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Raddoppio termini a 360 gradi

Sanzioni sul monitoraggio fiscale con raddoppio dei termini anche nel caso di stipula di accordi con gli stati black list. Gli accordi di specie, infatti, sterilizzano le previsioni in tema di raddoppio dei termini sulla presunzione di redditività e sull’incremento delle sanzioni sulle imposte corrispondenti ai redditi mentre, per la mancata o carente compilazione del quadro RW nessuna riduzione sui periodi di imposta è prevista.

Quello che potrà cambiare, nel caso di stipula dell’accordo, è unicamente la misura della sanzione che nell’ambito della disclosure sarà individuata nella misura minima dell’1,5 per cento.

Le disposizioni della norma del 2009. La procedura di voluntary disclosure deve essere rapportata a quanto previsto dall’articolo 12 del decreto legge n. 78 del 2009. Tale disposizione contiene una serie di presunzioni ed inasprimenti sanzionatori per le violazioni alle norme sul monitoraggio fiscale:

– il comma 2 dispone infatti in merito alla presunzione di redditività degli investimenti e delle attività finanziarie non transitate per il quadro RW nel caso in cui le stesse siano collocate in stati o territori a regime fiscale privilegiato. Viene inoltre previsto come le sanzioni sulle imposte corrispondenti al reddito presuntivamente determinato, sono raddoppiate;

– il comma 2 bis dispone come l’accertamento basato sulla presunzione di redditività dell’investimento non dichiarato, sia ai fini delle imposte sui redditi che ai fini Iva, può essere effettuato con termini raddoppiati;

– il comma 2 ter dispone che per le sanzioni per le violazioni legate alla mancata compilazione del quadro RW, opera con raddoppio dei termini, il disposto dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

Va ricordato come, da un punto di vista pratico, l’Agenzia delle entrate applichi la norma di specie in relazione ai periodi di imposta che, alla data del 1° luglio 2009, data di entrata in vigore della norma, erano ancora aperti con una impostazione che non ha trovato ovviamente generale riscontro dinanzi alle commissioni tributarie. Una ulteriore osservazione di carattere più generale riguarda però la ratio della disposizione introdotta nel 2009, finalizzata a punire pesantemente quei contribuenti che non accedevano allo scudo fiscale. In questo contesto, si potrebbe sostenere, in linea di principio, la completa inapplicabilità della norma nell’ambito di una sanatoria come la voluntary disclosure che rispetto allo scudo è ben più onerosa e non fornisce alcuna garanzia per i periodi di imposta diversi da quelli oggetto di sanatoria. E che, peraltro, viene effettuata mediante la presentazione di una dichiarazione che è perfettamente conosciuta da parte dell’amministrazione finanziaria. Le norme sulla disclosure. Nell’ambito della norma relativa alla voluntary disclosure, il legislatore ha tenuto in considerazione le disposizioni contenute nell’articolo 12 del decreto legge n. 78 del 2009 al fine di sterilizzare, in alcune ipotesi, il loro effetto. Il comma 4 del nuovo articolo 5 quater del dl 167 del 1990 come introdotto dalla legge n. 186 del 2014 prevede infatti come ai soli fini della procedura di collaborazione volontaria, per la determinazione dei periodi di imposta per i quali non sono ancora scaduti i termini di accertamento, non si applica il raddoppio dei termini di cui al comma 2 bis dell’articolo 12 del dl 78 del 2009 laddove ricorrano congiuntamente tre ipotesi :

– il trasferimento in Italia o in stati white list (ovvero il mantenimento in detti stati) delle attività oggetto di sanatoria. Medesima conseguenza si verifica nel caso in cui le attività siano mantenute in stati black list ma si autorizzi l’intermediario a comunicare alle autorità italiane tutti i dati relativi alle stesse;

– nel caso di eventuali trasferimenti in stati black list delle attività oggetto di sanatoria, si fornisca apposita autorizzazione per l’informativa alle autorità italiane;

– avvenga la stipula di un accordo. La stipula di un accordo è peraltro elemento dirimente anche ai fini della sterilizzazione della presunzione di redditività sugli investimenti o sulle attività finanziarie che sono oggetto di disclosure.

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