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Raddoppio in sicurezza

Anche la Cassazione salva gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle entrate prima del 2 settembre 2015 (entrata in vigore della nuova disciplina del raddoppio dei termini di accertamento) usufruendo del raddoppio dei termini di accertamento indipendentemente dall’effettiva presentazione della denuncia penale. Il dlgs recante disposizioni sulla certezza diritto nei rapporti tra fisco e contribuente (dlgs 128/2015) ha modificato la previgente disciplina del raddoppio dei termini di accertamento contenuta negli artt. 43, c. 3 del dpr 600/1973, e 57, c. 3 dpr 633/1972. Tali disposizioni originariamente prevedevano che l’amministrazione finanziaria fosse legittimata ordinariamente a emettere gli avvisi di accertamento entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione ovvero, in caso di dichiarazione omessa, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione sarebbe stata dovuta essere presentata. Tuttavia era anche previsto che in caso di contestazioni che avessero comportato l’obbligo di denuncia penale l’amministrazione avrebbe usufruito di termini raddoppiati rispetto agli ordinari per notificare l’avviso di accertamento. La formulazione della norma tuttavia aveva creato numerosi problemi interpretativi e applicativi. L’amministrazione spesso si avvaleva dei termini raddoppiati facendo leva anche sull’invio di una notitia criminis relativa a un reato già prescritto o sull’accertamento di situazioni tali da integrare una fattispecie penale senza che all’uopo fosse stata formalizzata alcuna specifica denuncia. La famosa sentenza della Corte costituzionale, n. 247 del 25 luglio 2011, aveva considerato legittimo il raddoppio anche se i termini ordinari di accertamento fossero già scaduti, individuando alcune limitazioni al potere dell’amministrazione. Con il dlgs128/2015, tuttavia, è stato chiarito che il raddoppio dei termini opera solamente a seguito dell’effettivo invio della denuncia ai sensi dell’art. 331 c.p.p. effettuato entro gli ordinari termini di accertamento.

Il decreto si è però anche preoccupato di «salvare» tutti gli atti impositivi emessi dall’Agenzia delle entrate sulla base della vecchia prassi che alla luce delle nuove disposizioni sarebbero stati di dubbia legittimità. L’art. 2, c. 3 del dlgs 128/2015 prevede infatti che «sono comunque fatti salvi gli effetti degli avvisi di accertamento, dei provvedimenti che irrogano sanzioni amministrative tributarie e degli altri atti impugnabili con i quali l’Agenzia delle entrate fa valere una pretesa impositiva o sanzionatoria, notificati alla data di entrata in vigore del presente decreto».

Anche la Corte di cassazione, con la sentenza n. 20043 dello scorso 7 ottobre, senza nulla cennare alla nuova normativa in materia di raddoppio dei termini di accertamento, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento relativo all’anno d’imposta 2005 e notificato, nel 2012, dall’amministrazione usufruendo del raddoppio dei termini di accertamento nonostante non fosse stata inviata la notitia criminis a carico della contribuente. A detta della Corte infatti «il raddoppio dei termini per l’accertamento consegue dal mero riscontro di fatti comportanti l’obbligo di denuncia penale Indipendentemente dall’effettiva presentazione della denuncia o dall’inizio dell’azione penale».

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