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Quote Bankitalia, via libera alle plusvalenze per 6 miliardi

Già la circolare dell’Agenzia delle Entrate di lunedì aveva fatto intendere che la nebbia si stava diradando intorno al trattamento delle quote Bankitalia nei bilanci 2013 delle banche italiane. Mercoledì sera, a chiarire ulteriormente la questione sono arrivati due pareri, l’uno a firma di Piergaetano Marchetti e l’altro di Angelo Provasoli: secondo i due esperti nulla osta per gli istituti a computare le quote nel conto economico 2013, con relative plusvalenze miliardarie. Una voce extra che senz’altro non si tradurrà in cedole per gli azionisti, ma risulterà utile a compensare le pesanti rettifiche sui crediti deteriorati che tutte le banche si trovano ancora in pancia o per irrobustire le riserve.
Per Intesa Sanpaolo, primo azionista di Bankitalia con oltre il 40%, ci sono in ballo plusvalenze potenziali per oltre 2 miliardi, per UniCredit (22,1%) circa la metà, per Generali (6,33%) circa 300 milioni e 200 per Banca Carige, alla vigilia di un aumento da 800 milioni; e anche per le piccole banche, dove le partecipazioni sono ridotte ma hanno un peso maggiore dentro ai rispettivi bilanci, le plusvalenze saranno decisive per le sorti dell’esercizio appena concluso.
Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, i due pareri sarebbero stati inviati informalmente dall’Abi al top management degli istituti associati, proprio in questi giorni impegnati nella stesura dei bilanci 2013 e quindi particolarmente interessati a ricevere indicazioni chiare e definitive sul trattamento da riservare alle quote di Via Nazionale. Come noto, la rivalutazione è stata approvata con decreto a fine novembre (poi convertito, non senza polemiche, due mesi dopo) ma ai fini del patrimonio di vigilanza l’impatto è stato sterilizzato almeno fino al 2014, vista l’applicazione dei filtri prudenziali; altro discorso, invece, per il transito nel conto economico, comunque necessario per l’applicazione del prelievo fiscale del 12%: il tema è stato al centro di più incontri nei giorni scorsi tra la Vigilanza, i rappresentanti della Consob e Assirevi, e ora il doppio parere diffuso dall’Abi sembra in qualche modo destinato a sciogliere definitivamente il nodo, con il probabile benestare di authority e revisori.
Nel dettaglio, secondo quanto si apprende, nelle 13 pagine elaborate da Marchetti si approfondirebbe la natura delle quote, specificando poi che in seguito alla riforma attuata per legge sarebbero da considerare come asset nuovi e non semplicemente come quelli vecchi rivalutati. È proprio qui, che si innesterebbe il parere di Provasoli: se è vero che le quote rappresentano un oggetto nuovo, allora ne conseguirebbe automaticamente il trattamento ai fini Ias, che – come previsto peraltro proprio dalle nuove norme – prevede l’inserimento all’interno dei beni available for sale per banche e assicurazioni e nel portafoglio di trading per i soggetti non sottoposti a Ias-Ifrs (come l’Inps, che ha circa il 5%).
I pareri sono arrivati proprio negli ultimi giorni utili per la stesura dei bilanci. Già oggi i primi effetti si vedranno con la pubblicazione dei conti del Banco Popolare, che ha una quota di poco superiore all’1%: in questo caso, secondo le carte già depositate in vista dell’assemblea di domani, l’impatto è stato di 48 milioni.

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