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Rai, l’evasione cresce da 13 anni

di Rosalba Reggio

Nello spot del 2007, un intraprendente Flavio Insinna inseguiva gli abbonati Rai per invitarli a pagare il canone. Con poco successo. Chi si camuffava – occhiali neri e sciarpa per coprire il viso – e scappava con la complicità della portinaia, chi saliva in macchina e si dava alla fuga. A quattro anni di distanza, e diversi spot dopo, la squadra dei "fedeli pagatori" del canone, pur aumentando di numero, si confronta con una squadra di "non pagatori" ancora potente. E non solo, la percentuale di evasori aumenta da 13 anni. Dai dati forniti dalla Rai, che registrano il numero di abbonamenti e lo confrontano con il numero di famiglie soggette a canone, emerge che il 26,5% di queste non rispetta l'obbligo. In sostanza più di un nucleo familiare su quattro non paga l'abbonamento alla televisione. In barba ai messaggi degli spot che ogni anno invitano a non "dimenticare" questa scadenza: quello del 2007 «per noi, siete voi quelli importanti», o del 2008 «la Rai è anche tua», o del 2010 «la Rai è di casa».

In realtà, "di casa" nel nostro paese c'è il costume di non pagare il canone. Non mancano segnali positivi. «Rispetto all'anno scorso –, spiega Stanislao Argenti, responsabile abbonamenti della Rai – abbiamo aumentato il numero di abbonati di 104mila unità. Un trend positivo che registriamo dal 1998». A voler ben guardare i numeri, però, l'andamento dei nuovi abbonati ha registrato un calo negli ultimi anni, per poi aumentare nuovamente nel 2010: erano 434mila nel 2007, 411mila nel 2008, 401mila nel 2009 e 415 mila nel 2010. Incrementi che lasciano ancora molte aree scoperte. Per quantificare l'evasione basta fare un semplice calcolo. Dai dati forniti dalla Rai, nel 2009 risultano 22.528.450 famiglie dotate di televisore (al netto delle coabitazioni), gli abbonamenti, per lo stesso anno, risultano essere 16.756.491. La differenza tra i due numeri (5.771.959) moltiplicata per il canone dovuto per il 2011 (110,5 €), genera una stima di evasione pari a circa 638 milioni di euro.

Gli strumenti per stanare gli evasori sono pochi: gli ispettori che si muovono su tutto il territorio nazionale sono 120 e non sono autorizzati a entrare negli appartamenti. Inoltre, da quando non esiste più l'obbligo da parte dei rivenditori di segnalare l'identità di chi acquista un televisore, i controlli vengono fatti incrociando i dati anagrafici con l'elenco abbonati.

Il risultato di queste letture regala una fotografia molto contrastata. Guardando oltre il dato complessivo, che registra una fedeltà all'obbligo pari al 73,5%, l'Italia si racconta tra due immagini opposte. Collobiano, 130 abitanti in provincia di Vercelli, dove il 100% delle famiglie paga il canone, e San Cipriano d'Aversa, 13mila abitanti in provincia di Caserta, dove a pagare l'abbonamento della tv è solo il 7% delle famiglie. All'interno dei due casi limite si esprime tutta la diversità del paese.

Il Nord, animato da un'appassionata contestazione sul canone (i siti "contro" sono numerosissimi), paga in modo compatto e risulta al di sopra della media nazionale. Il Centro dimostra di riconoscere l'obbligo e ha punte di virtuosismo (in Toscana paga più dell'82% delle famiglie). Il Sud può mostrare con orgoglio i dati della Puglia, che vedono una percentuale di nuclei fedeli al canone superiore al 77% e singole storie di fedeltà ancora più accentuate.

Qui finiscono però le "buone pratiche". Campania, Sicilia e Calabria, infatti, registrano livelli di evasione molto alti, con vere e proprie zone franche. Aree dove l'obbligo diventa discrezionalità e la discrezionalità si trasforma in rarità. Insomma il quadro si inverte e chi paga diventa minoranza. O aree nelle quali gli ispettori non si avventurano e la riscossione del canone televisivo non rappresenta una priorità.

Insomma nell'anno del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, il paese dimostra la sua spiccata eterogeneità. E anche l'annuale spot Rai, che per ricordare la scadenza del pagamento ha scelto il motto "Fratelli d'Italia", ha finito per dividere. Animando una polemica sui dialetti che nella rete non è ancora scaduta. Al contrario del canone, per il quale dal primo febbraio è scattata già la mora.
 

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