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Raddoppia il tasso BoT cala lo spread

di Morya Longo

Il ministero del Tesoro italiano ha collocato ieri 11 miliardi di euro di BoT trimestrali e annuali, pagando tassi d'interesse doppi rispetto alle ultime aste: in compenso la domanda degli investitori è stata buona. Sempre ieri il ministero del Tesoro tedesco ha provato a collocare 5 miliardi di Bund decennali, con rendimenti ai minimi storici: in questo caso la domanda è stata invece così scarsa, che alla fine il collocamento si è fermato a 3,8 miliardi. Come sia possibile che dopo il crollo dei mercati di martedì ieri gli investitori abbiano apprezzato i BoT italiani e snobbato i Bund tedeschi, lo spiega con poche parole un operatore: «È tutta questione di prezzo».
Tradotto: i BoT italiani attirano ancora se offrono tassi d'interesse consistenti, i Bund piacciono meno se rendono troppo poco. Crisi o non crisi, Spagna o non Spagna, per gli investitori è «tutta questione di prezzo». Ieri l'hanno dimostrato le aste. E l'ha ribadito il fatto che lo spread tra BTp e Bund, che martedì aveva superato i 400 punti base, sia rientrato a 375. In calo anche quello spagnolo, sceso a 410 punti base. Sulle scadenze brevissime, anzi, Madrid è riuscita a raggiungere e anche a superare Roma: i rendimenti spagnoli sono ora inferiori sulla scadenza trimestrale (0,92% contro l'1,1%) e su quella a due anni (3,33% contro 3,46%).
BoT: tassi al raddoppio
L'asta dei BoT è emblematica. Nell'ultimo collocamento di metà marzo l'Italia era riuscita a vendere Buoni annuali al tasso d'interesse lordo dell'1,405%. Un gran successo. Ieri, invece, gli investitori hanno chiesto il 2,84% lordo: il doppio rispetto all'asta precedente. Segno che il mercato non è più disposto a comprare con rendimenti ritenuti troppo bassi. I BoT trimestrali, collocati sempre ieri in asta per 3 miliardi, raccontano la stessa storia. Nell'asta precedente erano stati collocati con un rendimento lordo dello 0,492%, mentre ieri sono saliti all'1,249%.
La domanda, che preoccupava un po' alla vigilia, è stata buona: sebbene sul piatto il Tesoro abbia offerto 11 miliardi di euro di BoT (una cifra consistente, considerando che in scadenza c'erano solo 8,25 miliardi), le richieste di acquisto sono state una volta e mezza superiori. «Con questi rendimenti – commenta un operatore – ho visto fondi mettere grossi ordini d'acquisto». «Anche noi abbiamo venduto BTp nei giorni scorsi – afferma un investitore italiano –, ma ora stiamo ricomprando. I rendimenti tornano interessanti». Ovviamente sono meno «interessanti» per lo Stato, che vede lievitare il costo del debito. A sottolinearlo è stata ieri anche Maria Cannata, direttore per il debito pubblico del Tesoro: «Quantitativamente l'asta è andata benissimo, ma sui tassi avrei preferito qualcosa di meno».
La grande altalena
Purtroppo, però, sul mercato in tanti ne sono convinti: l'Italia deve rassegnarsi a tassi d'interesse più elevati rispetto ai minimi toccati un mese fa, ma può ragionevolmente sperare di non tornare sui massimi toccati lo scorso novembre. Motivo: i minimi di un mese fa (quando i BTp decennali hanno raggiunto il 4,81%) erano forse eccessivi, ma anche i massimi di novembre (quando superarono il 7%) sono oggi fuori luogo. Rispetto a novembre, infatti, l'Italia e l'Europa hanno almeno due problemi in meno. Uno: le banche, dopo l'iniezione di mille miliardi di euro da parte della Bce, non sono più a corto di liquidità. Due: i titoli di Stato sono molto meno in mani straniere e molto più in mani domestiche. I BTp italiani, calcola per esempio Bankitalia, sono oggi in mani estere solo per il 35%, contro il 44-46% del giugno scorso: questo espone meno il nostro debito (e lo stesso discorso vale anche per altri Paesi) ai voltafaccia degli investitori internazionali.
È così che l'ondata di vendite ieri ha subìto un arresto: vedendo i rendimenti italiani così elevati e quelli tedeschi così bassi, più di un investitore ha pensato di comprare i primi e vendere i secondi. Questo non significa che sia tornato ottimismo. Non significa che i problemi (dalla Spagna alla recessione, dall'inconsistenza dei fondi salva-Stati alla lentezza della politica) siano risolti. Tutt'altro. Fin che, però, i rialzi dei rendimenti saranno visti dagli investitori come buone opportunità d'acquisto, allora il problema-spread resterà gestibile.

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