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«Rai ricapitalizzata con l’Ipo Rai Way Ora riforme incisive»

E magari anche a chiedere che cosa ne pensa il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, il manager a cui il governo Monti affidò due anni fa il difficile risanamento della Rai e a cui si deve oggi il successo della prima operazione strategica del gruppo pubblico dopo decenni di immobilismo, la privatizzazione e la quotazione in Borsa di Rai Way, la società che gestisce le torri di trasmissione della tv pubblica. «Sono molto soddisfatto della risposta del mercato all’Ipo di Rai Way – dice Gubitosi a Il Sole 24 Ore – ma mi fermo qui. La privatizzazione della Rai non è un’opzione che spetta a me: la decisione è del governo. E comunque, non credo che avverrà nell’arco del mio mandato, che scadrà nella primavera del 2015 con l’assemblea sul bilancio 2014. Che si chiuderà ancora una volta in utile».
Se è dunque evidente che la quotazione della Rai non è (e non sarà) un problema di Gubitosi, il debutto in Borsa della controllata Rai Way è certamente un successo personale: dalla decisione all’esecuzione sono trascorsi meno di 5 mesi, un record per la Rai e per qualunque privatizzazione mai fatta in Italia. Ma forse proprio perchè siamo in Italia e parliamo di Rai, il vero rischio non scritto nei prospetti è quello della politica: e ieri, la quotazione in Borsa di Rai Way ha rischiato di farne le spese poche ore dopo il suo brillante debutto a Piazza Affari. La spaccatura nel consiglio della Rai (con le dimissioni di Luisa Todini) sulla decisione di fare causa al Governo contro il prelievo di 150 milioni di euro dal canone degli abbonati alla tv pubblica si è immediatamente ripercossa sul titolo di Ray Way, danneggiandone in qualche misura il valore finale: le azioni, collocate a 2,95 euro, hanno viaggiato intorno ai 3,12 euro fino alle 16,30, quando le prime notizie sul ricorso contro il Governo ne hanno stroncato la corsa facendole cadere fino a 3 euro (in Borsa anche i centesini pesano). «La scelta del ricorso contro il Governo proprio il giorno del debutto di Rai Way – spiega Gubitosi dopo la clamorosa decisione del board – non può farmi certamente piacere e non manda un bel segnale al mercato. Ma un’operazione ben gestita in ogni fase e il cui valore è stato immediatamente recepito dagli investitori non può passare in secondo piano per eventi che nulla hanno a che fare con le logiche industriali e finanziarie che le sono alle spalle. Rai Way piace al mercato perchè è ben gestita, ha ottimi manager e concrete prospettive di crescita e sviluppo: prima era solo una costola della Rai, ora è un’impresa aperta al mercato e ben posizionato anche per diventare soggetto aggregante nel processo di consolidamento in corso nel suo settore.
Visto che alla fine il debutto di Rai Way è andato bene, vorrei un suo giudizio più esplicito sul blitz del consiglio Rai: non avrà fatto piacere nemmeno a lei perdere 150 milioni dal canone versato dagli abbonati Rai…
Nella mia esperienza professionale e nelle grandi aziende in cui ho lavorato, come Fiat, Wind e Merrill Lynch, le decisioni dell’azionista sono legge e i suoi rappresentanti nel board non fanno ricorsi giudiziari per bloccarle. Dal mio punto di vista, ritengo che il compito di un manager sia proprio quello di eseguire tali scelte: se non è d’accordo con le decisioni della proprietà, il manager si dimette, non vota contro.
Ma resta il fatto che il prelievo di 150 milioni su un’azienda in ristrutturazione pesa…
Certo, ma aggiungo anche che la quotazione di Rai Way ha risolto più di un problema, compreso questo. Mi spiego. La Rai ha un patrimonio di circa 200 milioni di euro e vista la situazione dei conti siamo stati esposti al rischio di dover effettuare interventi sul capitale. Con la quotazione del 30% di Rai Way abbiamo raccolto 244,85 milioni di euro e la società ha raggiunto in Borsa una capitalizzazione di circa 802,4 milioni: con l’esercizio della green shoe, pari a circa il 5%, l’incasso totale per la Rai potrebbe salire a 280 milioni, risorse fresche che equivalgono a una vera e propria ripatrimonializzazione del gruppo. Non solo. Dei 240-280 milioni di euro che entrano in cassa, 150 milioni ci consentono di compensare il prelievo deciso dal Governo, il resto ci permette di effettuare investimenti necessari sulle nostre infrastrutture. Per esempio, possiamo finalmente avviare la necessaria bonifica dall’amianto del quartier generale della Rai a Roma in Viale Mazzini.
Il ministro Padoan ha apprezzato l’operazione Rai Way e l’ha presa a modello per le privatizzazioni che verranno. E molti esponenti della maggioranza hanno criticato duramente il ricorso del board contro il governo. Eppure, lei resta sempre sotto tiro: le sue dimissioni o il suo licenziamento sono il tormentone più gettonato nel mondo dei media… e della stessa Rai
È dal primo giorno in cui sono entrato in Rai che sento queste chiacchiere: che le posso dire, fa parte delle regole del gioco. Detto questo, per me è un’esperienza entusiasmante, impegnativa e a volte difficile. Aggiungo che in aziende pubbliche con un ruolo delicato come quello che ha la Rai, il lavoro di un manager sia proprio quello di effettuare interventi continui per adeguare la struttura alle esigenze della sua missione e del settore in cui opera. In altre parole, il cantiere Rai non finisce mai.
Come giudica, in questo senso, le polemiche sollevate dalla presenza di una folta pattuglia di giornalisti al seguito del premier Renzi in Australia per il G 20?
Le giudico fondate. Ciò che è successo è esattamente il motivo per cui stiamo cercando di superare una struttura dell’informazione che posso definire senza esagerazione la più complessa del mondo. Una riforma seria dei modelli operativi della nostra struttura giornalistica permetterebbe di eviatare inutili duplicazioni e sprechi di risorse.
Ma il Governo la sostiene? Il rapporto con l’esecutivo, cioè il suo azionista di maggioranza, è buono o no? Lei in fondo è stato nominato dal governo Monti: oggi il quadro politico è completamente diverso…
Le rispondo che in questi due anni e mezzo come direttore generale della Rai ho lavorato con soddisfazione e impegno: e credo che la Rai sia già oggi un’azienda migliore.

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