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Rally dei mercati dopo l’accordo con Atene

Sarà che il quantitative easing è sempre più vicino (la Bce inizierà ad acquistare bond governativi dell’Eurozona da 2 a 30 anni a partire da marzo). Sarà che alla fine Alexis Tsipras è sceso nettamente a compromessi con i creditori internazionali (suscitando le ire degli irriducibili del suo partito di sinistra radicale che ora lo accusano di aver disatteso le promesse elettorali). Sarà che la Federal Reserve continua a temporeggiare sul rialzo dei tassi di interesse negli Usa (anche ieri il governatore Yanet Yellen è risultata vaga sui tempi di una stretta monetaria). Sta di fatto che anche quella di ieri è stata una giornata da propensione al rischio sui mercati finanziari internazionali.
A partire dai bond dell’Eurozona che hanno segnato nuovi record. Il differenziale tra Spagna e Germania a 10 anni è sceso sotto i 100 punti, con i tassi dei Bonos all’1,37%. Di pari passo anche i BTp sono stati acquistati: lo riprova il rendimento (che si muove in direzione opposta al prezzo) che è sceso nel corso delle contrattazioni intraday fino a all’1,45%, minimo di tutti i tempi. A fine seduta lo spread con il Bund tedesco si è attestato a quota 108 e, secondo gli analisti, non è da escludere che di questo passo sia direzionato a rompere al ribasso la soglia dei 10o punti, come il “cugino” spagnolo. L’Italia si è mossa anche sul mercato primario. il Tesoro ha assegnato tutti i 3 miliardi di euro di CTz (Certificati a due anni senza cedola) con scadenza 2017 con tassi in discesa al minimo storico dello 0,219% (rapporto di copertura in calo a 1,50 da 1,59 dell’asta di gennaio). Venduti anche BTp indicizzati all’inflazione dell’Eurozona con scadenza 2026 per un miliardo con un rendimento medio pari a 0,62%. Oggi appuntamento con l’asta di BoT a 6 mesi per un controvalore di 7 miliardi a fronte di scadenze per 7,5 miliardi.
Buone notizie anche dal mercato dei governativi ellenici.Lo spread tra i titoli greci e tedeschi a 10 anni è sceso sotto quota 800 punti base con il tasso in calo all’8,37%, dopo il primo via libera dell’Eurogruppo al piano della Grecia (anche se va detto che la partita non è del tutto chiusa perché sul piano la Bce e il Fondo monetario internazionale hanno espresso qualche dubbio). La Borsa di Atene ha festeggiato con un maxi-rialzo del 10%. Nel finale di seduta si sono portati in terreno positivo anche gli altri principali listini europei che in mattinata avevano subito prese di beneficio dopo i rialzi importanti delle ultime giornate. Alla fine il Ftse Mib di Piazza Affari ha guadagnato lo 0,85% oltre quota 22mila punti, segnando la sesta seduta consecutiva al rialzo. Positivi anche gli altri listini: maglia rosa al Portogallo che ha chiuso con un margine superiore al punto percentuale. Nuovo record storico per il Dax 30 di Francoforte che ha allungato dopo le notizie provenienti da Oltreoceano. La numero uno della Fed, Yellen, ha parlato dinanzi alla Commissione bancaria del Senato usando bastone e carota sui tassi. Ha infatti detto che nei prossimi meeting scomparirà la parola “paziente”, in merito alla tempistica entro cui operare un rialzo dei tassi. Ma ci sarà allo stesso tempo “prudenza”. Ciò vuol dire che la banca centrale statunitense non è pronta a una immediata stretta monetaria. La politica monetaria verrà aggiornata meeting dopo meeting. «Se le condizioni economiche continueranno a migliorare, il comitato, in un certo momento, comincerà a valutare un rialzo del target per i tassi. Prima di questo però, cambierà le forward guidance (indicazioni programmatiche, ndr). Tuttavia è importante evidenziare che una modifica della forward guidance non deve essere letta come indicazione che il comitato alzerà il target nel giro di un paio di meeting». In ogni caso «è improbabile che il rialzo dei tassi avvenga prima di giugno», ha precisato la Yellen.
Parole che hanno favorito nuovi acquisti sull’euro che si è riportato in area 1,135 dollari dopo aver toccato un minimo di seduta a 1,1287. In ogni caso per la Fed sarà difficile continuare a temporeggiare a lungo perché l’economia Usa continua a dare segnali di slancio. L’indice sui prezzi delle case nelle 20 maggiori città degli Stati Uniti elaborato da Standard&Poor’s in collaborazione con Case-Shiller, è salito a dicembre del 4,5%, dal +4,3% di novembre. Gli economisti si aspettavano un aumento del 4,3%. Meglio delle attese anche l’indice Pmi elaborato da Markit sulla base di interviste ai direttori delle aziende dei servizi, in febbraio è salito a 57 da 54,2 di gennaio. Le aspettative erano per un dato in linea con il mese precedente. E Wall Street ha reagito con una serie di leggeri rialzi che hanno portato gli indic1 S&P 500 e Dow Jones a toccare i nuovi massimi storici.
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