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Rajoy nella bufera costretto a nuovi tagli

Con la Borsa di Madrid in caduta libera e con gli investitori che hanno ripreso a vendere senza più freni i titoli del debito spagnolo, il Governo di Mariano Rajoy presenterà oggi nei dettagli una Finanziaria da 40 miliardi di euro per il 2013.
Sui mercati sembra finita la tregua estiva: ieri il differenziale tra i rendimenti dei bonos e i decennali tedeschi è balzato di 45 punti base fino a raggiungere i 460 punti con i rendimenti di nuovo sopra il 6 per cento. Ma il piano anti-spread annunciato in agosto dalla Bce di Mario Draghi sull’acquisto di titoli del debito dei Paesi in difficoltà non può scattare se Madrid non si decide a chiedere aiuto. E Rajoy anche ieri, dagli Stati Uniti, ha ribadito che «al momento non è possibile dire» se e quando il suo Governo chiederà il sostegno internazionale. «Dovremo valutare – ha dichiarato il leader conservatore – se le condizioni poste per il salvataggio sono ragionevoli. Posso però assicurare che al 100% chiederò questo salvataggio se i tassi di interesse sul debito resteranno troppo alti troppo a lungo». Nei prossimi giorni l’agenzia Moody’s potrebbe decidere sul rating della Spagna e non è da escludere un declassamento che potrebbe portare il giudizio sul debito sotto il livello di investimento, giù fino alla categoria junk, spazzatura.
Il Governo spagnolo si sta muovendo da mesi sull’orlo del default ma, nonostante le nuove pressioni degli investitori, potrebbe aspettare ancora, fino alle elezioni di fine ottobre in Galizia e nei Paesi Baschi o addirittura la fine di novembre quando si voterà anche in Catalogna. «La recessione si sta intensificando e il 2013 non sarà l’anno della grande ripresa», ha sottolineato Jean-Michel Six di Standard & Poor’s. Dall’economia vengono solo segnali negativi. Ieri la Banca di Spagna ha segnalato che «il prodotto interno spagnolo sta continuando a contrarsi a ritmo sostenuto nel terzo trimestre, dopo aver chiuso il secondo trimestre con un calo dell’1,3%, in uno scenario di tensione finanziaria che resta a livelli molto elevati». Tra luglio e settembre, tutti gli indicatori economici sono peggiorati, dagli investimenti in impianti a quelli nelle costruzioni, con l’eccezione del turismo, cresciuto del 5% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2011. Con le esportazioni che non riescono a compensare la continua discesa della domanda interna segnata dalle misure di austerity e dalla disoccupazione arrivata al 25 per cento. Dopo i disordini di Madrid anche ieri ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia nei Paesi Baschi e in Navarra.
Inevitabili le conseguenze sul bilancio dello Stato e sugli obiettivi di risanamento. Il budget per il 2013 che verrà spiegato nei dettagli oggi è stato in gran parte annunciato da Rajoy già all’inizio di agosto ed è stato imposto dalla Commissione europea per concedere alla Spagna un anno in più, fino al 2014, per far scendere il deficit pubblico sotto il 3% del Pil. Ed è una condizione necessaria per poter limitare la condizionalità in caso di un nuovo bailout, dopo il finanziamento di 100 miliardi di euro ricevuti, ma non ancora utilizzati, per ricapitalizzare le banche: domani verranno comunicati i risultati degli stress test e quindi il fabbisogno reale degli istituti iberici.
All’aumento delle imposte sui redditi, sui capital gain e sulla casa, ai tagli lineari per i ministeri, alla riduzione dei trasferimenti alle Regioni, è stato aggiunto l’aumento dell’aliquota Iva dal 18 al 21% e il taglio delle tredicesime per i dipendenti pubblici. Secondo fonti sindacali il Consiglio dei ministri approverà oggi anche un nuovo blocco degli stipendi nel pubblico impiego già congelati da due anni e decurtati del 5 per cento.
Ci saranno tuttavia anche interventi strutturali dettati dal peggioramento del quadro generale: il 6,3% promesso a Bruxelles si sta allontanando, gli analisti sono ormai proiettati verso un deficit pari ad almeno il 7% del Pil. Due riforme concordate con l’Unione europea. «Siamo in attesa dell’annuncio da parte delle autorità spagnole di riforme strutturali aggiuntive, che avranno un effetto positivo sul consolidamento dei conti e permetteranno il ritorno alla crescita», ha fatto sapere la Commissione.
La prima riguarda le pensioni, che Rajoy ha sempre promesso di non toccare: non verranno congelate ma il Governo potrebbe modificare le regole per i ritiri dal lavoro anticipati e potrebbe anticipare, forse non oggi ma nei prossimi mesi, l’innalzamento dell’età pensionabile che secondo le regole in vigore dovrebbe passare da 65 a 67 anni in modo graduale per entrare a regime solo tra 15 anni. La seconda riforma coinvolge le Regioni: il Governo spagnolo creerà un’autorità fiscale indipendente, incaricata di controllare la spesa delle autonomie e il loro avvicinamento agli obiettivi di deficit. Un’azione necessaria per mettere in ordine il bilancio, che tuttavia è destinata ad aggravare lo scontro in atto con le amministrazioni periferiche a cominciare da quella della Catalogna.

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