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Quotazioni record per i vigneti

Corsa al vigneto di eccellenza. Dopo la crisi economica, ritorna lo shopping dei vigneti, spesso a colpi di milioni e nonostante il ritorno economico sia di lungo termine. Protagonisti sono noti produttori, ma anche industriali, manager e personaggi dello spettacolo che s’incontrano a Verona nel corso di Vinitaly (chiude oggi): si disputano le aree nobili del Barolo, del Brunello di Montalcino, dell’Amarone.
Nel Borsino dei vigneti, le rilevazioni aggiornate del sito specializzato Winenews.it segnalano che le quotazioni più elevate si raggiungono per i cru (cioè le sottozone di antico pregio) del Barolo, da 400mila euro fino a un milione a ettaro, seguono i vigneti modello dell’Alto Adige con quotazioni stabili (per la scarsità) intorno ai 500mila euro; a ruota le terre dell’Amarone, in Valpolicella, difficilmente si strappare per meno di 450mila euro a ettaro e quelle del Barbaresco per 350mila (con picchi di 500mila). Poi le aree del Prosecco Docg di Conegliano Valdobbiadene (380mila), di Bolgheri (300mila euro), del Franciacorta (230mila), del Chianti Classico (fino a 160mila), passando per il Taurasi della Campania (50-60mila euro) fino alle pendici dell’Etna (almeno 60mila euro). «Le quotazioni sono elevate – osserva Giuseppe Martelli, dg di Assoenologi – quando si tratta di aree a denominazione di origine conclamate, mentre si abbassano di molto nelle altre zone». Qualche anno fa la famiglia Illy rilevò la cantina Mastrojanni di Montalcino, pagando 400mila a ettaro, e inglobandola nel polo del gusto. «È una storia d’amore più che di business – osserva Riccardo Illy-. Sappiamo che il ritorno dell’investimento lo vedranno, forse, i nipoti». Il fratello Francesco Illy è proprietario del Podere Le Ripi, sempre a Montalcino.
A gennaio il super consulente d’azienda di Value Partners Giorgio Rossi Cairo si è bevuto per 13 milioni il Barolo di Cascina Cucco di Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe. Dodici ettari complessivi (più cantina e un immobile), per produrre Barolo, Dolcetto d’Alba, Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba. A cedere la famiglia Stroppiana del gruppo Mondo (costruttori di piste di atletica). Rossi Cairo introdurrà il biologico, come ha fatto alla Raia, nell’Alessandrino, con il suo Gavi Docg e Piemonte Barbera. Recentemente il “barolista” Roberto Conterno, produttore del Monfortino, ha rilevato il cru Vigna Arione, mentre un altro big del Barolo Paolo Scavino sta per rilevare nel cru storico la cantina Ravera. Nelle terre del Brunello di Montalcino, tre giovani imprenditori veneti, titolari della società Cloros, hanno acquisito 3 ettari vitati di Le Macioche per 4 milioni; Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Zaccheo, proprietari della cantina Carpineto, hanno rilevato Il Forteto del Drago; pochi giorni fa il nuovo investimento a Montalcino della Tommasi, big della Valpolicella, con la Fattoria Casisano Colombaio. In dirittura d’arrivo il deal della griffe del Verdicchio, Fazi Battaglia: sta per entrare nella galassia di Bertani Domains, il gruppo vinicolo della famiglia Angelini. «Se le prime acquisizioni – sottolinea Alessandro Regoli, direttore di Winenews.it – erano opera di investitori e capitali esteri, in questo avvio di 2015 stiamo assistendo a compravendite Italia su Italia: operatori che arricchiscono il portfolio produttivo allargando i possedimenti o investendo in altri territori del vino».

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