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Quote al test di convenienza

di Giorgio Gavelli e Giovanni Valcarenghi

Con l'emanazione della circolare ministeriale 11/E del 28 marzo 2012, in materia di tassazione dei redditi di natura finanziaria, torna di attualità la valutazione della convenienza tra la normativa relativa alla rivalutazione del costo di acquisto delle partecipazioni (Dl 70/2011) e l'affrancamento disciplinato dal Dl 138/2011. La stessa circolare, al paragrafo 12.2, ricordando che esistono entrambe le possibilità, invita i contribuenti a valutarne la convenienza.
Il Dl "sviluppo" ha previsto la possibilità di operare un incremento del valore delle partecipazioni (non quotate) detenute alla data del 1° luglio 2011, versando (entro il prossimo 30 giugno 2012) una imposta sostitutiva ridotta (2% sulle qualificate, 4% sulle non qualificate). Il valore va determinato con una perizia giurata di stima. Possono fruire della facoltà in esame tutti i contribuenti che effettuano operazioni suscettibili di generare redditi diversi di cui all'articolo 67 del Tuir. Le differenze tra questa opportunità e quella prevista dal Dl 138/2011 sono molteplici, come emerge dalla tabella pubblicata di seguito.
I contribuenti (e i loro consulenti) sono chiamati in questi mesi a decidere tra:
– non adottare alcuna opzione, associando ad atti realizzativi sui titoli posseduti la nuova disciplina che, per i soggetti non qualificati, si basa sull'imposta sostitutiva del 20%;
– scegliere l'affrancamento del Dl 138/2011;
– optare per la rideterminazione di valore riproposta dal "Dl sviluppo".
La scelta da effettuare non si presenta certo priva di complessità, in considerazione delle molteplici variabili che possono influire sulla convenienza. Tra esse ricordiamo:
– il rapporto esistente tra plusvalenza e valore della partecipazione, nel senso che maggiore sarà il valore e minore la plusvalenza, meno appetibile risulterà la rideterminazione di valore al 2% e più conveniente l'affrancamento ex Dl 138;
– il costo della perizia, obbligatorio per il Dl 70 e solo facoltativo per il Dl 138;
– il periodo in cui si è generata la plusvalenza, poiché differente è la data di riferimento della rideterminazione di valore: 1° luglio 2011 per il Dl 70, 31 dicembre 2010 o 2011 (a seconda del metodo di valorizzazione prescelto) per il Dl 138;
– la composizione del "portafoglio attività finanziarie" del contribuente. Il sistema delineato dal Dl 70, infatti, prevede che il contribuente scelga quali titoli affrancare e non ammette eventuali minusvalenze fiscalmente rilevanti, siano esse emergenti dalla valutazione peritale che dovute ad una successiva cessione ad un valore inferiore. Il regime transitorio previsto dal Dl 138, invece, obbliga ad agire "in simultanea" per tutti i titoli della medesima natura (per quanto qui interessa: per tutte le partecipazioni non qualificate detenute nel sistema dichiarativo), combinando questo elemento di rigidità con la valorizzazione del ruolo delle minusvalenze, che possono abbattere notevolmente e anche più che compensare le possibili plusvalenze. Addirittura, in quest'ultima forma di rideterminazione di valore è ammesso anche un "surplus" di minusvalenze, utili (anche se limitatamente al 62,5% del loro importo) per compensare futuri capital gain;
– il momento, più o meno prossimo, in cui appare prevedibile la cessione del titolo, poiché è questo aspetto influisce sulla "convinzione" del contribuente a sostenere il costo dell'imposta sostitutiva.

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