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Raddoppi difficili

Il raddoppio dei termini d’accertamento non opera quando la denuncia penale è successiva alla notifica dell’accertamento. Di più. La denuncia deve essere introdotta nel primo grado di giudizio per consentire al giudice di valutarne la fondatezza e i presupposti che avrebbero determinato l’obbligo di presentarla. Infine, il raddoppio non opera per l’accertamento dell’imposta Irap. Sono i principi che si leggono in due sentenze emesse dalla Ctr di Milano, la n. 414/49/14 e la n. 255/30/14. Aumentano, dunque, i paletti che l’Agenzia delle entrate deve rispettare, per poter beneficiare di un più ampio termine d’accertamento, secondo la possibilità concessa dall’articolo 43, comma 3, del dpr 600/73. Almeno a giudicare dalle recenti pronunce tributarie di merito che, come quelle in commento, mirano a scongiurare un utilizzo della norma meramente votato a riaprire periodi d’imposta chiusi, piuttosto che derivare da effettivi interessi di perseguibilità penale delle condotte.

Nella prima pronuncia commentata, la n. 414 della sezione 49, i giudici lombardi confermano l’operato della commissione provinciale, che già aveva disposto l’annullamento dell’avviso di accertamento, aggiungendo nuovi motivi a quelli che avevano determinato la decisione di prime cure. In particolare, la sentenza riporta che «il raddoppio del termine invocato dall’ufficio non è applicabile al caso di specie» indicando varie concause a sostegno. In primis, «la denuncia risulta compilata in una data successiva alla notifica dell’accertamento alla società». Tale situazione è ritenuta, secondo parte della giurisprudenza e della dottrina, un sintomo di un utilizzo strumentale della denuncia stessa, finalizzata alla legittimazione di un accertamento notificato oltre i regolari termini. Poi, rileva la Ctr, «la denuncia non è indicata tra i documenti prodotti nella fase di giudizio di primo grado, ed è stata allegata all’atto di appello» e non è nemmeno dato sapere «se sia stata inoltrata alla procura». Nell’altra pronuncia citata, la n. 255, la sezione 30 esclude la possibilità di beneficiare di un più ampio termine, per quanto attiene all’accertamento dell’Irap. Secondo l’Agenzia delle entrate, tale proroga andrebbe applicata anche all’Irap poiché essa «è riscossa mediante versamento del soggetto passivo da eseguire con le modalità e nei termini stabiliti per le imposte sui redditi». Nella sentenza, tuttavia, si legge una posizione del tutto diversa assunta dalla Ctr, secondo cui «il raddoppio del termine per l’accertamento è inoperante in relazione all’Irap, poiché la violazione di tale imposta non è penalmente sanzionata».

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