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Rai, nuova governance entro primavera

«Il voto espresso dal Consiglio di amministrazione Rai è incomprensibile, lontano dalla realtà, estraneo agli interessi dell’azienda. È un tentativo di arroccamento su posizioni di conservazione». Le parole sono del sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, in un’intervista all’ Huffington Post . Ma non è difficile scoprire in trasparenza la posizione dello stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Un Cda Rai che annuncia il ricorso contro una decisione del governo, il prelievo di 150 milioni in nome della spending review, è un vulnus notevole nel rapporto esecutivo-azienda. E così Giacomelli coglie la palla al balzo per annunciare una completa revisione della Rai: «Sono convinto che il ricorso non verrà accolto. La Rai non sarà più una sorta di “parlamentino”. Finita la sessione di bilancio, presenteremo la riforma della governance dell’azienda pubblica che sarà approvata entro la data di scadenza di questo Consiglio, la primavera prossima».
Il governo accelera sulla riforma ridimensionando lo scontro con l’attuale vertice Rai, ritenendolo a un passo dalla conclusione del suo mandato e poco influente sul futuro dell’azienda.
Lo conferma Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Vigilanza Rai: «L’azienda ha bisogno di una piena riforma della governance e non di polemiche sterili e intempestive. Basta con la famigerata legge Gasparri». Non si insiste sulle dimissioni per un fatto tecnico: se mai la richiesta fosse accolta, il governo Renzi sarebbe tecnicamente costretto a nominare nuovi vertici proprio con la «famigerata legge Gasparri» vanificando ogni legge per la riforma della governance.
Tutto questo mentre Sic Cgil, Snater e Libersind-Confsal proclamano per il 12 dicembre una unica giornata di sciopero nazionale dei dipendenti Rai contro il disegno del governo. Il consigliere Antonio Verro, che ha presentato l’ordine del giorno (poi approvato con sei voti contro due contrari e l’astensione della presidente Anna Maria Tarantola) per il ricorso contro il taglio di 150 milioni definisce «inopportuna» l’astensione della presidente e protesta: «Non capisco perché tutti continuino a dire “via la politica dalla Rai” e ora che il Cda si dimostra autonomo e indipendente, la politica non gradisce e dice che non va bene».
E respinge al mittente le richieste di dimissioni che arrivano dal direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, il quale avrebbe fatto sapere che, a suo avviso, i consiglieri responsabili di un voto contro l’azionista, cioè il ministero dell’Economia, dovrebbero dimettersi.
Proprio Maurizio Gasparri, Forza Italia, autore della legge che porta il suo nome, plaude al Consiglio: «Ha giustamente contestato un provvedimento illegale del governo. Renzi ha preso 150 milioni di euro pagati dai cittadini per il canone, una tassa di scopo che non può essere destinata ad altri. E per di più la Rai, per parare la botta, vende pezzi di azienda, le antenne senza le quali non esisterebbe». Lunedì la commissione parlamentare di Vigilanza Rai ascolterà i vertici di viale Mazzini sul contestato voto di mercoledì.
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