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Rallenta la crescita, plausibile una manovra da 9 miliardi

L’economia italiana rallenta nel biennio 2018-2019, un calo «anticipato e più ampio» rispetto alle stime di dicembre dell’anno scorso. Frenata che renderebbe «plausibile una manovra correttiva in corso d’anno da 0,5 punti di Pil, pari a 9 miliardi». Il Centro studi Confindustria ieri ha diffuso i nuovi dati: il pil quest’anno salirà dell’1,3% (-0,2 rispetto alle previsioni precedenti) e dell’1,1 nel 2019 (-0,1). Andamento dovuto ad una serie di fattori: a livello internazionale le nuove politiche protezionistiche degli Stati Uniti creano incertezza sul futuro degli scambi mondiali e a ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche. Già si osserva un rallentamento degli scambi mondiali che si riflette sull’export italiano. Le esportazioni, ha spiegato Andrea Montanino, direttore del Centro studi, aumenteranno meno della domanda mondiale nel 2018 per la prima volta dal 2013. L’Italia, quindi tornerà a perdere quote di mercato.
Inoltre si va esaurendo il ciclo degli investimenti a livello nazionale, anche per l’avvicinarsi della fine degli incentivi. In uno scenario in cui cresce il costo del finanziamento: +100 punti base ad oggi rispetto alla media dei primi quattro mesi pesa sul finanziamento dell’economia reale, oltre al fatto che l’aumento dello spread rende l’Italia un rischio per l’area euro. L’occupazione, pur continuando a crescere, ha perso slancio: aumenterà dello 0,8% nel 2018 e dello 0,7 nel 2019 contro la media del +1,2 nel 2017. Quella dipendente torna ad essere trainata dal lavoro temporaneo. Il costo del lavoro per unità di prodotto tornerà a crescere nel 2018, +0,4% e balzerà dell’1% nel 2019.
La crescita che rallenta, sottolinea il Csc, si riflette sui conti pubblici: «ci sono pochi spazi di bilancio per l’Italia», ha detto Montanino, anche perché il percorso di risanamento negli anni passati è stato debole, a differenza di gran parte dei paesi Ue. L’indebitamento della Pa è previsto all’1,9 nel 2018 e all’1,4 nel 2019, al di sopra dei target di governo e condivisi con l’Europa. È «palusibile» quindi, dice il Csc, la richiesta di una manovra correttiva di 0,5 punti di pil nel 2018 (9 miliardi), che non è stata calcolata nelle previsioni. Nel 2019 la correzione dovrebbe essere di 0,6 punti (quasi 11 miliardi). È stata richiesta e ottenuta molta flessibilità in Europa, quasi 30 miliardi, e le clausole di salvaguardia sono state disinnescate per tre quarti in deficit. Ora molto dipenderà, dice il Centro studi, dalle scelte di politica economica che saranno adottate sia sulle clausole di salvaguardia sia sull’attuazione del contratto di governo. Pesa anche la gradualità di come saranno realizzate le misure.

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