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Rajoy non ha fretta sugli aiuti

Madrid non ha fretta di giocare le sue carte nella difficile partita ingaggiata con Bruxelles, la Bce e i mercati, che a differenza delle stelle, non stanno mai a guardare. «La Spagna non ha formulato alcuna richiesta di aiuto alla Ue», ha assicurato il premier spagnolo Mariano Rajoy dopo l’incontro a Madrid con il cancelliere tedesco Angela Merkel. «Quando ci sarà qualche novità ve lo dirò», ha risposto Rajoy a chi gli chiedeva di una possibile richiesta di aiuto da parte di Madrid, evento che pare allontanarsi all’orizzonte.
Il premier spagnolo non ha voluto nemmeno commentare per ora le nuove misure della Bce annunciate da Mario Draghi in conferenza stampa a Francoforte: «Non ho avuto ancora il tempo di leggerne le dichiarazioni», ha risposto prudente il primo ministro il cui partito appartiene, come la Cdu, alla stessa famiglia europea del Ppe.
Insomma “temporeggiare” è l’ultima parola d’ordine in voga a Madrid che ieri ha emesso titoli di Stato a breve termine per 3,501 miliardi di euro, con i tassi scesi sia sulla scadenza a 2 anni (2,798% contro 4,706% nell’ultima emissione simile, il 21 giugno), che su quelle a tre anni (3,676% contro 5,086% il 5 luglio) e a quattro anni (4,603% contro 5,971% il 2 agosto). Una boccata d’ossigeno preziosa di questi tempi duri per i debiti sovrani dell’Eurozona.
Anche Berlino ha gettato acqua sul fuoco. Angela Merkel si è detta «impressionata per il ritmo e la consistenza» delle riforme avviate dal Governo conservatore di Rajoy, nella conferenza stampa congiunta al Palazzo della Moncloa. «Per esperienza personale, sappiamo che gli effetti di queste riforme richiedono tempo». In Germania vennero varate nel 2002 dall’ex cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schröder, che modernizzò il Paese e perse le elezioni.
«È un cammino difficile, ma sono profondamente convinta che la strada intrapresa è quella giusta», ha aggiunto la Merkel che oggi gode i frutti del lavoro “ingrato” fatto dal suo predecessore.
Abbandonata la stagione e i toni dei “diktat alla bavarese” sui reprobi del Sud-Europa, la cancelliera – che ha cambiato registro e retorica dall’ultimo incontro con il premier greco a Berlino, Antonis Samaras, – ha sottolineato di non essere venuta nella sua prima visita a Madrid «a dire che riforme deve fare la Spagna o meno», dal momento che confida nel fatto che Rajoy «continuerà ad avanzare nella giusta direzione».
«Abbiamo parlato delle comunità autonome, ovviamente», ha ripreso la Merkel, che governa anch’essa un Paese federale, nel sottolineare che le riforme vanno fatte «non solo a livello centrale ma è a tutti i livelli dell’amministrazione che deve cambiare qualcosa». Sono già quattro le regioni autonome – Valencia, Murcia, Catalogna e Andalusia – che hanno fatto ricorso dal Fondo di liquidità delle autonomie, finanziato dallo Stato per 18 miliardi di euro.
Il cancelliere ha assicurato che al riguardo «Rajoy mi ha parlato di una cooperazione molto stretta», fra Stato centrale e regioni, «molto importante per l’immagine» di sistema Paese.
«In tempi di crisi – ha aggiunto il cancelliere – è facile dare la colpa a terzi, ma non è certo la soluzione».
Durante la colazione di lavoro con Rajoy i due leader hanno analizzato le misure avviate in Spagna – in particolare il risanamento finanziario – e a livello europeo, con le iniziative che saranno dibattute nel Consiglio europeo di dicembre, relative alla supervisione bancaria comune o a una maggiore integrazione fiscale dell’Eurozona.
La Merkel ha negato che durante la riunione sia stata affrontata la possibilità di un salvataggio economico per la Spagna e di eventuali condizioni eventualmente imposte da quest’ultima. «Abbiamo parlato di quello realizzato» per il risanamento bancario, ha assicurato il cancelliere, che, in relazione all’intervento annunciato dalla Bce per acquistare debito sovrano spagnolo, ha replicato per evitare ulteriori polemiche con la Bundesbank: «La Bce agisce in maniera indipendente nell’ambito del suo mandato», ed è responsabile «del valore della moneta e della stabilità».
«Il nostro obiettivo – ha aggiunto ribadendo il mantra dei conti in ordine e delle riforme strutturali per recuperare la competitività – consiste nel fare i compiti politici, per recuperare la fiducia nell’euro» e far sì che i mercati confidino che le riforme avviate negli Stati o in Spagna siano credibili, perché saranno onorati gli impegni».

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