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Rally alla prova della tenuta

di Vittorio Carlini

Le Borse? Risalgono la china. Tra un balzo all'insù e uno all'ingiù, i mercati recuperano terreno. La prova? È nei numeri stessi. Per rendersene conto, è utile prendere a riferimento la data dell'8 dicembre 2011. Cioè, il giorno in cui la Bce ha annunciato la mossa che gli esperti, nessuno escluso, considera uno dei punti di svolta dell'attuale mondo azionario: il maxi-prestito, all'1% per tre anni, in favore delle banche.
Ebbene da quella seduta diversi listini, chi più chi meno, hanno preso a salire, in particolare in Europa. Piazza Affari, per esempio, ha guadagnato l'8,66%, Francoforte il 13,3% mentre Parigi è cresciuta del 9%. Positiva, seppure nel 2012 ha scalato diverse marce, la stessa Wall Street: l'S&P500 è cresciuto del 7,38%. Un po' diversa, invece, la performance nei Paesi emergenti (o già emersi): l'indice indiano Sensex, per esempio, è salito sì del 12,8% ma il balzo è quasi tutto da ricondurre al primo scorcio di 2012. Alla fine però, seppure con le debite differenze, i listini hanno messo a segno il loro bel rally.
Rally sì, rally no
Già, il rally. In una simile situazione, inevitabilmente, spuntano le domande: la paura del Cigno Nero, l'implosione dell'euro, è ormai alle spalle? Di più: le Borse stanno tornando alla normalità? Le risposte, a detta degli esperti, non possono prescindere dalla valutazione delle cause che hanno provocato la rimonta. Come dire, cioè: è la qualità, e il tipo, di combustibile usato che può dire se la macchina non è "fuori giri". Su questo fronte gli operatori hanno un comun denominatore. «È indubbio – sottolinea Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia – che una delle spinte ai listini, soprattutto europei, è arrivata dall'allentamento quantitativo "mascherato" della Bce».
L'Eurotower ha tolto pressione alle banche, imbottite di titoli di Stato, allontanando da loro il rischio di credit crunch. In un simile contesto gli istituti di credito sono stati ri-comprati. Lo Stoxx 600 bancario, dall'8 dicembre, ha guadagnato il 15,5% mentre a Piazza Affari il comparto è salito del 14,2 per cento. «In Italia – ricorda Spreafico – gli istituzionali sono tornati a valutare i fondamentali, a guardare i multipli di Borsa. Così le banche, che scambiavano a un prezzo pari al quinto del loro patrimonio netto, sono state oggetto di acquisti». Tutto risolto, quindi? Non proprio. La mossa, per alcuni geniale, della Bce (che sarà replicata a fine febbraio), più che risolvere i problemi strutturali, li ha spostati in avanti. È stato, cioè, comprato tempo. Si è creato un interregno, dove «certamente – dice Emanuele Cecere, capo degli analisti tecnici di Intesa Sanpaolo -, si guarda di nuovo a bilanci e fondamentali». Questo comportamento, però, è conseguenza temporanea della liquidità (indiretta) immessa nel sistema. Il venir meno dei suoi effetti, se non sostituiti da adeguate riforme, rimetterà le lancette dell'orologio ai punti di partenza.
La corsa dei governativi
Anche perché, sui listini, non si vede ancora quel cambiamento di strategia da parte dei grandi investitori che "fanno il mercato". «È ben vero – spiega Cecere – che le Borse sono salite, ma anche i prezzi di Treasury e Bund, beni rifugio per eccellenza, non sono scesi. Il decennale statunitense viaggia ancora oltre quota 131, cioè sopra la soglia psicologica dei 130 punti che fa da spartiacque al cambiamento del sentiment». Una situazione replicata nel Vecchio continente. «Qui – afferma l'esperto – c'è un duplice aspetto da analizzare. Da un lato, l'Eurostoxx 50 sta ancora sotto la resistenza di 2.506 che segna il vero ritorno degli acquisti sull'azionario; dall'altro, il prezzo del Bund è attorno a 139. Cioè, ben al di sopra di quel 137 che, statisticamente, è l'indizio della voglia degli istituzionali di abbandonare il reddito fisso». Alla fine, quindi, il passaggio dal «risk off» al «risk on» non c'è ancora stato. Un elemento da tenere in conto, soprattutto se si vuol capire quanto può durare il rally.
Il futuro dei listini
Nel breve periodo, è il parere degli esperti, c'è ancora spazio per salire. Soprattutto in Europa, dove il calo era stato maggiore. Anche perché, su questo fronte, il carry trade delle banche sui governativi periferici una mano la dà. Il rialzo dei prezzi dei titoli – il BTp decennale, per esempio, dal 9/11/2011 è salito del 15% – agevola il bilancio degli istituti di credito. E di conseguenza spinge i listini. Certo, bisogna che l'accordo sul debito greco sia chiuso e le riforme a Bruxelles proseguano. Ma per un po' si può sperare. Sempre che le nuvole sul fronte congiunturale non si trasformino in una burrasca.

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