Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rai La Borsa (e il web) o la vita

No, non è la Bbc. Questa è la Rai. Mentre l’emittente britannica pubblica chiude l’anno mobile 2013-2014 con 154 milioni di surplus su 5,06 miliardi di ricavi e il suo consigliere delegato, Anne Bulford, sottolinea l’«efficienza garantita mantenendo la produzione di eccezionali programmi e servizi», la Radiotelevisione italiana deve fare i conti con un bilancio difficile. Anche a causa del calo pubblicitario, che ha colpito tutto il settore editoriale, la Rai ha perso in quattro anni (dal 2010 al 2013) quasi 300 milioni (284) di ricavi malgrado l’aumento delle entrate da canone. E ha triplicato i debiti, tagliato 80 milioni d’investimenti, quasi dimezzato il patrimonio, aumentato l’organico.
In compenso, è tornata all’utile con un anno d’anticipo sui piani e ha un margine lordo in crescita, a dispetto del minor giro d’affari.
Il portale italiano
Ora, forse non è missione di un’azienda pubblica d’informazione macinare guadagni, ma mantenere l’equilibrio finanziario sì e questo non può prescindere dal peso dei debiti. È chiaro che manca la benzina per gli investimenti futuri: a partire dai 140 milioni previsti nelle infrastrutture di produzione di notizie e contenuti, previsti dal piano Gubitosi-Tarantola come «fase 2» dopo l’avvenuta digitalizzazione della rete.
Per raccogliere capitale la quotazione in Borsa è dunque ritenuta dagli osservatori la via obbligata. «La coperta è cortissima e questo è il solo modo per investire, internazionalizzarsi, crescere, vendendo contenuti editoriali sul web — dice Stefano Caselli, prorettore dell’Università Bocconi che per Corriere Economia ha analizzato i bilanci dell’azienda —. La Rai deve diventare un protagonista globale, con sito web accessibile a tutti, che moltiplichi la pubblicità (il tetto del 4% al web non si applica, ndr. ). Un venditore d’informazione il cui punto di forza può anche essere l’italianità. Potrebbe essere la Rai il portale autorevole di promozione del patrimonio turistico e artistico nazionale».
L’alternativa è l’aumento di capitale, oggi improponibile per l’azionista unico Tesoro. La Borsa consentirebbe di mantenere la maggioranza pubblica (ma chiede redditività) e potrebbe essere lo sbocco, secondo Caselli, non solo della controllata RaiWay (vedi box), ma in seguito anche «per tutta la Rai». Perché la foto che emerge dai bilanci rivela difficoltà, anche a fronte dell’obiettivo dei vertici di avere nel 2015 una Rai tutta digitalizzata che produca contenuti in alta definizione.
In quattro anni i ricavi sono scesi del 9,4% a 2,729 miliardi, benché le entrate da canone siano salite del 4,1% a 1,755 miliardi. L’indebitamento netto è aumentato del 185% a 440,9 milioni, gli investimenti nei programmi sono scesi del 14% a 438,3 milioni; la voce «altri investimenti» segna un calo del 34% a 99,3 milioni. Il patrimonio netto è diminuito del 44% a 296,2 milioni: se nel 2010 i debiti netti valevano un terzo del patrimonio, ora pesano il doppio.
Però il margine lordo è dignitoso e in controtendenza, dieci milioni più di quattro anni fa: 651 milioni contro 641. Inoltre l’utile netto ha toccato i 5,3 milioni, contro i 244,6 milioni di rosso del 2012. Segno che l’efficientamento c’è stato, ma è ancora troppo poco per reggere debiti che sfiorano il mezzo miliardo. All’origine dell’impennata l’azienda indica gli investimenti nel digitale (200 milioni nel 2010-2012) e la perdita d’esercizio del 2012, che ha impattato sull’anno seguente anche per il piano esodi. Malgrado l’uscita di 700 persone, rispetto a quattro anni fa i dipendenti sono 118 in più (11.473), ma l’obiettivo era frenare la crescita del costo del lavoro: è ritenuto centrato.
Chiariamoci, la Rai resta la Rai. Tre i punti di forza, nota la Bocconi. Primo, la leadership ritrovata nel mercato televisivo: e qui l’Auditel indica uno share del 40% nel 2013 in prima serata contro il 33,8% di Mediaset.
Modello Montalbano
Il secondo è l’offerta diversificata e il terzo quel patrimonio di marchi e capitale creativo che rende la Rai esportabile (esempio: Montalbano). Ma nei punti di debolezza, alla situazione debitoria si aggiunge la scarsità di fonti di ricavo diverse dal canone, che con 17 milioni di abbonati stabili incide per il 64% sul fatturato. Il 25% viene dalla pubblicità (in calo, ma rilanciata dai canali digitali come Rai4 e Rai5, più profilati) e solo il 10% circa dalla voce «altri contenuti», che comprende la vendita di diritti su opere di cui Rai e produttore o coproduttore.
È un capitolo sul quale, invece, guadagna Bbc World. La rete britannica (benché abbia più budget di spesa e il vantaggio della lingua inglese) è ritenuta un modello perché operatore integrato che vende all’estero contenuti anche digitali e ha reti molto diverse l’una dall’altra.
L’altro punto debole Rai è infatti la struttura organizzativa, «poco efficiente e inadatta a competere nel business globale» con le tre reti che «sfruttano poco le economie di scala». Su tutto c’è poi la «percezione di condizionamento politico».
Tutto ciò mentre l’azienda deve confrontarsi da un lato con Sky, che se davvero trasmettesse «in chiaro» diventerebbe l’operatore internazionale di riferimento per gli italiani; dall’altro con Mediaset che, se alleata con Telecom, sarebbe rivale come fornitore di contenuti. Il previsto passaggio della Rai da broadcaster (emittente) a media-company (gruppo editoriale che si espande sul web) passa da questo imbuto. «La Rai non riesce più a investire in format, è una piattaforma domestica — nota Caselli —. O riduce in modo drastico costi e perimetro, o s’internazionalizza e va in Borsa. È vero che le privatizzazioni si sono fermate, ma quella è la via». Dissestata, però, visto che giovedì si è ritirata la quarta debuttante in Piazza Affari (Fedrigoni). Posto che la Rai sia pronta per la Borsa, non è detto che la Borsa sia pronta per la Rai .
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa