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RaiWay già corre verso la Borsa “Ma dovete cedere meno del 40%”

Il processo di privatizzazione delle torri di trasmissione della Rai entra nel vivo. Il cda della società televisiva ha dato il via libera alla vendita di una quota di minoranza di RaiWay finalizzata alla quotazione. Inoltre i consiglieri hanno approvato – all’unanimità dei presenti – i documenti per il filing presso Consob e Borsa Italiana.

Insomma, la macchina è stata avviata. Non senza immediate polemiche: il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, ha criticato che si voglia mettere sul mercato una quota valutata circa 400 milioni (di cui si è parlato sulla stampa) quando invece alla Rai sono stati tagliati fondi per 150 milioni (ed è quello l’importo che teoricamente andrebbe recuperato con la vendita di RaiWay). Critiche e richieste di incontro urgente con il direttore generale Luigi Gubitosi anche da parte dell’Usigrai (il sindacato giornalisti Rai).
L’obiettivo comunque è di fare in fretta, presentando quanto prima il filing alla Consob, per arrivare entro la prima metà di novembre in Borsa. Nel frattempo sono già partite le operazioni propedeutiche ad avere il disco verde da parte dell’Authority, comprese una serie di nomine(interne) per coprire ruoli esecutivi finora esercitati dalla controllante Rai. Allo stesso modo, il debito ora infragruppo (un centinaio di milioni) dovrebbe passare direttamente alle banche.
Se il quadro è chiaro, sui dettagli della quotazione non sono ancora state prese decisioni vincolanti, dall’azienda e dalle banche collocatrici (Banca Imi, Mediobanca e Credit Suisse, mentre Bnp e Citi faranno da joint bookrunner): a quanto risulta il decreto della presidenza dei ministri parlerà infatti di una quota compresa tra il 25 e il 49% dell’azienda. E’ probabile che ci si indirizzi verso una quota importante da offrire sul mercato, intorno al 40%, di cui una parte significativa ma non preponderante andrà ai risparmiatori. L’obiettivo, infatti, resta quello di tenere l’enfasi sulla compo- nente istituzionale (e in particolare estera) anche se verrà riservata molto probabilmente una percentuale ai dipendenti (che in genere in occasione di società privatizzate vengono incentivati dalla distribuzione di bonus).
Tutti dettagli ancora allo studio e che devono ancora passare il vaglio dei consulenti finanziari ma anche, vista la specificità della società (una controllata Rai) trovare il gradimento del mondo politico. In termini di capitalizzazione si sta ragionando su un valore che dovrebbe oscillare tra i 900 milioni e il miliardo, sulla base di un multiplo vicino a 10-12 volte l’Ebitda (in linea con i competitor). Il punto di forza della società è il contratto, appena confermato per sette anni e rinnovabile per altrettanti, con la Rai, per 170 milioni annui. Un flusso di cassa certo, quindi, ma sulla base di un accordo flessibile, con clausole che dovrebbero permettere, negli anni futuri, altri possibili accordi per la vendita del segnale a terzi (oltre che alla stessa Rai).
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