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Quotate, prelievo variabile

Le modifiche apportate dal decreto Irpef alla tassazione delle rendite finanziarie hanno prodotto i primi effetti sui capital gain realizzati a partire dal 1° luglio 2014. Come chiarito dall’agenzia delle Entrate nella circolare n. 19/E del 27 giugno 2014, che rinvia alla circolare n. 165/E del 1998, il momento in cui le plusvalenze si intendono realizzate è quello in cui si perfeziona la cessione a titolo oneroso delle partecipazioni che hanno generato tali componenti reddituali.
Nell’ambito dell’autonomia contrattuale delle parti, è possibile infatti stabilire che il momento in cui viene liquidato il corrispettivo derivante dalla cessione delle partecipazioni societarie possa essere sia anticipato sia posticipato rispetto alla data in cui l’atto di cessione viene stipulato nelle forme previste dalla legge. Nel 2008, con la sentenza n. 29745, la Corte di cassazione ha stabilito che l’eventuale mancato pagamento del corrispettivo relativo alla cessione di quote societarie, ovvero la risoluzione del contratto di cessione con efficacia retroattiva, non può avere alcuna rilevanza nei confronti dei terzi e tantomeno nei confronti dell’erario.
Secondo la circolare n. 19/E, ai fini dell’individuazione dell’aliquota applicabile a una cessione di partecipazioni che si sia perfezionata prima dell’entrata in vigore della nuova aliquota del 26% (avvenuta il 1° luglio 2014), non rileva la data di liquidazione del corrispettivo ma quella del perfezionamento dell’atto di cessione. Per l’individuazione del momento di perfezionamento della cessione da un punto di vista civilistico, per le partecipazioni non qualificate e non quotate presso mercati regolamentati, si può fare riferimento, in generale, alla data di stipula dell’atto di cessione. Bisogna in ogni caso fare attenzione alle clausole inserite nel contratto di compravendita: sono contratti non standardizzati.
Per le cessioni di azioni di società quotate in mercati regolamentati, il momento di perfezionamento dell’operazione potrebbe non coincidere con quello in cui l’ordine di vendita viene immesso nel sistema informatico. L’inserimento di un ordine di vendita di azioni quotate presso Borsa Italiana, effettuato in uno degli ultimi giorni del mese di giugno, potrebbe essere stato quindi non sufficiente ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta del 20%, in quanto l’operazione potrebbe essersi perfezionata solo il 1° luglio 2014 o in data successiva.
Diverso sarebbe stato il caso di cessione di quote di partecipazioni sociali effettuata presso un notaio o un dottore commercialista negli ultimi giorni del mese di giugno. In tal caso, secondo i princìpi civilistici, la data di perfezionamento sarebbe coincisa con quella di stipula dell’atto e quindi avrebbe trovato applicazione la vecchia aliquota del 20% sull’intero capital gain.
La posizione di chi non ha effettuato alcuna cessione di azioni entro il 30 giugno potrebbe essere invece più favorevole rispetto a chi ha effettuato tale cessione negli ultimi giorni di giugno, senza riacquistare i titoli. Con l’opportunità offerta dall’affrancamento (si veda l’articolo sotto), infatti, si potrà beneficiare dell’aliquota del 20% anche sulla parte di plusvalenza latente al 30 giugno 2014. In altre parole, con l’operazione in questione, di natura opzionale, l’aliquota del 26% verrebbe applicata solo sul rateo di plusvalenza maturato dal 1° luglio 2014. Sulla quota di plusvalenza maturata sino al 30 giugno verrebbe quindi applicato il 20%.
La condizione fondamentale posta dal legislatore, ai fini dell’effettuazione dell’operazione di affrancamento, è costituita dal fatto che il risparmiatore non può decidere quale titolo affrancare, ma deve versare l’imposta sostitutiva del 20% sulle plusvalenze latenti relative a tutti i titoli in portafoglio, entro il 16 novembre 2014.
Il 30 settembre segna invece il termine ultimo per far pervenire al proprio intermediario finanziario l’intenzione di affrancare il valore dei titoli in portafoglio. Per chi detiene titoli in regime di risparmio amministrato, è prevista la possibilità di inviare tale comunicazione per iscritto, in forma libera.
Le valutazioni sulla convenienza economica dell’operazione di affrancamento (si veda «Il Sole 24 Ore» del 1° luglio 2014), dipendono da:
presenza di minusvalenze compensabili e plusvalenze latenti;
aspettativa sui prezzi dei titoli in portafoglio.
Le prime sono di natura oggettiva, le seconde soggettive.

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