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Rally dei bond dopo la Fed, tassi BTp ai livelli di maggio

Quante volte la Fed alzerà i tassi nei prossimi 12 mesi? A questa domanda il 41% dei gestori che hanno partecipato all’ultimo sondaggio di BofA Merrill Lynch ha risposto due, il 37% ha indicato un rialzo mentre solo una minoranza (8%) aveva previsto quanto effettivamente deciso dalla Fed: cioè zero rialzi dei tassi. Alla luce di queste aspettative va inquadrata la sorpresa degli investitori alle indicazioni della Fed, che nel direttivo di mercoledì ha fatto sapere di non voler alzare il costo del denaro per tutto il 2019 e di voler interrompere il piano di riduzione del bilancio federale (in pancia alla banca centrale ci sono ancora titoli per 4mila miliardi di dollari).
La Fed insomma è stata più “colomba” del previsto e i mercati ne hanno preso atto in maniera decisa come dimostra il poderoso rally del mercato obbligazionario che si è visto ieri e nella serata di mercoledì. La miccia è partita mercoledì sera con il netto calo dei rendimenti dei titoli di Stato Usa. Stavano al 2,6% prima dell’annuncio della Fed. Sono arrivati al 2,5% come non accadeva da gennaio 2018. A ruota si è mosso tutto il mercato obbligazionario mondiale. A partire dai governativi dell’Eurozona ieri fortemente gettonati su tutte le classi di rischio. Dai Bund tedeschi, il cui rendimento è sceso sotto la soglia dello 0,04% ed è a un passo da tornare in negativo come accadde nel 2016, ai BTp. Prima della Fed il decennale italiano rendeva il 2,53 per cento. Ieri il tasso è sceso fino a quota 2,43% per poi risalire nella seconda parte della giornata con lo spread sceso sotto la soglia dei 240 punti.
Impatto notevole anche sul mercato dei cambi: il dollar index, l’indice che monitora le quotazioni del biglietto verde rispetto alle principali controparti, è arrivato a svalutarsi dello 0,4% rispetto ai livelli precedenti l’annuncio salvo recuperare parzialmente quota ieri. Di riflesso si è visto un netto apprezzamento dell’euro sul dollaro con la moneta unica balzata oltre quota 1,14 dopo l’annuncio della Fed di mercoledì sera salvo poi scendere sotto questa soglia nella seduta di ieri. Nell’immediato l’euro è arrivato ad apprezzarsi dello 0,8% sul dollaro. Un’oscillazione decisamente anomala per il mercato dei cambi.
Il cambio di rotta delle banche centrali, che dall’inizio dell’anno hanno assunto un atteggiamento più accomodante alla luce dei rischi di rallentamento della congiuntura a livello globale, ha favorito il rally del mercato obbligazionario. Un trend iniziato alla fine dello scorso anno e consolidatosi in questi primi mesi del nuovo anno. Negli ultimi 6 mesi l’indice Merrill Lynch Developed Market Sovereign Bond che monitora le quotazioni dei principali titoli governativi dei mercati sviluppati ha guadagnato il 3,23% mentre quello dei mercati emergenti ha messo a segno un +5,42 per cento. Da inizio anno i fondi che investono sul mercato obbligazionario hanno registrato un vero e proprio exploit in termini di raccolta con 65,79 miliardi di dollari di flussi netti in entrata. Numeri a cui fa fronte una debacle dei fondi azionari che invece hanno subìto riscatti per 46 miliardi netti.

Andrea Franceschi

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