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Rafforzamento patrimoniale, è corsa a ostacoli sui calcoli

Misure di sostegno alla capitalizzazione delle imprese «potenziate» dalla legge di Bilancio 2021. Così, se da una parte non passano inosservate le novità apportate dalla manovra alle due tipologie di tax credit introdotte dal decreto Rilancio, dall’altra, resta confermato un meccanismo di calcolo alquanto complesso. Con l’articolo 26 del dl 34/2020 sono state istituite tre differenti misure destinate al rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni, quali: a) un credito d’imposta nella misura del 20% per i conferimenti in denaro diretti all’aumento del capitale di società danneggiate dal Covid-19 (credito d’imposta per i soci); un credito d’imposta commisurato alle perdite della società (credito d’imposta per le società); c) l’istituzione di un fondo per il sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo, denominato «Fondo Patrimonio Pmi», finalizzato a sottoscrivere obbligazioni/titoli di debito emessi dalle società. Con la legge di Bilancio 2021 viene fatto slittare al 30 giugno 2021 il termine di effettuazione degli aumenti di capitale ai fini del credito d’imposta per le società (ma non per il beneficio destinato ai soci), così come il termine per la sottoscrizione dei prestiti obbligazionari da parte del suddetto fondo. Focalizzando l’attenzione sul primo tax credit, si osserva che all’investitore che effettua i conferimenti in denaro in una o più società (lasciando così intendere la possibilità di un intervento plurimo) è riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 20% dell’ammontare dello stesso conferimento. Riguardo all’entità del beneficio, va evidenziato che l’importo massimo del conferimento sul quale calcolare il credito d’imposta è pari a 2 milioni di euro (conseguentemente, il credito d’imposta massimo ammonta a 400 mila euro). Tuttavia, la norma non chiarisce se detto tetto massimo sia applicabile al singolo soggetto conferente o alla società. Inoltre, tenuto conto che il credito d’imposta spetta «ai soggetti che effettuano conferimenti in denaro … in esecuzione dell’aumento del capitale sociale» l’articolo 2, comma 6 del dm 10/08/2020 ha precisato che il beneficio spetta sia in relazione ai conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo azioni o quote, sia a seguito della conversione di obbligazioni convertibili. Sono, in ogni caso, esclusi gli apporti in «natura»; ciò anche nel caso in cui gli aumenti di capitale siano agganciati alla rinuncia dei soci ai crediti vantati nei confronti della società. In realtà, la volontà del creditore (nel caso, il socio) di rinunciare (in toto o in parte) al proprio credito nei confronti della società è una forma di estinzione più vicina al versamento in denaro che al conferimento in natura. Tuttavia, il dm 10/08/2020 non prevede questa assimilazione ma include tra i conferimenti in denaro la conversione delle obbligazioni convertibili; lo stesso decreto chiarisce che il credito d’imposta è riconosciuto a condizione che i conferimenti siano effettuati in esecuzione della delibera assunta nel solo periodo agevolato, con esclusione delle sottoscrizioni in capo a società che hanno rapporti di collegamento o controllo con la beneficiaria. Ancora, è necessario che l’investitore ottenga dalla conferitaria una certificazione che attesti il mancato superamento dell’importo complessivo agevolabile (ovvero, la sola quota parziale agevolata). Il diritto al credito d’imposta viene meno, con obbligo di restituire l’ammontare detratto unitamente agli interessi legali, nel caso in cui la società oggetto del conferimento in denaro distribuisca riserve (di qualsiasi tipo) prima del 1° gennaio 2024 (e, quindi entro il 31 dicembre 2023). Sul piano contabile, appare possibile che il credito d’imposta si rilevi tra i crediti tributari dello stato patrimoniale, con contropartita, in avere, la voce 20 di Conto economico; resta ferma l’informativa in nota integrativa con l’indicazione degli effetti sul tax rate.

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