prevede che i singoli paesi, esattamente come le aziende, possiedano un valore che identifichi la loro reputazione e immagine. In pratica — spiega Mattioni — il generico brand Italia vale circa 2600 miliardi di euro».
Ecco allora come, da questo fondamentale punto di partenza, si arriva a calcolare il peso economico dei singoli eroi del momento. «Nel caso di Claudio Ranieri abbiamo incrociato i dati del brand Italia con quanto pesa la riconoscibilità di Ranieri — aggiunge Mattioni — estrapolata attraverso una ricerca tra i social network e i motori di ricerca sommata con l’ammontare del valore dell’import export tra Italia e Inghilterra. Abbiamo aggiunto il peso dei diritti commerciali nei paesi che vedono la Premier League e soprattutto quanto pesa attualmente il sistema turistico inglese per l’Italia». Per Morricone il calcolo è analogo: «Al posto degli inglesi s’inseriscono gli americani e gli appassionati di cinema, che hanno seguito la cerimonia degli Oscar incollati al video. Per Rana o Bottura s’inserisce invece la variabile cucina italiana che è famosa in tutto il mondo. Sono insomma tutti elementi di un’economia dell’intangibile che aiuta a ripensare il territorio e che aiuta a valorizzare il sistema Paese attraverso le sue storie migliori».
Secondo Fulvio Zendrini, excapo della comunicazione di colossi come Telecom, Ferragamo o Piaggio, «quello che aumenta il valore di un brand al di là del valore del prodotto, è il riuscire a creare passione, trasporto e affezione verso un personaggio o addirittura una nazione».
La pensa così anche la pubblicitaria Anna Maria Testa: «Non mi stupisce che una bella storia come quella di Ranieri possa avere un valore così forte dal punto di vista economico». La vittoria di Ranieri o l’impresa della Cristoforetti, insomma, ci hanno resi più simpatici al mondo: «Anche perché sono personaggi normali — conclude la Testa — Grazie a loro il nome dell’Italia gira e ritorna a splendere: peccato che spesso gli italiani non sappiano vendersi bene, anzi siano dei campioni di pessimismo».

Irene Maria Scalise

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