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Quote rosa le società cantano l’internazionale

di Maria Silvia Sacchi

Banca d'Italia lo ha messo in evidenza nei suoi grafici, mettendo la domanda «primi effetti della legge 120/2011?» vicino al dato relativo al 2011. Perché la legge sulle quote rosa non è ancora operativa (entrerà in vigore a fine luglio-primi di agosto) ma si è comunque vista un'accelerazione nella presenza di donne nei consigli di amministrazione. Il grafico è qui sopra. Le donne «affiliate» al controllante sono più presenti in società più piccole, con proprietà concentrata, consigli più numerosi e attive nei settori dei beni di consumo; mentre le «indipendenti» sono più comuni in società a proprietà dispersa, con consigli di amministrazione più giovani e con una percentuale di laureati maggiore, con una maggiore componente di indipendenti e un numero minore di amministratori con più incarichi. Quale che sia il modello, comunque, Banca d'Italia sottolinea che «in entrambi i casi la presenza degli investitori istituzionali è correlata positivamente alla presenza femminile».
I profili
Lo si è visto bene nei rinnovi annunciati finora per la stagione assemblea che è appena partita. Che mostra non solo il tentativo di adeguarsi alla legge in anticipo da parte di alcune società ma anche che, in qualche modo, la legge sulle quote è stata «usata» anche per avere Cda più internazionali. Un esempio era venuto già lo scorso anno dalla Cir del gruppo De Bendetti che aveva chiamato nel suo Cda Dominique Marie Laurence Senequier, presidente e Ceo di Axa Private Equity, accanto a Maristella Botticini, ordinario di economia all'Università Bocconi, e a Silvia Giannini, professore ordinario di Scienza delle finanze all'Università di Bologna. Un altro è di questi giorni e arriva da Fiat e Fiat Industrial (mercoledì 4 aprile l'assemblea di Fiat) dove per la prima volta in 113 anni di storia entreranno ben quattro donne. Tutte di caratura internazionale, appunto: Patience Wheatcroft e Joyce Victoria Bigio per la spa, Jacqueline A. Tammenoms Bakker e Patrizia Grieco per la Industrial.
Anche per un gruppo come Prysmian, leader mondiale nel settore dei cavi e sistemi ad elevata tecnologia per il trasporto di energia e per le telecomunicazioni, i fondi hanno scelto la strada dell'internazionalità presentando Lucy Marcus (ha fondato Marcus Venture Consulting ed è docente di Leadership e governance alla IE Business School) e Maria Rosa Varsellona, professioniste che potrebbero riuscire a entrare entrambe nel cda. In Unicredit, invece, mentre si discute su chi sarà il presidente, è possibile la conferma di Lucrezia Reichlin, ex direttrice dell'ufficio studi della Banca centrale europea e professore alla London business school.
Il dibattito
Sono alcuni esempi. «L'Italia sta cambiando. Per quanto riguarda la composizione dei consigli di amministrazione, anzi, può diventare presto una best practice», diceva a CorrierEconomia nelle scorse settimane Tommaso Arenare di Egon Zehender, società di consulenza nell'executive search che affianca Assogestioni nella ricerca dei profili da presentare.
E il caso Italia sarà presentato a maggio a Bruxelles alla commissaria europea alla Giustizia Viviane Reding, che il mese scorso aveva «richiamato» i Paesi membri dell'Unione europea perché, aveva detto, «la scarsa presenza delle donne ai vertici aziendali impedisce all'Europa di essere competitiva e di crescere economicamente». Reding aveva preannunciato la possibilità di inserire le quote come normativa europea e le sue consultazioni si concluderanno il 28 maggio. Il 7 a Bruxelles terrà una conferenza stampa con Lella Golfo e Alessia Mosca, le due parlamentari (Pdl la prima, Pd la seconda) che hanno promosso la legge italiana.
Ora, però, bisogna andare avanti. E iniziare una vera riflessione sul ruolo del consiglio di amministrazione e sulla sua composizione. Maurizia Villa, managing director di Korn/Ferry per l'Italia, dice che «questa legge è stata un momento di rottura, di apertura e di richiamo nel dare dignità alle donne che, per quanto mi riguarda, c'era già. Ma adesso bisogna avviare un tema ancora più importante che è quello di come si costituisce un consiglio di amministrazione. Tutte le aziende sono in grado di spiegare perché hanno scelto un certo amministratore delegato, ma non sono in grado di fare la stessa cosa sulla scelta dei consiglieri. Oggi — prosegue Villa — c'è una interpretazione più formale del ruolo di consigliere che non della sua contribuzione». Quali Cda del futuro? La linea deve essere, secondo Villa, l'indipendenza. «Non c'è competenza se non c'è l'indipendenza di difendere la propria posizione, di verbalizzare i propri interventi e le posizioni prese a difesa della società. E anche la disponibilità alla partecipazione: abbiamo un livello scandaloso di non partecipazione alle riunioni dei consigli di amministrazione. Ma gli amministratori sono tenuti a conoscere i propri compiti e le proprie responsabilità ed essere consigliere richiede disponibilità di tempo, per questo non si può assommare una pluralità di cariche».
 

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