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Rai, sì della Vigilanza a Tarantola presidente

ROMA — Dalla commissione di Vigilanza arriva un via libera, tra le polemiche, alla nomina di Annamaria Tarantola — ex vicedirettore di Bankitalia — a presidente della Rai. I voti favorevoli sono stati 31 sui 27 necessari, nessun contrario, una scheda nulla e due bianche. I parlamentari dell’Idv e della Lega non hanno preso parte alla seduta. In una mail di saluto ai dipendenti della banca dalla quale s’è dimessa, Tarantola ha ammesso che lasciare «l’istituto dopo 41 anni è stata una decisione sofferta, non facile». Ma ha aggiunto che svolgerà il suo nuovo mandato «con equilibrio, indipendenza e trasparenza». Il presidente della Repubblica, Napolitano s’è congratulato con Tarantola per la nomina al vertice dell’azienda di viale Mazzini «con un mandato altamente impegnativo nell’interesse generale del servizio pubblico e del Paese ». Auguri anche dal suo predecessore, Garimberti: «Il mio auspicio — ha detto — è che, lavorando senza troppo “rumore” intorno, riesca a dare alla Rai una governance più efficace, lottando contro la piaga dell’evasione del canone». La senatrice Finocchiaro ha esultato per il fatto che «ai vertici della più grande impreche culturale del Paese sia stata chiamata una donna»..
Ma il risultato della votazione in Vigilanza, che ha incassato il plauso del suo presidente Zavoli («La Commissione non ha esaurito il suo compito, ma da oggi la Rai e il servizio pubblico sono una realtà diversa», ha detto), non ha placato le tensioni all’interno della stessa maggioranza che sostiene il governo Monti. È stato il Pdl a dare fuoco alle polveri, con la dichiarazione di voto di Alessio Butti: «Diciamo sì a Tarantola — ha detto il capogruppo in Vigilanza — ma vigileremo sul rispetto della legge». Vale a dire che resta il braccio di ferro sui super poteri il governo ha voluto attribuire al neo-presidente e che il centrodestra contesta, rivendicandoli come prerogative del Cda. Butti ha sottolineato che «il Pdl ha condotto la propria battaglia in modo trasparente e in netta coerenza con la giurisprudenza costituzionale che prevede in modo inequivocabile che i poteri del cda Rai siano stabiliti per legge. E che si fondino sulla collegialità quale strumento operativo». «Del resto — ha aggiunto — la legge è legge, per tutti». Gli fa eco, sempre sul tema delle deleghe al presidente, il senatore Maurizio Gasparri: «Ora bisogna rispettare tutte le norme e le sentenze vigenti». Anche Antonio Verro, il componente pdl del cda che in consiglio s’era astenuto sulla nomina di Tarantola, avverte: «Sulle deleghe al presidente spero ora in un’ampia condivisione».
Immediata la replica del segretario Pd, che ha mal digerito il fatto che nei giorni scorsi i vertici del partito di Berlusconi siano stati ricevuti dal governo per parlare degli assetti dell’azienda radiotelevisiva. «Mentre la gente vive i problemi che conosciamo — attacca Pier Luigi Bersani — vedo che l’intero gruppo del Pdl si muove verso Palazzo Chigi e viene ricevuto per discutere di Rai, capitolo “pesi e misure”. Se il Pdl ritiene di essere padrone della Rai, vorrà dire che il canone se lo pagherà lui». Se è scontro fra Pdl e Pd, l’Udc tenta di mediare tra gli schieramenti: «Ora che Tarantola è presidente — è l’invito del capogruppo Roberto Rao — la politica faccia un passo indietro, non pretendendo di occuparsi delle nomine o della gestione dell’azienda ». Positivo il commento del sindacato dei giornalisti. «La missione è possibile — è l’augurio di Carlo Verna, segretario Usigrai — Tarantola può cominciare a fare quel che deve, sperando che lo riesca a fare con spirito di indipendenza».

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