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Rally delle Borse con frenata nel finale Banca mondiale: “Fed non alzi i tassi”

Giornata di euforia sui mercati, almeno nella prima parte della seduta. Galvanizzati dalle misure fiscali espansive promesse dalla Cina e ventilate dal Giappone, ma nello stesso tempo spaventati dalla possibilità che la Fed alzi i tassi, la prossima settimana. Tanto che la Banca Mondiale ha paventato «panico e turbolenze» sui mercati emergenti, nel caso in cui la Fed non soprassieda.
La regina delle Borse è stata Tokyo, che ha segnato il maggior rialzo in un solo giorno dal 1994 (+7,71%) riportandosi sopra i livelli del 2008. Un balzo almeno in parte condiviso da Hong Kong (+4,10%) e da Shangai (+2,29%) e innescato in larga misura dalla Cina: il ministro delle Finanze di Pechino ha reso noto infatti che «intende rafforzare la sua politica di bilancio proattiva, adeguare le misure nei tempi necessari e accelerare le riforme». Un messaggio che i mercati hanno preso come l’intenzione di supportare l’economia, aumentando la spesa pubblica e gli sgravi fiscali, insieme alla determinazione a sostenere i mercati finanziari, già dimostrata nei giorni scorsi con gli acquisti in Borsa e all’impegno a non procedere ancora con la svalutazione dello yuan. La Cina ha aggiunto che «intende controllare con maggiore attenzione» l’enorme indebitamento dei governi locali. Tokyo è stata confortata anche dalle parole del premier Shinzo Abe, che ha ventilato misure per sostenere la crescita tracciata dal piano della Abenomics, e si è impegnato a ridurre il prossimo anno le tasse sulle società.
L’euforia si è poi rapidamente trasferita sui mercati europei, che hanno aperto in gran spolvero, con rimbalzi anche di due punti percentuali. Le chiusure però si sono assestate su valori più contenuti e sui minimi di giornata, in sintonia con il ripiegamento del mercato americano, passata poi in serata in negativo. Così Parigi (la migliore) ha chiuso in rialzo dell’1,44%, seguita da Londra (+1,35%) e da Milano (+0,84%) mentre Francoforte ha finito le contrattazioni con un più 0,31%.
«E’ un mercato ricco di eccessi, in un senso e in un altro – commenta Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo in realtà il tema del rallentamento cinese rimane, così come l’eccesso di debito pubblico (soprattutto degli enti locali) e dei privati: tutti elementi di fragilità troppo amplificati prima e improvvisamente usciti dai radar adesso ». Di contesto fragile e di timori per gli equilibri mondiali ha parlato anche il capo economista della Banca Mondiale, Kaushik Basu, secondo cui la Fed dovrebbe rimandare il rialzo dei tassi ad una fase di crescita mondiale su basi più solide. Un intervento ora, il primo dal 2008, rischia di scatenare «panico e turbolenze », ha spiegato al Financial Times . Una decisione di questo tipo «sarebbe uno shock e fonte di nuova crisi per i mercati emergenti». Ed ha aggiunto: «L’economia globale ha così tanti problemi che se gi Usa optassero per un’azione molto rapida inciderebbero in modo abbastanza negativo sugli altri paesi».
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