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Rallenta l’economia ma meno disoccupati. Renzi: “Pil allo 0,8%” Poi si corregge: più 0,9

ROMA.
La spinta rallenta e mette in dubbio gli obiettivi di crescita di fine anno. Secondo i dati pubblicati dall’Istat, nel terzo trimestre il Pil è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,8 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le stime precedenti agli attentati di Parigi lo davano però allo 0,9, tetto che corrisponde anche ai risultati previsti dalla legge di Stabilità per il 2015.
L’incertezza su quale sarà il dato finale quindi aumenta: l’unica cifra sicura è quella che – nei primi nove mesi dell’anno – fissa l’ aumento del Pil allo 0,6 per cento. Quindi – per raggiungere l’obiettivo dello 0,9 finale– ora serve un’accelerazione: l’ultimo trimestre dovrebbe chiudere a più 1 per cento. Secondo gli analisti di Intesa San Paolo e Unicredit non andrà oltre lo 0,4 per cento.
Un groviglio di dati che ha creato qualche problema anche al governo. «Secondo me chiudiamo allo 0,8 anche se il Mef sostiene che comunque sarà allo 0,9» ha commentato il premier Renzi ricordando che l’obiettivo di crescita iniziale era stato posto allo 0,7 e che poi «visto che le cose andavano un po’ meglio lo abbiamo fissato allo 0,9 per cento». Salvo precisare una mezz’oretta dopo: «Mi ha appena scritto Padoan dicendo: sullo 0,9 per cento tieni la linea. E la mia posizione sulla crescita è totalmente quella di Padoan» – e scherzando -Sono appena stato richiamato all’ordine dal ministro».
Ora si tratta di capire se il rallentamento della crescita è causato dalla fragilità della stessa o se , superato anche l’im patto sui consumi generato dalla strage di Parigi sulla domanda interna, il sistema potrà ripartire. Secondo le anticipazioni di una indagine Confcommercio il clima di tensione ha provocato «danni» limitati: il 65,1 per cento delle famiglie ritiene che la minaccia di nuovi attacchi incida poco o nulla sui comportamenti di spesa. A soffrire di più è stato il turismo: il 32,2 per cento dei viaggiatori abituali ha disdetto le prenotazioni per paura di nuovi attentati, ma è pur vero che la metà di questi ha deciso di spostare i l viaggio nel tempo rimandando le partenze.
«Proprio adesso che il settore stava rialzando la testa, abbiamo subito un contraccolpo che peserà per il 5 per cento sul fatturato dell’ anno – commenta Jacopo De Ria, presidente Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio – ma già per Natale vediamo segnali di ripresa e richieste sopratutto per i Caraibi, l’America Latina e l’Est Asiatico». Un dato positivo arriva anche dall’Istat sulla disoccupazione, scesa ai minimi degli ultimi tre anni e confermata all’11,5 per cento. La buona notizia è la riduzione dei senza posto, ormai sotto la soglia dei tre milioni: nell’arco dell’anno ci sono state 410 mila persone in meno a caccia di impiego . L’arretramento però non vale per tutti: tra gli under25 il tasso torna a salire, attestandosi al 39,8 per cento.
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