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Quota 100 non recupera appeal: il 57% esce con almeno 63 anni

Quota 100 sta per concludere la sua corsa. Non è gradita a Bruxelles, non è nei programmi del governo Draghi. E, in versione “secca”, non piace troppo neppure agli stessi lavoratori che stanno uscendo in anticipo. Quasi il 57% della platea che ha utilizzato il canale fortemente voluto dal governo “Conte 1” a tinte gialloverdi è andato in pensione con un’età anagrafica compresa tra i 63 e i 66 anni, optando così di fatto per Quota 101, 102, 103 e, in misura molto minore, 104. Alla Quota 100 vera è propria fin qui è ricorso, complice anche l’assegno non certo pesante, non più del 43% dei lavoratori in uscita. E a propendere per un pensionamento con requisiti più elevati rispetto alla soglia d’accesso dei 62 anni d’età e 38 anni di contribuzione sono stati soprattutto i dipendenti pubblici (il 66% delle richieste dalla Pa), mentre i lavoratori privati hanno fatto questa scelta nel 51% dei casi. Gli “autonomi” si sono collocati a metà strada (55%). Quella che emerge dai dati Inps aggiornati al 13 maggio sull’andamento della fase sperimentale di Quota 100 è un’indicazione di cui non potranno non tenere conto lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e le parti sociali nel momento in cui ripartirà, forse a giugno, il tavolo sulla previdenza.

Ieri i sindacati sono tornati a chiedere al governo l’avvio del confronto ribadendo la necessità di un sistema di uscite più flessibile. «Quota 100 ha dimostrato – afferma Domenico Proietti (Uil) – che se si usa la flessibilità e la volontarietà si dà ai lavoratori uno strumento utile per scegliere il loro futuro». Ma l’esecutivo continua a mantenere un atteggiamento cauto. Anche perché il ministero dell’Economia sembra propendere, con la conclusione a fine anno della triennio di sperimentazione di Quota 100, per un ritorno sostanzialmente integrale alla legge Fornero, che sarebbe gradito a Bruxelles, garantendo percorsi agevolati e flessibili ad alcune categorie di lavoratori, come quelli impegnati in attività usuranti e gravose. Ma un ritorno in toto alla “Fornero” si oppone Matteo Salvini. Nella maggioranza c’è però chi critica senza troppe riserve l’esperienza di Quota 100, anche sulla base dell’andamento dei pensionamenti dei dipendenti pubblici (si veda l’articolo qui a fianco). «I dati Inps dimostrano tutta l’iniquità di questa misura e devono far riflettere tutti sulle prossime riforme del sistema previdenziale», sostiene la Dem Chiara Gribaudo. Che aggiunge: «La promessa di Salvini di un giovane assunto per ogni pensionato non si è concretizzata».

L’ultimo monitoraggio Inps conferma che l’appeal di Quota 100 si è rivelato sensibilmente al di sotto delle attese. Al 13 maggio risultano accolte dall’Istituto guidato da Pasquale Tridico 297.269 domande, con altre 54.930 in lavorazione (“giacenti”), su un totale di 403.344 richieste presentate. Circa la metà dei pensionamenti anticipati autorizzati, il 49,5%, riguarda dipendenti privati, il 29,9% lavoratori pubblici e il 20,6% quelli autonomi. Confermata la maggiore propensione degli uomini rispetto alle lavoratrici a optare per questo canale d’uscita: il 71,1% contro il 28,9%. Una propensione che è spiccata soprattutto nel settore privato dove è stato concesso il disco verde a 117.868 domande presentate da lavoratori mentre quelle delle lavoratrici si sono fermate a 29.297. Nella Pa invece sono le dipendenti pubbliche a utilizzare maggiormente Quota 100.

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