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Quota di srl, vendita più facile

Se la quota di srl viene data in pegno, il creditore può procedere alla vendita anche senza l’autorizzazione del giudice. La vendita può quindi avvenire senza incanto come sostenuto dalla giurisprudenza e approfondito dallo studio n. 24/2012/E del Consiglio nazionale del notariato.

Ciò significa che, in alternativa all’esecuzione forzata che necessita della formazione di un titolo esecutivo, la quota di una srl, purché già in possesso del creditore, può essere monetizzata attraverso un’esecuzione «privata», come sostanzialmente previsto dall’art. 2797 c.c.

Se al momento della costituzione del pegno le parti concordano le modalità del rapporto, il creditore può dunque procedere alla vendita della quota senza l’autorizzazione giudiziaria. La semplificazione di cui all’art. 2797 c.c., secondo il notariato, è opportuna anche alla luce della recente riforma fallimentare che ha introdotto il principio di «vendite competitive», in quanto il legislatore ha inteso superare il concetto secondo il quale la principale procedura di liquidazione del nostro ordinamento sia la vendita con incanto. La giurisprudenza in proposito ha sempre fatto riferimento all’art. 502 c.p.c. secondo cui per «l’espropriazione delle cose date in pegno e dei beni mobili soggetti ad ipoteca si seguono le regole del seguente codice, ma l’assegnazione o la vendita può essere chiesta senza che sia stata preceduta da pignoramento».

La vendita del pegno. Viene inquadrata tra le forme di autotutela esecutiva perché nasce e si evolve a seguito della sola iniziativa del creditore pignoratizio anche se questo è sprovvisto di titolo esecutivo; il controllo giurisdizionale è, ovviamente, assolutamente eventuale visto che il giudice dell’esecuzione può intervenire solo operando una cognizione di tipo incidentale quando e se il debitore proponga opposizione; il creditore quindi può procedere alla vendita senza alcuna autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria, tanto è vero che la stessa vendita si svolgerà a cura ed istanza del creditore che, all’esito della monetizzazione dei beni dati in pegno, può trattenere il netto dal ricavato della liquidazione.

Ovviamente condizione imprescindibile dell’attivazione di tale autotutela esecutiva su base negoziale è che il creditore sia in possesso della cosa ricevuta in pegno, visto che in caso contrario, avrebbe prima dovuto esercitare le azioni a tutela del possesso o l’azione di rivendicazione, così come previsto dall’art. 2789 c.c.

Le alternative del creditore pignoratizio. Il creditore pignoratizio, che detenga il bene dato in garanzia, può soddisfare la sua pretesa economica, garantita da pegno, sostanzialmente con due modalità differenti:

a) da un lato può instaurare una esecuzione forzata ordinaria, anche senza eseguire il pignoramento visto che il bene, eventualmente oggetto di esecuzione è già da lui detenuto;

b) dall’altro può, in alternativa, procedere all’esecuzione «privata» prevista dall’art. 2797 c.c. che costituisce una forma di autotutela esecutiva a carattere negoziale.

Per intraprendere un percorso esecutivo nel caso a) sarà necessario la formazione di un titolo esecutivo, mentre nel caso b) tale attività non sarà necessaria dovendo procedersi alla mera monetizzazione di un bene già in detenzione del creditore.

Ai sensi dell’art. 2911 c.c., inoltre, il creditore pignoratizio che abbia scelto di operare la c.d. «esecuzione privata» non può espropriare con forma ordinaria, altri beni del debitore, se non abbia espropriato in forma ordinaria anche il bene gravato da pegno.

 

La vendita extragiudiziaria della quota. Tutti i provvedimenti giurisprudenziali in materia prendono come riferimento normativo l’art. 502 c.p.c. nella parte in cui ricorda che «salve le disposizioni speciali del codice civile per l’espropriazione delle cose date in pegno e dei beni mobili soggetti ad ipoteca si seguono e regole del seguente codice, ma l’assegnazione o la vendita può essere chiesta senza che sia stata preceduta da pignoramento».

Tale norma introduce proprio la possibilità che si scelgano modalità liquidative diverse da quelle previste dal codice di rito per la vendita delle cose date in pegno e per i beni mobili soggetti a registrazione su cui sia possibile iscrivere ipoteca e che tali modalità alternative siano nel codice civile.

Per quanto riguarda le quote di srl, al pari di ogni altro bene mobile, la giurisprudenza prevalente ritiene che queste siano monetizzabili attraverso la procedura prevista dall’art. 2797 c.c. legittimato dall’art. 502 c.p.c.

Seguendo il percorso logico ipotizzato da alcuni giudici di merito si prospetterebbe una liquidazione attraverso una vendita ai pubblici incanti espletata da soggetti all’uopo autorizzati dal giudice competente; tale procedura di selezione dell’offerente si concluderà con un verbale di aggiudicazione in cui si dia atto dell’intero iter procedimentale, dell’identificazione degli offerenti, delle loro offerte e dei loro rilanci incrementativi del prezzo base d’asta.

L’aggiudicazione non potrà prescindere da una analitica individuazione del soggetto aggiudicatario al pari di ogni altra procedura prevista dal codice di rito.

Il trasferimento della quota. L’aggiudicazione avutasi come conclusione del percorso liquidativo scelto attraverso l’art. 2797, è solo uno degli «step» previsti per il trasferimento delle quote societarie. In sostanza il creditore pignoratizio potrà soltanto selezionare l’offerente migliore, ma per il formale trasferimento delle quote societarie, sarà necessario un atto pubblico di trasferimento che sia suscettibile di iscrizione al registro delle imprese. A tale riguardo è ipotizzabile che il creditore pignoratizio si rechi da un notaio e con atto negoziale venda le quote societarie, ad un determinato prezzo e ad un determinato soggetto, quale acquirente in un regolare atto di cessione di quote societarie, legittimato e giustificato dall’esistenza di un pegno, da uno «jus vendendi» del creditore nascente dall’art. 2797 e da una regolare procedura di liquidazione delle quote stesse.

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