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Raddoppia il Nord Stream sul gas è sfida Italia-Germania

Come nelle migliori tradizioni, sarà un duello tra Italia e Germania. Con il completamento dell’ultimo tratto del gasdotto Nord Stream 2, oltre 1200 chilometri di tubi posati sul fondo del Mar Baltico in aggiunta a quelli già esistenti che corrono paralleli, si completa il processo avviato dieci anni fa, che di fatto ha portato l’Unione Europea ad avere un doppio “hub” per l’approvvigionamento di gas naturale. Uno a sud, che passa dai gasdotti che attraversano il Mediterraneo e approdano sulle coste della Penisola e l’altro a nord, che ha il suo centro in territorio tedesco.È questo lo scenario energetico dei prossimi anni, dopo l’annuncio che nelle prossime settimane verrà ultimata la posa degli ultimi 13 chilometri dell’infrastruttura che parte dalla Russia, a pochi chilometri al confine con la Finlandia e arriva in quella che un tempo era la Germania Est, non lontano dalla Polonia. Il tutto per un costo complessivo per oltre 9 miliardi di euro.Entro la fine dell’anno – secondo alcuni già a ottobre – dovrebbero arrivare le prime forniture che porteranno la capacità complessiva del Nord Stream a 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Con una serie di conseguenze economiche sui prezzi finali per imprese e cittadini. Oltre che geopolitiche.La costruzione del Nord Stream è stata osteggiata a lungo dagli Stati Uniti, preoccupati proprio per le conseguenze di un legame commerciale sempre più stretto tra la Russia e i paesi “occidentali” della Ue, a discapito di quelli dell’ex blocco socialista nonché dell’alleato Ucraina.Il Nord Stream è stato fortemente voluto da un lato da Mosca, per favorire le esportazioni del gas da parte del colosso statale Gazprom – il primo produttore a livello mondiale – e che già ora garantisce oltre un terzo delle forniture della Ue. Passando dal Baltico crea una seconda rotta oltre a quella dei due gasdotti che transitano dall’Ucraina (ma realizzati ancora quando c’era la Cortina di ferro): in questo modo, si mette al riparo dalle ritorsioni di Kiev che in passato ha più volte chiuso i rubinetti, nei momenti più gravi delle crisi politico-militari con il Cremlino.Ma anche i paesi del Nord Europa hanno la loro convenienza economica. Non a caso, il consorzio che ha realizzato i due “rami” del Nord Stream è composto da Gazprom come socio di maggioranza e vede come azionisti/alleati i gruppi tedeschi Wintershall (Basf) e Uniper (l’ex utility E.on), l’anglo-olandese Shell, l’ungherese Omv e la francese Engie. Anche l’italiana Saipem ha avuto più di una commessa per la costruzione di Nord Stream, sia 1 che 2. Una compagine che ha messo ha messo in difficoltà Bruxelles: la Commissione ha dovuto sostenere le ragioni dei paesi dell’est che si vedranno ridurre i diritti di passaggio del gas siberiano. Ma allo stesso tempo ha dovuto fare i conti con gli interessi dei governi di Berlino e Parigi, che hanno portato avanti il progetto Nord Stream nonostante le minacce di sanzioni da parte degli Usa.Ma quale saranno le ricadute economiche? La Germania si è assicurato il gas per la transi zione energetica, vista l’uscita dal nucleare e dal carbone, in attesa delle rinnovabili. Inoltre, una maggiore abbondanza di gas dovrebbe creare un calo dei prezzi. Non a caso, i derivati sono scesi di un 10% all’annuncio del completamento del cantiere, nonostante le quotazioni in Europa siano ai massimi storici.L’hub tedesco rischia così di fare concorrenza a quello italiano, nonostante da qualche mese sia operativo – oltre ai tubi in arrivo dal Nord Africa – anche il Tap, il gasdotto che partendo dall’Azerbaijan approda in Salento con una capacità di 10 miliardi di metri cubi all’anno, ma che potrebbe a breve essere raddoppiata. Secondo alcuni analisti, in realtà, ci sarebbe spazio per entrambi i poli, visto che nel Mare del Nord si estrae sempre meno gas e l’Olanda ha deciso di anticipare la sua transizione verso la green economy. Altri, con altrettanto ottimismo, guardano più lontano quando i gasdotti potranno essere utilizzati anche per il trasporto di idrogeno.

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