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Rallenta la riforma dell’apprendistato

di Simona D'Alessio  

La riforma dell'apprendistato è ferma. A due settimane esatte dall'approvazione in Consiglio dei ministri, infatti, lo schema di decreto legislativo, che deve ottenere il via libera di regioni e parti sociali, prima di passare all'esame del parlamento, è ancora in una fase interlocutoria. E il rebus non sembra di facile soluzione, soprattutto perché con le amministrazioni locali si discute da giorni senza esito. Il testo proposto dal ministro del welfare Maurizio Sacconi prevede tre tipologie: l'apprendistato per il diritto-dovere di formazione (dai 15 anni), quello professionalizzante (si conclude con la verifica della competenza ottenuta) e quello per l'ottenimento di un titolo di studio, per il completamento di un iter di alta specializzazione, per consentire l'inquadramento di un praticante in uno studio professionale, e per regolamentare l'attività di chi intraprende un dottorato. Nelle intenzioni del governo, il piano, uniforme a livello nazionale (malgrado in alcuni territori ci sia già una disciplina) dovrà essere finanziato con risorse regionali e fondi interprofessionali. Ieri la commissione lavoro della conferenza delle regioni ha affrontato nuovamente l'argomento: i governatori hanno uno spazio di manovra molto esteso, poiché la questione è stata oggetto di due sentenze della Corte costituzionale (l'ultima delle quali, la n. 176 del 10 maggio 2010, dichiarò l'illegittimità dell'articolo 23 comma 2 del decreto anticrisi del 2008, che apriva la strada ad un canale aziendale della formazione, estromettendo le regioni, che videro così ripristinate le loro competenze). Intanto, la Cgil ha inviato una lettera a Sacconi in cui esprime in undici punti il suo dissenso dal testo in cui, si legge, sono assenti «misure da prendere per contrastare il cannibalismo verso il contratto di apprendistato di altri modelli, come stage, tirocini e collaborazioni». La Cisl invita a non alzare steccati, però chiede al ministero «una convocazione sollecita» di regioni e parti sociali per definire un'intesa.

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