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Quote rosa Ora tocca alle società pubbliche Ma non si sa nemmeno quante sono

Si è dovuto attendere quasi un anno e mezzo ma, alla fine (e nonostante le moltissime resistenze), è stato completato anche per le società pubbliche il percorso per l’applicazione della legge sulle quote di genere. Si tratta certamente del capitolo più importante e complesso della legge Golfo-Mosca, dal momento che riguarda migliaia di società sparse sul territorio che impattano direttamente sulla vita dei cittadini e sulle quali l’influenza della politica è massima. Di questi organismi non si conosce neanche il numero esatto. Stime della Fondazione Bellisario indicano nel 4% la presenza femminile nei Cda pubblici.
Ostacoli
Martedì scorso è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il regolamento attuativo. La novità più importante è che è stata fissata la data dalla quale la normativa diventa obbligatoria: a partire dal prossimo 12 febbraio (per le società quotate la legge è vincolante dal 12 agosto scorso). Tutti i consigli di amministrazione e i collegi sindacali che saranno nominati a partire da quel giorno dovranno riservare un quinto dei posti al genere meno rappresentato (a partire dal secondo rinnovo, la quota salirà a un terzo dei posti).
Che la legge possa avere un impatto storico lo dice non solo la difficoltà con cui era stata approvata in Parlamento il 28 maggio 2011, ma anche la lentezza con la quale è arrivato il regolamento di applicazione per il mondo pubblico. La legge è stata promulgata dal presidente della Repubblica il 12 luglio 2011 e il regolamento avrebbe dovuto essere pronto entro il 12 ottobre successivo. Invece, la prima stesura è arrivata con quasi un anno di ritardo, il 3 agosto 2012. Il Consiglio di Stato si è espresso il 27 settembre successivo, poi il documento è tornato al Consiglio dei ministri che l’ha varato il 26 ottobre; da qui è andato alla firma del presidente della Repubblica, poi alla registrazione della Corte dei conti per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta il 28 gennaio di quest’anno. Anche l’esclusione dalle liste del Pdl di Lella Golfo, la parlamentare che insieme ad Alessia Mosca ha dato il nome alla legge, «racconta» quanto questa legge abbia trovato ostacoli nel suo cammino.
Protagonisti
Nel corso dei diversi passaggi il regolamento aveva subito alcune modifiche, la più importante delle quali era stata aver escluso le sanzioni pecuniarie in caso di inadempienza (sanzioni che restano, invece, per le società quotate). Se le aziende pubbliche non rispettano i criteri fissati dalla legge, il presidente del Consiglio o il ministro delegato diffida la società e fissa un termine di 60 giorni per mettersi in regola; se la diffida non viene rispettata, l’organo sociale decade.
Va detto che la legge non si applica a tutto ciò che è partecipato da enti pubblici. Si applica alle «società» controllate (cioè di cui si disponga della maggioranza dei voti, o si eserciti un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria anche in virtù di particolari vincoli contrattuali) da tutte le amministrazioni dello Stato. Restano, dunque, esclusi una serie di importantissimi attori della vita pubblica come gli enti (dall’Inps all’Inail, dall’Istat all’Aci), le università (alcune, però, come Udine e Milano, le hanno introdotte), le Authority, gli enti di ricerca, le Fondazioni, le agenzie, i consorzi tra enti, le Camere di commercio. Ricadono invece sotto la legge società controllate da questi stessi organismi.
I problemi aperti
«È molto importante che il regolamento sia stato approvato e ora speriamo che in fase applicativa siano introdotti i correttivi necessari a renderlo il più efficace possibile», dice Romina Guglielmetti, avvocato partner dello studio legale Santa Maria e membro dell’Advisory board of ready for board women di Pwa. Restano, infatti, numerosi problemi interpretativi.
Il primo è chi si farà «carico» della quota di genere nel caso di società il cui capitale sia suddiviso tra diversi enti pubblici, nessuno dei quali in maggioranza. «Il regolamento — spiega Guglielmetti — dice che le società pubbliche dovranno adeguare il proprio statuto, ma non dice entro quando rispetto all’entrata in vigore del 12 febbraio». Inoltre, «quando i soci sono più di uno le meccaniche di designazione sono più complicate perché la stessa Regione, Provincia o Comune devono a loro volta seguire un proprio iter interno. Per questo, la strada giusta sarebbe quella di modificare gli statuti delle controllanti introducendo la determinazione su come vanno effettuate le nomine. Inoltre, sarebbe opportuno introdurre l’obbligo della doppia preferenza, con l’indicazione cioè di un uomo e una donna: in questo modo la rosa all’interno cui nominare l’organo societario conterrà il numero adeguato di nomi». Fondamentale sarà, infine, come e con quali strumenti verrà effettuato il monitoraggio da parte del ministero competente.

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